Onimusha: Warlords – Recensione

In diciotto anni una persona nasce, cresce e diventa adulta. Dopo questo grande intervallo di tempo Onimusha: Warlords ritorna sulle nostre console con la sua remastered, una versione che prova a ridare lustro ad un gioco molto amato che nel 2001 portò noi e le nostre Playstation 2 nel Giappone feudale a caccia di demoni. Le operazioni nostalgia di Capcom sono famose, ma scopriamo insieme se la magia gli è riuscita anche con un titolo con così tanti anni sulle spalle.

La storia di Onimusha: Warlords affonda nella Storia del Giappone che vede protagonista Nobunaga Oda, per prendere un piega sovrannaturale quando si tratta di iniziare il gioco vero e proprio. Con la principessa Yuki rapita dopo aver scritto una lettera al samurai protagonista Samanosuke, si accende una vicenda semplice ma d’impatto, grazie anche ad una durata limitata che non ammette noia. In quattro o al massimo cinque ore, il gioco si può finire una prima volta al livello di difficoltà standard, scoprendo tra l’altro la stragrande maggioranza di cose da fare che, per dovere di cronaca, non sono poi così tante oltre alla semplice progressione. Il punto però è che in quella manciata di ore si respira l’aria di un grande classico del passato, intriso di una semplicità d’altri tempi, quasi arcade, che però ha tutto quello che serve per portarci attraverso un viaggio che magari non si ricorda nei particolari ma che nel complesso viene comunque ricordato ancora oggi.

Il merito di questa magia va principalmente a due elementi apparentemente in antitesi: le schermate fisse e il sistema di combattimento dinamico e veloce. Nato come uno spin-off dei primi Resident Evil a schermata fissa pre renderizzata, Onimusha: Warlords ambienta la sua avventura all’interno di ambienti che usano questa tecnica tanto cinematografica quanto statica. Il combattimento che invece si svolge impugnando una katana, uno spadone o una naginata (la tipica lancia giapponese) si basa su movimenti rapidi, parate e schivate che in teoria verrebbero difficilmente inquadrate da questa scelta registica.

Invece, pagando lo scotto solo in alcuni casi che si capisce poi essere stati appositamente pensati, ci si ritrova a muoversi e ad agire senza difficoltà anche in questo modo, e nonostante il sistema di controllo anch’esso preso di peso dai primi Resident Evil. Questa configurazione da “carro armato”, contestuale al personaggio e giocabile da chi userà la croce direzionale, è stata affiancata da un sistema dicontrollo più moderno e contestuale all’ambiente, associato agli stick analogici. In questo caso inserire un input verso destra non farà più ruotare Samanosuke su se stesso in quella direzione, ma lo farà direttamente muovere.

Un’altra mossa per modernizzare il gioco è stata quella di ampliare l’area di gioco passando dall’aspetto 4:3 degli schermi dell’epoca, ai 16:9 di oggi. A questo ovviamente si aggiungono una serie di miglioramenti grafici che però non nascondono poi così bene l’eta del gioco. L’innalzamento della risoluzione, paradossalmente, ha poi reso un po’ meno nitidi una manciata di passaggi che ora appaiono più scuri, rendendo più complesso individuare per esempio i collezionabili di quell’area. Anche il doppiaggio inglese ripreso in toto porta con sé i problemi di sincronizzazione tra movimenti labiali e frasi pronunciate, dimostrando che un minimo di attenzione extra sarebbe stata gradita. La più grossa mancanza però va identificata con quelli che sono i contenuti veri e propri, basati unicamente sulla versione originale per PS2 e non su quella arricchita dell’edizione chiamata Genma Onimusha uscita successivamente per la prima Xbox. Il gioco sarebbe rimasto lo stesso, ma così facendo mancano alcuni contenuti extra di rilievo tra cui una difficoltà maggiorata e una campagna più lunga. Davvero un peccato.

Onimusha: Warlord Remastered è un’operazione nostalgia che funziona grazie alla bontà del gioco originale ma che lascia un po’ perplessi per quanto riguarda la remastered vera e propria. Il sistema di controllo aggiuntivo e la maggiore pulizia grafica fanno il loro lavoro senza però fare miracoli, ma in molti potrebbero non digerire la brevità dell’avventura, caratteristica che sarebbe stata parzialmente risolvibile integrando gli extra presenti in Genma Onimusha. Rimane un titolo consigliato a chi vuole provare un classico dell’epoca PS2 e ama l’incrocio tra Giappone Feudale e creature demoniache, ma dopo aver atteso diciotto anni, aspettare un abbassamento di prezzo rispetto ai 19,99 euro attuali potrebbe essere una scelta saggia.

Pro
  • – Un classico rimodernato
  • – Azione fluida
  • – Mai un momento di noia
Contro
  • – Breve
  • – Mancano i contenuti di Genma Onimusha
  • – Una remastered tecnicamente un po’ pigra

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