The Impatient – Recensione

La tecnologia Vr sta maturando pian piano, dimostrando possibilità inaspettate sia con giochi nati per essere apprezzati con questi visori, sia con adattamenti di classici che ne sfruttino le capacità. Il team di Supermassive Games ha scelto una via intermedia, andando a sviluppare su PlayStation Vr due giochi inediti, basati però sull’universo narrativo di Until Dawn, titolo esclusivo per PlayStation 4 e giocabile normalmente davanti alla TV con il DualShock. La prima uscita inedita chiamata Rush of Blood è stata uno sparatutto letteralmente sui binari, mentre la seconda interazione è il tanto vociferato The Impatient, protagonista del qui presente articolo.

Con Until Dawn uscito già da qualche anno, si è preferito puntare ad una storia che potesse vivere di vita propria, senza rinunciare a collegamenti sparsi che possa riportare alla mente eventi già vissuti nel gioco originale. O per meglio dire “che andremo a vivere nel gioco originale”, visto che The Impatient si ambienta nel 1952, a poco più di sessant’anni da quello che vivrà il gruppo di ragazzi del capostipite. La vicenda ci mette nei panni di un nuovo paziente appena arrivato al Sanatorio di Blackwood Pines, l’ospedale psichiatrico già visto ed esplorato proprio in Until Dawn.

Una volta scelte le nostre caratteristiche fisiche utili per fornirci un corpo virtuale, inizieremo su una sedia a rotelle per poi scoprire che, a differenza di quanto accadeva in Rush of Blood, qui potremo muoverci liberamente per gli ambienti – comunque piuttosto ristretti – che ci vengono offerti. L’idea di darci un corpo, cosa che non accade spesso nei titoli Vr, verrà vissuta con maggiore convinzione dai possessori di PlayStation Move, visto che le braccia si muoveranno seguendo questo particolare controller. Purtroppo non tutto fila liscio però, poiché parecchie imprecisioni nella rilevazione del movimento creano difficoltà che non si riscontrano giocando con il classico DualShock. Raccogliere documenti e oggetti utili per approfondire la storia saranno comunque le uniche variazioni per quello che si rivela essere ben presto un walking simulator.

In The Impatient non si combatte e non sono presenti scene rocambolesche. Si cammina per le aree presenti, si può essere portati a viaggiare in luoghi onorici che si dimostrano la parte più interessante dell’esperienza e si possono scambiare quattro chiacchiere con alcuni PNG scegliendo le frasi da rivolgere loro o addirittura recitandole a voce grazie ad un sistema di riconoscimento vocale che funziona anche in italiano. Questa seconda scelta che dovrebbe rendere più reale l’esperienza finisce invece per rallentarla ulteriormente. Sì perché il ritmo di gioco è già di suo molto basso, con azioni da eseguire che il più delle volte non servono se non come contorno alla storia (mi viene in mente un certo panino…) e a cui però non fanno da contraltare momenti esaltanti.

Essendo di fatto ospiti di un manicomio e visto il genere horror dei due titoli precedenti, sarebbe lecito aspettarsi un bilanciamento tra fasi tranquille che vengono poi bruscamente interrotte da qualcosa che sappia terrorizzare, così da tenerci sulle spine anche quando sta andando tutto bene. Questa semplice regola in questa avventura fa cilecca, portandoci appena due momenti interessanti ma dalla durata di appena pochi secondi. Per questo motivo la storia non riesce ad acchiappare il giocatore e alla fine delle circa tre ore utili per arrivare ai titoli di coda, si rimane decisamente straniti. Anche gli ulteriori finali, attivabili da alcuni specifici eventi, rischiano di non essere mai visionati proprio perché il pensiero di doversi rifare una seconda (o terza) run cambiando una scelta rispetto ad un’altra, obbliga a ripetere sessioni già viste e poco sentite già la prima volta.

Tecnicamente il gioco si difende bene grazie ad una buona atmosfera fatta di luci ed ombre ma il suo essere sfruttata in modo poco convinto smorza la sua efficacia . È presente anche un’ottima modellazione poligonale specie dei volti, anche se, quando i PNG escono dalla cut scene specifica e tornano ad essere visibili nel gioco libero, mettono in evidenza posizioni e movimenti non dissimili da semplici manichini. Il comparto audio invece funziona bene in ogni aspetto, compreso il doppiaggio in italiano di buona fattura. Quello che invece a molti non piacerà è il prezzo di circa 40 euro, troppo alto per un titolo così breve e con così pochi momenti memorabili. In definitiva possiamo consigliare The Impatient ai fan sfegatati dell’universo di Until Dawn a cui appartiene, suggerendo però di farlo proprio ad un taglio prezzo. Tutti gli altri, in special modo chi si aspetta un titolo horror, potrebbero trovarlo poco divertente e a tratti addirittura noioso.

Pro
  • – Approfondisce alcuni eventi di Until Dawn
  • – Il Sanatorium di Blackwood Pines è ben ricreato
Contro
  • – Sviluppo molto lento
  • – Pochissimi spaventi
  • – Interattività molto limitata

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