Pneuma: Breath of Life – Recensione

È tutta una questione di prospettiva

Il puzzle game in prima persona ha raggiunto il suo apice con il mitico Portal ma se si esclude l’ottimo sequel, è difficile ricordare un altro titolo degno di nota. Pneuma: Breath of Life prova a dire la sua contro questo mostro sacro e, sfruttando il motore grafico Unreal Ungine 4, ci offre un viaggio onirico basato integralmente sulla fisica e sui giochi di prospettiva.

La storia, narrata in maniera piuttosto semplice, fa da pretesto per i numerosissimi puzzle presenti. Impersonerete Pneuma, una creatura di natura ultraterrena particolarmente loquace che ritornando in vita si chiede chi sia e qual’è il suo scopo, convincendosi durante l’avventura di essere un Dio. Durante il suo monologo che ci accompagna attraverso i capitoli si porrà domande cosmiche e filosofiche che probabilmente molti di noi ci siamo fatti almeno una volta, sentendosi effettivamente al centro dell’universo. Al di là di questa interessante deriva che offre alcuni lati interessanti dell’essere effettivamente vivi, si nasconde un puzzle game piuttosto atipico che divide ogni livello in stanze più o meno complesse al cui interno si celano enigmi da risolvere. Il gameplay è da subito accessibile con le azioni limitate al muoversi, al saltare e “guardare” il mondo che ci circonda. Queste semplici abilità, che vi saranno spiegate in un brevissimo prologo-tutorial, vi permetteranno di aprire le porte di ogni area e quindi di proseguire con le prove successive. Occorre però soffermarsi un attimo sulla descrizione degli enigmi, poiché la nostra interazione con essi è quantomeno insolita.

Anche se saltuariamente avremo a che fare con qualche leva e qualche pulsante, dovremo spessissimo giocare con visuale per poter attivare specifici interruttori a forma di occhio. Solitamente questi vengono attivati quando li si inquadra, mentre quando si distoglie lo sguardo li si disattiva. Alcuni necessitano di essere continuamente fissati per aprire una porta, obbligandovi a varcarla camminando all’indietro, così come altri richiederanno un po’ più di ingegno facendoci soffermare su di essi per qualche minuto extra. Nella nostra prova non ci siamo mai davvero bloccati e a parte alcuni enigmi un po’ più cervellotici sul finale, l’esperienza si può classificare buona. Il problema semmai sta tutto nella durata complessiva dell’avventura.

Con un gameplay che si appoggia completamente su queste dinamiche, ci si accorge abbastanza in fretta che la varietà non può essere particolarmente alta. Se nel già citato Portal esisteva una meccanica che poteva essere sfruttata in mille modi differenti anche grazie al concetto molto semplice dei due portali collegati, in Pneuma si fa un po’ più fatica a capire le meccaniche che regolano il gioco e, soprattutto, ci si accorge che le dinamiche sono molto meno malleabili rispetto al titolo Valve. La mancanza di una cooperativa o comunque di modalità extra rendono il gioco piuttosto breve, tanto che con un po’ di impegno si può tranquillamente finire dopo circa due ore dal primo avvio.

Nonostante la scarsa durata e una rigiocabilità pressocchè nulla, durante la primissima partita è difficile non rimanere colpiti dal mondo ricreato per noi dagli sviluppatori tramite l’Unreal Engine 4. Gli ambienti, seppur non particolarmente ampi, si permettono il lusso di mostrarci stanze ricoperte da marmi riflettenti, quadri riconoscibili grazie a texture in alta definizione e una serie di costruzioni abbastanza complesse sul finale. La meraviglia si affaccerà sul vostro viso già dal prologo osservando gli oggetti come mobili, colonne storiche, vasi e soffitti, amplificandosi ancora di più guardando le meraviglie che gli esterni possono offrire grazie a prati e piante pressochè perfetti. Se gli occhi avranno la loro parte, anche le orecchie non se la passeranno male grazie ad un doppiaggio inglese ben recitato e spesso buffo, opportunamente sottotitolato in italiano. Le musiche invece ricoprono un ruolo marginale, ma ci accompagnano volentieri in questa ambientazione tanto misteriosa quanto affascinante.

Pneuma: Breath of Life propone un’idea molto interessante ma dalla difficile attuazione. Inserire la visuale del giocatore come chiave per risolvere la quasi totalità degli enigmi è qualcosa di molto originale, ma non riesce a tenere alta la qualità del gameplay troppo a lungo. Si arriva in fondo al gioco soddisfatti, ma purtroppo lo si fa dopo appena due ore di gioco, in pratica quando avrete iniziato a destreggiarvi adeguatamente con le meccaniche proposte e vorreste continuare ad esplorare e risolvere enigmi. Se l’idea della prospettiva fosse stata solo una delle chiavi per risolvere le stanze, ora staremmo parlando di un gioco imperdibile, ma così com’è ci si ritrova davanti ad un titolo molto interessante, ma terribilmente breve. L’idea di inserirlo nei Games with Gold di Xbox One di questo mese è però vincente, poiché tutti gli utenti abbonati al servizio (e quindi la maggioranza di chi gioca sulla console Microsoft) può godersi gratuitamente un titolo originale e stimolante, chiudendo un occhio sulla longevità. Se però leggete questo articolo a promozione finita, dovrete tenere bene a mente che Pneuma: Breath of Life abbraccia senza mezze misure il detto “un bel gioco dura poco”.

Pro
  • – Comparto grafico notevole
  • – Geniale l’idea di basare la risoluzione degli enigmi sulla visuale
  • – Enigmi vari e mai banali…
  • – Al momento della stesura il titolo è offerto gratuitamente agli utenti Xbox Live Gold
Contro
  • – …..ma il gameplay avrebbe meritato qualche ulteriore variabile
  • – Manca di modalità extra
  • – L’avventura è completabile in due ore
  • – Rigiocabilità pari a zero

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