Red Dead Redemption 2 – Recensione

Il Far West che abbiamo sempre sognato di vivere e giocare

Sulle nostre pagine digitali Red Dead Redemption 2 prende 10, il nostro perfect score. Stavolta abbiamo voluto dirvi subito la nostra votazione perché, quando si tratta di giochi così ben riusciti, un qualsiasi valore numerico perde significato e può essere un ingombro. Volevamo quindi chiarirvi subito le idee su quanto il gioco ci sia piaciuto, focalizzando il nostro articolo sul perché la nuova creazione di Rockstar Games abbia raggiunto un così alto risultato.

Per rimanere sul terreno del celebre sviluppatore americano, posso dirvi che anche GTA V si portò a casa questa valutazione, ma con Red Dead Redemption 2 abbiamo avvertito un ulteriore perfezionamento che lo ha reso uno dei giochi migliori dell’intero panorama videoludico.

Il genere western al cinema è quasi scomparso, come se i grandi spazi incontaminati e i protagonisti che ci hanno cavalcato attraverso non avessero più nulla da raccontare. Andando contro le mode e apparentemente contro il gusto comune, Rockstar Games otto anni fa confezionò il primo capitolo della serie (che in realtà arrivava dopo Red Dead Revolver ma da cui era completamente slegato in fatto di trama) e dimostrò la sua innata abilità nel raccontare storie e nel caratterizzare personaggi. Dopo il successo di GTA V e forte delle entrate generate da GTA Online, lo studio americano ha potuto investire alla grande sulla creazione del suo free roaming più complesso e spettacolare, dando così vita a Red Dead Redemption 2, sequel nel titolo ma prequel di fatto, visto che ci porta nel 1899, dodici anni prima degli eventi che abbiamo vissuto nei panni di John Marston e della caccia ai membri della sua ex banda di fuorilegge. Stavolta ci muoveremo nei panni di Arthur Morgan, pistolero e braccio destro di Dutch Van der Linde, il carismatico leader di una banda in fuga dalla Legge e dal progresso che avanza inesorabile. Prima di installare i circa 80 gigabyte del gioco sulla nostra console temevamo che Arthur non potesse competere con John e, beh, ci sbagliavamo. Arthur è un uomo diverso e lo scopriremo anche grazie agli incontri tra il nostro e il giovane John. Incontri che, neanche a dirlo, danno vita a missioni e ad attività curate in modo incredibile.

Sarebbe facile parlare della storia di Red Dead Redemption 2 ma, state tranquilli, qui non lo faremo. Sia perché non vogliamo fornire alcun spoiler, sia perché la trama in sé riesce ad essere tanto semplice quanto articolata. Una situazione finita male ma di cui non sapremo inizialmente nulla poiché narrata senza far partecipare noi giocatori accende la miccia di quello che accadrà in questo sequel/prequel, ma è l’insieme degli eventi che andrete a vivere missione dopo missione, attività dopo attività, a raccontare la vostra storia, garantendo un ritmo costante che non si lascia scappare momenti più rilassanti, senza però sfociare mai in veri e propri tempi morti. La scrittura delle decine di migliaia di battute presenti è perfetta per il contesto, così come la recitazione dei doppiatori americani che prestano la loro voce a questo mondo, ma spesso è la qualità degli eventi casuali a fare la differenza. Prima di approfondire facciamo un piccolo passo indietro: Red Dead Redemption 2 è un classico free roaming made in Rockstar e ciò significa che il suo sviluppo e la sua progressione attraverso la storia si articolano attraverso puntini sulla mappa da raggiungere per attivare una missione. Al termine di questa ci saranno altri puntini da raggiungere, creando una narrazione che ci conduce attraverso una strada decisa in partenza dagli sviluppatori ma da cui possiamo allontanarci senza soluzione di continuità per intraprendere decine di situazioni secondarie. La storia di Arthur è quindi già decisa in partenza, ma le avventure che io giocatore potrò vivere con Arthur possono essere molto diverse rispetto a quelle che potreste vivere voi, poiché determinate dal mio modo di giocare e dagli eventi che incontrerò. Le missioni principali sono uguali per tutti, ma nel tempo in cui non ne starete affrontando una, potreste incontrare donne rapite, cacciatori feriti, contadini attaccati dai lupi e tantissime (ma davvero tantissime!) situazioni che potrete ignorare o rendere parte della vostra storia, uccidendo per esempio dei rapinatori, ma poi rapinando a vostra volta i malcapitati che pensavano di averla scampata.

La libertà offerta al giocatore è enorme e molto del merito va al nuovo sistema di interazione con ambiente e personaggi legato al grilletto sinistro: premendolo infatti aggancerete l’elemento interattivo verso cui starete guardando, avendo spessissimo due o più possibilità. Agganciando un animale mentre cacciate potrete studiarlo per vedere il suo stato fisico e, di conseguenza, la qualità dei materiali che potreste ottenere scuoiandolo. Agganciando il vostro cavallo potrete scegliere tra una vasta gamma di opzioni tra cui dargli da mangiare, strigliarlo, condurlo a piedi, accarezzarlo o utilizzare la sua bisaccia per scegliere le armi che vorrete portare con voi in quel momento. Rivolgendovi invece ad una persona, solitamente potrete salutarla, provocarla o rapinarla. A ciò si uniscono attività secondarie specifiche come rapine alle diligenze o ai treni, che possono però anche essere compiute senza attivarle da alcun NPC ma semplicemente scegliendo di far fuori le guardie, di rompere il lucchetto che contiene la refurtiva e infine di vendere la carrozza ad un ricettatore. Tutte queste attività criminali influiranno sull’onore di Arthur e sulla taglia che penderà sulla sua testa nei vari stati che caratterizzano l’enorme mappa del gioco. Essere ricercato attiverà ulteriori eventi secondari come agguati e imboscate, oltre a rendere più movimentati i vostri viaggi che a quel punto dovrebbero evitare le strade battute per diminuire il rischio di incontrare chi vorrebbe riscuotere la vostra taglia. Cambiare abiti e radervi può essere un buon inizio per sparire per un po’, ma potreste anche scegliere di pagare di tasca vostra la taglia per annullarla e ritornare a viaggiare senza pensieri, almeno fino alla vostra prossima malefatta. Il sistema delle taglie sta già alimentando un certo malcontento tra i giocatori, soprattutto per via di come sono gestiti i testimoni, personaggi che spesso compaiono all’improvviso dopo una sparatoria – di cui potreste anche essere stati prima vittime e poi superstiti – e che si dirigono sparati dallo sceriffo del posto per denunciarvi. L’idea in sé è realistica (vedere qualcuno in mezzo a cinque persone morte spinge a chiamare le autorità) ma può creare situazioni e costose taglie che, nonostante l’attinenza alla realtà, non tutti hanno gradito.

Visto quello che potrete combinare sarebbe facile vedere Arthur come ad un criminale incallito, cosa che comunque è, ma la sua umanità non viene mai messa in dubbio quando si tratta della banda a cui appartiene e da cui si può tornare in ogni momento intraprendendo il sentiero verso il proprio accampamento. Questo è un luogo importantissimo per l’economia del gioco perché manda spesso avanti la trama e perché, più in generale, si può approfondire il rapporto tra i vari membri. Dopo qualche tempo diventerà naturale interagire con i vari personaggi, scoprendo che Dutch non è il solo ad essere interessante. Scoprirete retroscena divertenti su alcuni elementi già visti nell’originale Read Dead Redemption, ma vi affezionerete alle strambe dinamiche di questo gruppo tanto male assortito quanto umano. Inoltre le vostre azioni avranno un certo effetto sul loro modo di comportarsi, con acquisti e miglioramenti per l’accampamento che potranno essere attuati grazie alle donazioni che potreste voler effettuare per rendere più agevole la vita della banda, sbloccando al contempo vantaggi non indifferenti per voi.

A questo punto potrei parlarvi del sistema di caccia, di quello inerente la pesca, di come si può migliorare il legame con il cavallo, di come si cucina preparando un bivacco all’aperto… tutte cose che il gioco introduce con calma e al momento giusto, sorprendendo di continuo il giocatore non solo con una storia bellissima e con eventi inattesi, ma anche con dinamiche videoludiche che lasceranno il segno per i titoli del futuro. Anche le armi meriterebbero un capitolo a parte, con parametri che diminuiscono con l’uso e che vanno ripristinati pulendo pistole o fucili con uno speciale consumabile, ma forse è meglio concentrarsi sul gameplay di queste fasi. Intanto avere una pistola nella fondina piuttosto che in pugno può fare la differenza quando di sceglie di entrare in una città o di approcciare un cittadino. Poi va detto che il gunplay di Red Dead Redemption 2 è sviluppato davvero bene: fin dalla prima sparatoria che affronterete vi accorgerete che le armi dell’epoca sono diverse da quelle attuali e dopo la pressione del grilletto destro, una seconda pressione non farà automaticamente partire un secondo colpo, bensì armerà nuovamente il cane dell’arma. Questo avviene quando si impugna una pistola, ma con i fucili la tempistica è la stessa, con la sola differenza che Arthur con la seconda pressione caricherà un nuovo colpo in canna. Una dinamica apparentemente secondaria che però modifica significativamente il ritmo delle sparatorie, obbligandoci ad adattarci ad una doppia pressione che però non può diventare tripla per evitare che la precisione del secondo colpo sia scarsa. Dimenticate quindi di risolvere questa differenza premendo ripetutamente il grilletto. Le sparatorie, specie quelle improvvise derivanti da un evento inaspettato durante l’esplorazione libera, non sono da prendere alla leggera visto che la salute di Arthur non gli permette mai di affrontare uno scontro a testa bassa. Salute, resistenza fisica e Dead Eye (la capacità di rallentare il tempo e di marcare i bersagli a cui sparare con precisione millimetrica) sono gli elementi che lo caratterizzano e che si compongono da un’icona rotonda circondata da una barra più o meno piccola. La barra è quella che si ricarica con il tempo, mentre il nucleo rotondo è quello che determina la velocità del recupero della barra e che va sostenuto attraverso i tanti consumabili che potrete trovare in giro, poiché lentamente si scarica. Per far un esempio pratico, essere colpiti svuota prima la barra attorno al nucleo della salute e poi, una volta esaurita quella, inizia ad intaccare il nucleo stesso che, una volta svuotato, determina la morte di Arthur. Questo sistema non vuole trasformare il gioco in un “survival” ma si è comunque obbligati a tenere sotto controllo lo stato del proprio personaggio e del cavallo che avrete con voi per evitare di ritrovarvi in situazioni poco promettenti.

Non troverete livelli di difficoltà selezionabili a piacere, ma potrete sfidare voi stessi in diversi modi. Potreste per esempio disattivare la mira semi automatica con cui si inizia il gioco e che aggancia in automatico il busto del nemico che avete davanti per rendere più complesse le sparatorie, oppure potreste rigiocare le missioni principali già affrontate cercando di sottostare a speciali condizioni che vi assegneranno una medaglia d’oro al termine di ciascuna di esse. Oppure potreste scegliere di intraprendere tutta l’avventura di Arthur usando solo la visuale in prima persona, trasformando Red Dead Redemption 2 in un first persona shooter. Queste possibilità sono ottimamente integrate in un mondo di gioco ricchissimo di cose da fare e di dettagli, elementi che ci portano a parlare del comparto tecnico del titolo. Il nuovo capolavoro Rockstar Games è impressionante nella messa in scena, con montagne, laghi, sentieri, cittadine, saloon, stazioni, treni, piante, alberi, fauna selvatica, cavalli e personaggi che lasciano a bocca aperta. Cavalcare di notte può portarci a guardare un cielo stellato sbalorditivo, mentre viaggiare all’alba e veder sorgere il sole da dietro una montagna porta a capire perché Dutch si è opposto così tanto al progresso e ha scelto di vivere lontano dalle città. La vegetazione si muove al nostro passaggio mostrando una leggera compenetrazione poligonale, ma muoversi a cavallo attraverso la neve o guadando un fiume fanno dimenticare alla svelta queste lievissime imprecisioni. Senza poi parlare della gestione della fisica che, quando si spara, gestisce i corpi in modo talmente credibile da fare spesso effetto, specie quando si colpiscono avversari a cavallo. Le migliaia di animazioni numerate nei comunicati stampa prima del lancio sembrano esserci davvero tutte, prevedendo una serie di variabili a dir poco fenomenali, mentre il doppiaggio, come già detto, è assolutamente perfetto, con i nostri più grossi complimenti alla voce di Arthur e a quella di John che ritorna anche in questo secondo episodio. Sulle musiche non c’è molto da dire, se non che sono poco meno di duecento e che sono state composte per sottolineare ogni parte della nostra avventura, sia che si stia per affrontare un letale duello, sia che si stia placidamente proseguendo verso un punto della mappa che ci incuriosisce.

Red Dead Redemption 2 è il nuovo scalino evolutivo del gaming: ha una storia forte e appassionante, eventi unici di ogni tipo, personaggi carismatici e un mondo mai così vivo, realistico e desideroso di farsi scoprire. Come qualsiasi cosa al mondo porta con sé alcuni difetti come la saltuaria compenetrazione con piccoli elementi dello scenario, alcuni restart insoliti durante le missioni e una forse troppo realistica gestione di testimoni e taglie, ma supera ognuna di queste sciocchezze con una qualità generale imbarazzante. Non diciamolo a Rockstar, ma paragonato a diversi giochi odierni, la loro ultima creazione dovrebbe costare il triplo… Invece non solo abbiamo un’avventura indimenticabile da decine e decine di ore (se non centinaia per chi vorrà scoprire ogni cosa), ma a breve arriverà anche Red Dead Online, modalità multigiocatore completamente gratuita che non potrà che far aumentare il valore di questa uscita. Ci tengo però a precisare che Red Dead Redemption 2 è già oggi e senza questa ulteriore aggiunta online, un titolo da acquistare ad occhi chiusi, specie per quei giocatori che, come me, adorano i titoli single player. Ricordo comunque che il titolo è classificato PEGI 18+ e che quindi non è adatto ad un pubblico minorenne per via di situazioni piuttosto violente ma soprattutto per via di un contesto che necessita di una certa maturità per essere compreso e apprezzato appieno.

Pro
  • – Un mondo incredibile
  • – Storia appassionante
  • – Personaggi carismatici
  • – A tratti simulativo riguardo la vita di frontiera
  • – Sorprese in ogni dove
  • – Attività guidate ma anche libere
  • – Personalizzabile anche nella visuale e nel sistema di mira
Contro
  • – Qualche lieve compenetrazione
  • – Testimoni e taglie da sistemare
  • – Prima o poi lo finirete

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