Stranger of Paradise – Final Fantasy Origin – Recensione

Non chiamatelo soulslike

Potreste già aver deciso che Stranger of Paradise Final Fantasy Origin è un gioco che non volete giocare, e di certo non c’è niente di male. Va però detto che il nuovo titolo Square – Enix è anche una di quelle uscite che sono nate sfortunate fin dall’annuncio e che riescono ad attirare scetticismo fin da subito e per motivi differenti. Di sicuro ha parecchi limiti, ma è anche un gioco che, pur con i suoi scivoloni, mi ha divertito, specie dopo avergli dato la possibilità di “presentarsi” e farmi capire meglio le sue dinamiche e il suo mondo.

Il nuovo spin-off di Final Fantasy creato da Koei Tecmo pasticcia con la storia ma offre anche un gameplay molto divertente

Una storia, ehm… strana

Questo nuovo spin-off di Final Fantasy, come recita il titolo, ci porta direttamente all’origine della saga, con quel Final Fantasy 1 che salvò l’originale Square dal fallimento. Si riprende il canovaccio narrativo originale, con quattro cavalieri della Luce che partono in missione per ripristinare quattro cristalli elementali e sconfiggere Caos, ma lo si modifica fin dall’inizio proponendo solo tre protagonisti. I nostri si chiamano Ash, Jed e Jack, con quest’ultimo che sarà anche l’unico da noi impersonabile e che, per qualche motivo inizialmente oscuro, si è inzuccato di voler sconfiggere Caos e ribadisce il suo intento ogni volta che ne ha l’occasione. Pur piazzando alcuni colpi di scena interessanti durante l’arco dell’avventura, la scrittura per gran parte della produzione è di grana molto grossa, con momenti piuttosto assurdi in cui bisogna sforzarsi per mantenere la sospensione dell’incredulità.

Jack chiarisce subito la sua missione, giusto per evitare equivoci

Ne è un esempio l’inizio in cui il re di Cornelia affida il destino del suo regno a tre giovanotti che si presentano dinnanzi al sovrano in canottiera e t-shirt. Ci sono molte altre situazioni in cui il comportamento degli eroi esce dai binari, ma talvolta lo fa in modo così spiazzante e secco che sembra quasi una scelta autoriale quella di ribaltare certi ruoli e di creare momenti in cui ci scappa almeno il sorriso. Il gioco poi riprende molte situazioni originariamente create nel primo Final Fantasy e se siete tra chi lo giocò al tempo, troverete molti richiami che vi farà piacere scoprire. La storia comunque ci mette un po’ ad ingranare davvero e l’approfondimento dei personaggi è piuttosto limitato. Complice di ciò il fatto che i nostri si conoscano in tre settimane di cui noi non sappiamo nulla e che vengono riassunte in due semplici righe di testo su sfondo nero che fanno da intermezzo a due filmati. L’unico mio consiglio è di dargli un po’ di tempo. Alcune assurdità non tarderanno a saltar fuori, ma arrivati ai titoli di coda gli avrete perdonato un bel po’ di queste stramberie che potreste anche aver parzialmente rivalutato.

Action RPG sì, soulslike no

Mosse critiche, debolezze elementali, magie… tutto concorre a creare un combat system vario

Non è solo la storia che necessita di un po’ di tempo per convincere. Il gameplay è infatti un altro elemento fondamentale che sulle prime potrebbe lasciarvi interdetti, specie se iniziate a giocare considerando Stranger of Paradise come un soulslike, accostamento abbastanza forzato e che porta ad avere alcuni preconcetti. Ci sono punti di sosta che ripristinano energie e fanno tornare i nemici sconfitti, ma l’idea che quando si muore si deve tornare a recuperare l’esperienza perduta nel tentativo successivo, è specifica del livello di difficoltà più alto. E già il fatto che ci sia la possibilità di selezionare un livello di difficoltà, di cui uno offre combattimenti assistiti, dovrebbe darvi un altro indizio che rema contro questa classificazione. Tornano vari elementi da Nioh, vero soulslike creato dagli stessi sviluppatori di questa produzione, ma se dovessi proprio inquadrare Stranger of Paradise in un genere, punterei sicuramente verso un classico action RPG. Capite le dinamiche di debolezze e resistenze ad elementi e armi diverse, si procede piuttosto spediti, e anche la struttura chiusa delle missioni – che poi sono classici livelli in larghissima parte lineari – mi porta a pensare ad un gioco più diretto e semplice.

Le finisher di Jack sono sempre esagerate e spettacolari, oltre che utilissime

Più simile ad un Ninja Gaiden semplificato rispetto ad un soulslike vero e proprio, l’opera di Koei Tecmo decide di eliminare ogni traccia della barra della resistenza per permettere attacchi in successione con l’arma utilizzata, potendo poi chiudere la combo con abilità speciali che attingono dalla barra dei punti magia, elemento classico dei Final Fantasy. Questa barra si ricarica colpendo attraverso attacchi fisici standard, ma anche eliminando i nemici dopo averli fatti crollare. Colpendoli farete diminuire una barra di stordimento che, una volta svuotata vi permetterà di eseguire una finisher violentissima e spettacolare che ripristinerà un po’ di punti magia e aumenterà anche la barra di questa risorsa, oltre a danneggiare eventuali nemici nei dintorni. Il flusso del gioco permette anche parate più o meno perfette e l’abilità Scudo spirituale che deflette i colpi in arrivo e che può addirittura assorbirne alcuni per poi usarli in futuro.

Classi da sviluppare

Ogni classe (o job) ha un proprio albero delle abilità da sbloccare che termina con lo sblocco di nuove classi

Una grossa particolarità del gioco è che i personaggi non accumulano mai direttamente punti esperienza. Quella che otterrete finirà unicamente nei loro job, il sistema di classi che si dimostra protagonista del gioco. All’inizio, entrando in possesso di una specifica tipologia di arma, sbloccherete il job relativo, con mago che si sblocca non appena acquisirete una bacchetta, lanciere quando recupererete una lancia, e via di questo passo. Potrete equipaggiare due job alla volta, intercambiabili con un tasto in ogni momento e in grado di salire di livello quando combatterete. Ad ogni level up otterrete punti abilità da spendere all’interno dello skill tree di quello specifico job e arrivati al livello 30 avrete sbloccato tutte le sue mosse relative, i suoi bonus e ulteriori job collegati. Per esempio, nell’albero delle abilità del mago, potrete sbloccare la classe avanzata mago nero, mago bianco e mago rosso. Sbloccando poteri in quelle specializzazioni, potrete sbloccare poi la classe finale del saggio.

Anche l’equipaggiamento ha un ruolo fondamentale ma è così numeroso che conviene usare la funzione che equipaggia al volo gli oggetti migliori

Questo sistema che esclude la progressione diretta del personaggio, va in coppia con la scelta di attribuire l’efficacia degli attacchi al livello dell’arma che vorrete equipaggiare. Anche se non avete mai giocato con la classe dello schermidore, che quindi è di livello 1, potrete equipaggiare uno stocco di livello 15 e iniziare subito a far danni. Questa scelta apparentemente insolita, permette in realtà una flessibilità enorme del personaggio e del modo di giocare, evitando di mettere paletti al giocatore e lasciandogli usare fin da subito tutto l’equipaggiamento che comunque si è guadagnato sconfiggendo nemici con un’altra specializzazione. Se questo sistema funziona per i motivi appena descritti, elimina la creazione di una build attenta. Siccome tra un paio di guanti di livello 5 e uno di livello 10, è sempre meglio avere quello di livello 10, viene utile l’ottimizzazione automatica dell’equipaggiamento che velocizza una procedura in cui la scelta è comunque molto limitata. Per questo motivo la fucina in cui distruggere gli equipaggiamenti inutili per potenziarne altri, vi tornerà utile solo quando avrete armi di livello massimo: solo allora potrete iniziare a pensare a build un po’ più personalizzate (seppur attualmente non necessarie).

Veloce, fluido ma grezzo

Quasi sempre veloce e fluido, il gioco alterna momenti elevati a problemi grafici di varia natura

Con il comparto tecnico e artistico arriviamo al punto più problematico della produzione. Tecnicamente il gioco gira fluido quasi in ogni circostanza, specie su sistemi next-gen. La fluidità è sempre molto alta e solo verso il finale abbiamo riscontrato qualche calo rispetto ai 60 fps costanti. Parlando invece di texture e pulizia grafica si segnalano diversi problemi, un po’ per il riciclo di asset durante i livelli, un po’ per alcune situazioni molto spoglie e un po’ perché in un caso specifico mi sono imbattuto in zone incredibilmente buie in cui era difficile leggere la planimetria fortunatamente chiusa di quell’area. Capita di imbattersi in un aliasing piuttosto marcato e durante i filmati alcuni sfondi appaiono poco definiti e soggetti a problemi grafici a causa di un effetto sfocatura che in realtà crea un forte stacco tra personaggi e ambiente. Sul discorso artistico invece va lodato il modo in cui certi mostri classici siano stati trasposti in questa avventura, ma dall’altra ci sono zone molto piatte che si alternano a momenti in cui invece ci viene offerta un po’ della meraviglia che ci si aspetta. Il character design dei protagonisti invece accosta scelte stilistiche moderne ad altre di epoche passate creando un miscuglio strano a cui comunque ci si può abituare. Molto valide le musiche che si rifanno a temi classici rivisitati oltre che alla versione di Frank Sinatra di My Way. Il gioco è doppiato in inglese e giapponese mentre i sottotitoli (piuttosto sintetici e non particolarmente precisi) sono in italiano.

Commento finale

Uno di tanti nemici che finirà frantumato dalla rabbia di Jack

Se siete arrivati fin qui spero abbiate capito perché Stranger of Paradise Final Fantasy Origin può comunque piacere nonostante i suoi difetti. Preso come un action con innesti RPG che può intrattenere per 15/20 ore è un titolo piacevole che saprà farvi divertire con alcune situazioni insolite e con un combat system che cattura, anche grazie al suo essere più semplice di quanto appaia nelle dinamiche. Detto questo, da Square Enix è però lecito aspettarsi un maggiore equilibrio e soprattutto una pulizia maggiore per un titolo che sarà anche uno spin-off ma che porta comunque il nome di Final Fantasy. Inoltre il prezzo di vendita al lancio che supera i 70 euro non invoglia all’acquisto, specie in questo periodo ricco di uscite effettivamente più curate e meritevoli. Il mio consiglio, se vi piacciono gli action, è di metterlo nella vostra wishlist e attendere un calo di prezzo. A quel punto potreste passare sopra a molti dei suoi limiti e godervi comunque un gioco che sa offrire diverse emozioni.

Pro
  • – Quando la storia ingrana, poi appassiona
  • – Il combat system è ottimo
  • – Il sistema di job varia l’azione e resta fedele alla serie
  • – Nemici ben ricreati
  • – Comparto audio notevole
Contro
  • – Alcune scelte narrative sono a dir poco strane
  • – Inutile studiare una build dell’equipaggiamento
  • – Comparto tecnico sotto le aspettative
  • – Artisticamente bizzarro
  • – Non aspettatevi un soulslike

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