Returnal – Recensione

Il roguelite tripla A per PS5

Dicono che prima o poi tutto ritorna. Non crediamo che sia una verità assoluta, ma limitandoci all’ambito dei videogiochi probabilmente è vero. Abbiamo giocato con manciate di pixel, siamo passati a 3D sempre più complesso e realistico e ora grazie ai titoli indie, eccoci di nuovo a divertirci con titoli che sembrano usciti dagli anni’80. E in alcuni di essi, quando si muore, si ricomincia da capo ancora e ancora portandosi dietro solo l’esperienza maturata. Vi diciamo questo perché Housemarque, sviluppatore finlandese conosciuto per titoli profondamente arcade e old school come Resogun e Nex Machina, se n’è uscito con Returnal,un’esclusiva PlayStation 5 tecnologicamente molto avanzata, eppure profondamente legata a meccaniche di molti anni fa.

L’inizio di Returnal lascia il giocatore completamente allo sbando. La protagonista Selene sta pilotando la sua navetta nello spazio quando un’avaria la fa precipitare sul pianeta Atropo. Sola e con la navicella distrutta, può solo mettersi in cerca di un modo per lasciare questo luogo pericoloso. Dopo pochi passi ai vostri comandi infatti troverà a terra una registrazione audio accanto ad un cadavere che scoprirà immediatamente essere sé stessa. Fatta questa scoperta piuttosto inquietante ci avventureremo con lei per una mappa che va scoperta un’area alla volta e poi inevitabilmente saremo uccisi da un qualche mostro. A quel punto, dopo aver rivissuto gli attimi finali dello schianto, saremo nuovamente al punto di partenza, con una mappa che si sarà riformata e dovremo ricominciare l’esplorazione. Qui si scopre l’anima rougelite di Returnal, probabilmente il gioco più massiccio, tecnologicamente parlando, di tutto il genere. Come già succedeva in Dead Cells, non sappiamo nulla del luogo in cui ci troviamo, nemmeno il motivo per cui Selene si trovasse in quella porzione di universo prima di precipitare. Mentre si gioca e si attraversano le aree della foresta che rappresenta il primo bioma, incapperemo prima o poi in codici da raccogliere per tradurre lastre lasciate da non si sa quale razza aliena; inoltre capiteranno anche altre situazioni davvero bizzarre che sapranno aggiungere ancora più mistero all’atmosfera che si respira. La storia quindi c’è ed è anche molto interessante.

La trama si scopre naturalmente giocando e rigiocando le mappe proposte, ottenendo sempre nuove informazioni che portano un po’ più avanti quello che sappiamo; se però Returnal funziona è per la sua giocabilità stellare. Come ci hanno già dimostrato in passato, Housemarque conosce perfettamente gli ingredienti per creare uno sparatutto, ma essendo alla loro prima esperienza con un titolo tripla A in terza persona, il rischio che si perdesse un po’ di immediatezza era presente. Per fortuna la pulizia dei controlli e la velocità dell’azione sono eccellenti in ogni situazione e muovere Selene per Atropo è una meraviglia. Il nostro personaggio è reattivo e veloce fin dall’inizio, sia nei movimenti, sia nelle azioni di combattimento. All’inizio di ogni esplorazione avremo sempre una pistola automatica e la possibilità di scattare in una qualsiasi direzione, manovra che ci rende anche momentaneamente invincibili per la durata dell’azione. Poi nelle prime esplorazioni sbloccherete alcuni oggetti che si riveleranno permanenti e che resteranno con voi ad ogni ulteriore ripartenza; parliamo del fuoco secondario su tutte le armi che troverete e di una spada energetica, utile per attacchi corpo a corpo e per disattivare alcuni scudi rossi. Alcune conquiste rimarranno quindi tali e nessuno potrà più portarvele via, compresa la possibilità di avanzare rapidamente da un’ambientazione all’altra. Questi biomi, una volta superati, appariranno vicino alle rispettive aree di partenza, così che possiate raggiungere velocemente quello in cui siete morti nella partita precedente; se però vorrete esplorare le loro mappe potrete comunque farlo, per cercare oggetti di potenziamento che possano avvantaggiarvi negli scontri futuri.

Il combattimento è una parte fondamentale di Returnal e non va mai sottovalutato. Anche se siete morti in un bioma avanzato, quando tornerete nel primo dovrete comunque fare attenzione, e non solo perché non avrete più equipaggiamenti avanzati. Giocare con leggerezza non è mai una buona scelta e ogni esplorazione va gestita sfruttando l’esperienza che avrete fatto come giocatori, ma adattandola ai mezzi e agli strumenti che avrete in quel momento. Essere avventati spesso conduce all’ennesima morte e ripartenza. Vi dico questo perché i nemici sono spietati e possono riempire la mappa in cui si trovano con una quantità di proiettili da far impallidire un bullet hell. Capire chi sconfiggere prima, tenere sott’occhio più nemici contemporaneamente, usare ripari che spesso poi crollano e muoversi in continuazione, rendono Returnal un gioco davvero difficile, adatto principalmente ai giocatori esperti. Questa nostra idea si rafforza attraverso tutte le variabili che dovrete valutare ad ogni partita. Gli oggetti temporanei e che quindi andranno persi quando si muore, sono parecchi, così come sono tanti gli elementi con cui interagirete nelle varie aree che scoverete. Le reliquie, i parassiti, le chiavi per aprire alcune porte e forzieri, uniti ad altre strumentazioni che dovrete conoscere e che potrete attivare spendendo gli oboliti vi daranno bonus, malus, armi e sfide extra. Ad alcuni elementi sicuri che per esempio ripristinano un po’ di salute, se ne aggiungono anche alcuni definiti maligni, colorati in viola e con la possibilità più o meno alta di danneggiarci o di creare un’avaria nella tuta. Queste avarie altri non sono che malus che si possono risolvere eseguendo l’azione che ci viene indicata, come per esempio aprendo un forziere o facendo fuori un numero elevato di nemici. Gestire le proprie condizioni e prendere dei rischi va sempre considerato e la pressione che si respira ad ogni partita è sempre altissima.

Prima di passare al lato tecnico vogliamo tranquillizzare tutti quelli che temono che la creazione procedurale degli ambienti possa aver appiattito il level design. È vero che il gioco crea ogni volta una mappa sempre nuova ma si limita a cambiare posizione ad aree che sono state studiate a tavolino da Housemarque e che hanno sempre un design ragionato. L’esplorazione è oggettivamente sempre diversa, così come gli oggetti che troverete, ma la proceduralità non scavalca mai il modo in cui gli sviluppatori hanno immaginato un dato ambiente. Tra l’altro, segnaliamo ai giocatori con qualche hanno sulle spalle che Returnal, pur con le sue differenze, ci ha portato più volte alla mente la mitica serie Nintendo di Metroid Prime, con il suo modo di aprire le porte tra le aree e la necessità di ottenere potenziamenti per la tuta, così da sbloccare specifiche zone.

Returnal si muove su PlayStation 5 in modo sopraffino, facendo ampio uso della sua potenza e della sua velocità. Gli spostamenti tra le aree, anche quando ci si sposta tra biomi differenti, è sempre immediata e rapida. I movimenti di Selene sono credibili e i combattimenti propongono un’esplosione letale di colori, di effetti particellari e di luci. Gli stessi mostri che incontreremo, con i loro tentacoli e le loro movenze, si dimostrano spaventosi e letali ben prima di iniziare ad attaccarvi. Le loro forme poi sono diverse e numerose, offrendo sempre una bella sfida anche solo per distinguerli e riconoscere di volta in volta il loro stile di attacco, sia a distanza che in corpo a corpo. La fluidità dell’azione è sorprendente e i combattimenti che fanno della velocità e della prontezza di riflessi la loro caratteristica principale. Anche la parte audio è incredibile, specie quella legata all’effettistica che, se potrete sfruttare la tecnologia 3D Tempest, vi farà sentire sul pianeta Atropo, tramite i suoi rumori ambientali, ancor prima che con i mostri che lo popolano. I momenti di silenzio si alternano a musiche più concitate o dense di mistero, mentre il doppiaggio in italiano e la traduzione dei testi non deludono mai. Un’ultima nota va fatta sul Dual Sense, controller che, per la prima volta dopo Astro’s Playroom, viene sfruttato alla perfezione sia quando vuole farci sentire le gocce di pioggia nella foresta iniziale, sia quando si scopre che una pressione parziale del grilletto sinistro attiva la mira e una pressione completa attiva il fuoco secondario.

Returnal è un’esclusiva di peso per PlayStation 5 e dimostra una volta per tutte quanto talento sia presente nel team di Housemarque. Attenzione però, perché la sua difficoltà lo rende adatto a qui giocatori che non demordono e continuano a lottare e a ricominciare da capo. Questa meccanica non piacerà a tutti, così come la questione dei salvataggi che, di fatto, non esistono e che vi obbligano a lasciare il gioco avviato se dovete prendervi una pausa, mettendo la console a riposo senza però spegnerla completamente. Il punto però è questo: siete giocatori a cui non pesa ricominciare dal “livello 1” ogni volta che si muore? Se la risposta è sì, Returnal vi terrà compagnia per diverse ore. Se invece siete tipi da checkpoint o salvate ogni 5 minuti, semplicemente i roguelite non fanno per voi e quindi nemmeno questo nuovo grande titolo.

Pro
  • – Storia appassionante
  • – Giocabilità favolosa
  • – Procedurale ma con criterio
  • – Tantissime variabili
  • – Difficile e impegnativo
Contro
  • – Sa essere davvero spietato
  • – Bisogna apprezzare il genere
  • – Un sistema di salvataggio temporaneo sarebbe utile

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