GTA Trilogy – Definitive Edition – Recensione

Tornano tre giochi amatissimi… in una collection da rivedere

Esattamente vent’anni fa compravo GTA III e, prima di tornare a casa per provarlo ero già rimasto stupito dalla grandissima cura con cui era stato realizzato il suo libretto d’istruzioni. Oggi molti ignorano addirittura la loro esistenza, ma un tempo, era normale trovare nella scatola questo libricino che spiegava un po’ di cose sul gioco, vista la scarsa diffusione di internet. Beh, quello di GTA III era una meraviglia: in pratica forniva le informazioni necessarie fingendosi una guida turistica di Liberty City, la città in cui si svolgeva il gioco. La cura di quel libretto era così evidente rispetto a quello di altri giochi che ben prima di inserire il DVD dentro alla propria PlayStation 2, si avvertiva la grandiosità dell’opera. Con queste premesse e in epoca di remaster e remake, molti fan si sono esaltati all’annuncio di GTA Trilogy Definitive Edition, un pacchetto che oltre al terzo epocale episodio, comprendeva anche l’amatissimo GTA: Vice City (personalmente il capitolo che ho amato di più) e l’enorme GTA: San Andreas. Purtroppo quella cura maniacale degli esordi è però sparita, in molti si stanno lamentando e la stessa Rockstar ha ammesso una certa superficialità nell’operazione, chiedendo scusa e promettendo aggiornamenti e patch. Vediamo cos’è successo e cosa ci si può aspettare da questa collection.

Tutto inizia a Liberty City, una New York alternativa made in Rockstar che accoglie a modo suo Claude, il personaggio muto che andremo ad interpretare. Presentato come criminale fin dall’introduzione in cui rapina una banca, finirà per farsi sparare a tradimento e ci porterà con sé luogo una scalata al crimine che farà storia. Se infatti il protagonista non ha spessore narrativo, tutto il resto ne ha da vendere, con personaggi eccentrici, situazioni folli e un sacco di missioni che ci hanno fatto scoprire per la prima volta cosa fosse un free roaming. Andare in giro era divertente anche senza avere missioni attive, anche perché in molti casi si limitavano a farci andare da un punto all’altro della mappa, aggiungendo qua e là qualche sparatoria e qualche inseguimento. Oggi è difficile vedere qualcosa di innovativo, ma all’epoca era qualcosa di impensabile, così come sentirsi maledire nella nostra lingua mentre si guidava male in un quartiere italiano. Piccole cose viste oggi, ma fondamentali per piazzare le basi di una saga che sarebbe diventata un successo incredibile.

Dopo New York è stato il tempo di Miami con GTA: Vice City. Qui Rockstar aggiustò il tiro su diversi aspetti piuttosto lacunosi nell’originale, uno su tutti il protagonista. Tommy Vercetti si presentava al giocatore in camicia hawaiana, parlava con la voce di Ray Liotta, poteva guidare anche le moto, e si muoveva in un contesto ambientato nei ruggenti anni ’80. Se GTA III aveva una radio dedicata alla colonna sonora di Scarface, il capolavoro con Al Pacino, Vice City richiamava spesso e volentieri quelle atmosfere e anche alcune scene del film, condendo il tutto con personaggi memorabili che rendevano la campagna molto più di una serie di missioni. Per il sottoscritto Vice City è stato il GTA perfetto: non era troppo grande e dispersivo, proponeva una storia forte ma anche molto ironica e aveva una colonna sonora da paura. Inoltre anche le missioni mostravano una varietà maggiore, con situazioni che potevano passare dal normale gangster movie all’assurdità più totale in pochi secondi, grazie alla grande libertà concessa al giocatore. Una caratteristica già esistente in GTA III e poi evolutasi GTA futuri, ma che in Vice City era diventata finalmente evidente a tutti.

Dopo i primi anni 2000 a Liberty City e gli anni ’80 a Vice City, arrivano i ’90 di GTA: San Andreas, lo stato fittizio che si ispirava al triangolo compreso tra Los Angeles, Las Vegas e San Francisco. Per la prima volta non c’era più una sola citta da esplorare, ma ben tre aree urbane ben distinte, più tutto quello che le collegava. E così da una parte ti trovavi a guidare un trattore fuori città e dall’altra potevi cercare (e trovare!) l’Area 51 e quello che nascondeva. La trama stavolta ci racconta le gesta di Carl Johnson, amichevolmente chiamato C.J. dalla sua famiglia e dai suoi amici. Peccato che dopo l’uccisione della madre in una guerra tra bande, il nostro finirà anche in una trappola sapientemente architettata. Riconquistare la fiducia del suo quartiere, della sua banda e mettersi sulle tracce di chi lo ha incastrato saranno parti fondamentali della trama, ma l’enorme quantità di attività che potremo svolgere (dall’allenarci in palestra fino a prendere lezioni di guida e di pilotaggio), rischiano di allungare un po’ la storia, finendo per far dimenticare il motivo per cui CJ ha cominciato la sua avventura. Per un giocatore che sa dosare i propri tempi, resta però il titolo più sbalorditivo dell’era PlayStation 2, oltre che il capitolo che ha contribuito maggiormente alla creazione odierna di giochi in cui basta andare in giro a caso per trovare attività con cui divertirsi.

Queste brevi descrizioni, per quanto fatte con il cuore in mano, non possono ovviamente rendere davvero onore a giochi che i videogiocatori considerano incredibili, mentre il resto del mondo estrano al pianeta videogame all’epoca li considerava “brutti e pericolosi”. Con GTA Trilogy Definitive Edition questa demonizzazione non dovrebbe succedere visto che adesso è oltremodo evidente il tratto caricaturale, tutt’altro che realistico rispetto ad altre uscite. Per rendere più attuale il pacchetto, il motore grafico RenderWare è stato pensionato in favore del ben più performante Unreal Engine 4; questo trasloco però non è andato nel migliore dei modi e se tanta gente si lamenta della qualità del gioco, uno dei motivi è sicuramente questo. Dietro ai miglioramenti relativi alle superfici, alle zone verdi delle città e all’illuminazione, si nasconde un lavoro di pulizia grafica molto incerto. La scelta di lasciare questi tre gioielli del passato a Grove Street Games, sviluppatore che si era occupato dei porting mobile dei titoli, non ha portato i frutti sperati, così come un controllo poco attento da parte di Rockstar prima del lancio. Il prezzo di vendita fissato a 60 euro ha poi fatto il resto, creando la tempesta perfetta. Alcuni contenuti censurati (pochissima roba, ma comunque sufficiente ad alimentare le lamentele), così come alcune canzoni scomparse dalle radio per questioni di licenza, hanno aumentato le dimensioni di un vespaio che nessun giocatore sperava di vedere.

A questi problemi di pulizia si aggiunge poi qualche problema tecnico di un certo peso, come la scarsa ottimizzazione del gioco per i sistemi old-gen o comunque l’impossibilità di far girare tre giochi di circa 20 anni fa, in 4K con 60 frame per secondo su console next-gen. In questo caso, per la prima volta, ho preferito mantenere la grafica in modalità “qualità”, con 30 fps costanti, mantenendo attivi un po’ di dettagli extra, piuttosto che sperare nei 60 della modalità prestazioni, che però non arrivano quasi mai. Con questo biglietto da visita, i possessori di Switch sono avvisati: onestamente non ho avuto modo di testare la versione Nintendo, però sembra che i problemi di frame rate e pulizia, siano presenti e particolarmente accentuati anche sul piccolo hardware della console giapponese. A ben guardare non mancano però alcuni lati positivi in quest’opera di adattamento: ora per esempio i tre giochi hanno uno schema dei comandi che ricalca quello di GTA V, con la ruota delle armi per selezionare al volo ogni strumento, così come per le radio. Anche il sistema della mira è stato aggiornato, accostando alla scomoda mira manuale che litiga un po’ troppo con le hitbox, anche quella automatica e quella assistita che funzionano molto meglio. Se ora poi falliremo una missione non dovremo più passare per la perdita delle armi, la perdita di soldi, il risveglio all’ospedale e il ritorno al luogo di partenza della missione, ma potremo riavviare subito la sfida senza difficoltà. Caratteristica questa che rende il gioco molto più affrontabile che in passato, oltre che più veloce senza i tempi morti che derivavano da quella situazione. Tornando ai lati negativi bisogna scendere a patti con nemici guidati da un’intelligenza artificiale primitiva a dir poco, abili nell’incastrarsi in ostacoli di ogni genere e capaci di fermarsi allo scoperto in mezzo alla strada. Questo perché ci si è limitati a prendere il pacchetto di vent’anni fa, applicare qualche abbellimento superficiale e poco rifinito, lasciando però il codice immutato.

Difficile dare un giudizio limpido ad una collection come questa. Da una parte ci sono tre titoli incredibili, che hanno fatto la storia dei videogiochi e che ancora oggi possono offrire divertimento e atmosfera ai nostalgici, così come ai nuovi arrivati consapevoli di giocare comunque a titoli di molti anni fa. Dall’altra c’è uno sforzo produttivo troppo limitato, in cui gli unici interventi hanno introdotto miglioramenti grafici che però, non vanno sempre a segno e che anzi, secondo alcuni peggiorano i giochi originali. L’unica cosa che posso dirvi sinceramente è che ricominciare queste tre avventure dopo così tanti anni mi ha fatto sorridere più e più volte, facendomi anche riflettere sul quanto si sia evoluto il concetto di free roaming, finendo a volte per esasperarlo negli ultimi anni. Giocati oggi hanno sicuramente un altro gusto, ma la loro potenza, problemi grafici o meno, è rimasta intatta, dimostrando una volta di più che quando ci giocavamo all’epoca non era perché eravamo tutti dei criminali latenti, ma perché questi tre giochi erano davvero dannati capolavori.

Pro
  • – Tre giochi titanici in un solo pacchetto
  • – Il fascino è rimasto immutato
  • – Gameplay veloce e immediato
  • – Il riavvio delle missioni è una meraviglia
  • – Parte audio monumentale, dalla musica al doppiaggio inglese
Contro
  • – I miglioramenti grafici creano più problemi di quanti ne risolvano
  • – Pessima ottimizzazione degli hardware attuali
  • – Il prezzo, a queste condizioni, è eccessivo.

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