The Cruel King and the Great Hero – Recensione

Una fiaba per chi vuole iniziare con i JRPG

L’ultima opera di Sayaka Oda è il qui presente The Cruel King and the Great Hero, nuovo JRPG creato da Nippon Ichi Software e Nis America. Se seguite il mondo indie conoscerete questo designer e altri suoi lavori, ma sarete sicuramente rimasti colpiti dal livello artistico e stilistico che contraddistingue questa produzione. Noi siamo rimasti folgorati dai trailer e abbiamo avuto la possibilità di provare su Nintendo Switch questa nuova, toccante avventura. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Una fiaba illustrata da giocare

Nel mondo creato da Oda ci sono gli umani e ci sono i mostri. Tra questi ultimi c’è il grande Re Drago che però ha accolto nel suo regno una piccola bambina di nome Yuu, decidendo di crescerla a accudirla come una figlia. La piccola cresce e scopre di essere figlia di un grande eroe, partito anni prima per combattere contro il Re Demone ma mai tornato in patria. La piccola Yuu decide quindi di allenarsi costantemente per diventare una grande eroina e sconfiggere questo nemico, seppur sotto l’occhio vigile del suo papà adottivo a forma di drago e dei suoi sudditi che la tengono d’occhio. L’introduzione ci viene raccontata attraverso illustrazioni animate sulle pagine ingiallite di un libro di fiabe, aumentando l’idea di trovarsi davanti ad un racconto per bambini. Allo stesso modo il design di Yuu, delle creature che incontreremo e dello stesso Re Drago sono ricreate attraverso un design davvero ispirato e “giapponese”, riuscendo a catturare lo spirito di questa nuova avventura. Il problema più grosso semmai è che il gioco è tradotto unicamente in inglese, tagliando fuori i giocatori più piccoli che, come vedremo, sarebbero potuti essere tra i maggiori fan di questo JRPG.

Yuu e il Re Drago in una delle tante belle illustrazioni che ci vengono mostrate.

La missione principale di Yuu inizierà quando il suo rametto da battaglia si romperà e dovrà iniziare a cercare una nuova spada con cui combattere, uscendo così dal bosco in cui è sempre vissuta sotto la tutela del Re Drago. In queste prime fasi scoprirete già gran parte di quello che il gioco offre in termini di meccaniche, come i combattimenti a turni, l’uso delle abilità speciali, la possibilità di difendersi e allo stesso tempo recuperare il doppio dei punti abilità, e così via. Inoltre scoprirete anche la struttura del gioco che, purtroppo rivela le aree da esplorare come una serie di aree orizzontali collegate qua e la da strade che possono anche aprirsi verso l’alto e verso il basso. La mappa è molto chiara perché fatta da piccole aree collegate le une alle altre, ma il loro attraversamento diventerà fin da subito poco agile. Fintanto che non salirete di livello e i nemici di una certa zona non saranno che semplici impedimenti, vi sarà preclusa la possibilità di correre e dovrete avanzare lentamente attraverso zone in cui, come da tradizione vuole, i nemici non sono visibili e le battaglie partono casualmente. Inoltre, anche se le aree sono piacevoli da osservare mentre vi muovete al loro interno, non contengono elementi da esaminare o oggetti da raccogliere che non siano forzieri. Questo riduce molto l’interesse verso il mondo che ci circonda, finendo per ridimensionare il coinvolgimento.

Le battaglie sono rese piuttosto semplici per via di un numero limitato di azioni.

I limiti del gameplay

Anche parlando delle battaglie che si potranno affrontare, si evidenzia una certa semplicità nelle meccaniche che apparirà eccessiva ai giocatori più esperti. Gli scontri si svolgono a turni e le possibilità contemplano attacchi fisici, colpi speciali, la difesa che riduce i danni e raddoppia il recupero dei punti tecnica, l’uso di oggetti e la fuga. Andando avanti il party aumenterà leggermente le proprie dimensioni e si uniranno a voi ulteriori personaggi che aumenteranno leggermente la complessità degli scontri, ma anche in quel caso non aspettatevi la varietà di un Dragon Quest. Tutto si svolge in modo molto classico, con un level up automatico che attribuisce punti vita e aumenta automaticamente le statistiche senza permettere alcuna scelta. Questa crescita guidata, unita ad un backtracking lento che non invoglia ad affrontare sidequest che chiedono principalmente di eliminare un certo numero di mostri in una particolare area, crea un titolo lento e meccanico da una parte, quanto automatico e semplicistico dall’altra, che finisce per reggersi principalmente sul fascino del design e dei luoghi da scoprire.

Le aree sono belle e varie ma, a parte i tesori, non c’è altro con cui interagire.

Abbiamo giocato The Cruel King and the Great Hero su Nintendo Switche e la console ibrida si dimostra perfetta per ospitare questa uscita. La sua portabilità è perfetta per giocare quando si hanno anche pochi minuti, mentre il suo hardware meno performante riesce comunque a gestire ogni cosa senza affaticarsi. Il design del mondo, che contempla sette aree diverse, è sempre un piacere da scoprire e se si escludono alcuni passaggi più semplici come boschi o caverne, la varietà è assicurata. Terminare il gioco è questione di appena una decina abbondante di ore (tra le 12 e le 15 in base a quanto side quest volete affrontare), e viste le semplificazioni inserite, non è affatto un male. Oltre alla grafica che può conquistarvi già dalle immagini, tenete presente anche una colonna sonora che sa trasportarci con facilità in un mondo magico davvero fatato. È presente anche il doppiaggio per i dialoghi principali, ma l’unica lingua presente è il giapponese.

La storia e il design sono i due più grandi motivi per farsi conquistare dal gioco

Commento finale

The Cruel King and the Great Hero è un titolo delicato da trattare. Dietro alla parte artistica, riuscitissima se piace il genere, risiede una giocabilità che invece avrebbe avuto bisogno di essere arricchita e raffinata. I combattimenti non offrono variabili tattiche di rilievo e l’esplorazione è limitata ad aree da attraversare quasi sempre in linea retta, senza variazioni concrete che non siano grafiche. Sarebbe perfetto per i più piccoli che vogliono iniziare a conoscere le meccaniche dei JRPG senza trovarsi davanti meccaniche troppo complesse, ma la sola lingua inglese può essere un ostacolo non da poco. Forse il giocatore più indicato è l’adulto che conosce l’inglese e vuole affrontare un JRPG a turni in cui è impossibile perdersi e in cui le dinamiche di gioco sono piuttosto basilari. Considerandolo come una rampa di lancio per iniziare a giocare giochi di ruolo giapponesi più complessi potrebbe essere il modo giusto per inquadrarlo e farselo piacere. Altrimenti resta un bel titolo da vedere, ma un po’ troppo macchinoso e lento da giocare.

Pro
  • – La trama fiabesca funziona
  • – Yuu e il Re Drago sono ottimi personaggi
  • – Stilisticamente notevole
  • – Colonna sonora piacevole
Contro
  • – Meccaniche JRPG molto semplificate
  • – Esplorazione lenta e backtracking poco agile
  • – Sviluppo del personaggio automatico

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