The Legend of Zelda: Breath of the Wild – Recensione

L’epica avventura che stavamo aspettando

La serie di The Legend of Zelda è sempre stata magica. Oltre alle sue vicende e alle sue ambientazioni lo ha dimostrato ai giocatori di tutto il mondo con una qualità dei titoli ufficiali che nella peggiore delle ipotesi era solamente ottima; il fatto poi che Ocarina of Time sia spesso considerato il gioco più bello di sempre sta lì a dimostrarlo. Il mio approccio con il nuovissimo The Legend of Zelda: Breath of the Wild è stato quindi molto cauto, evitando di prendere in mano il controller in entrambe le presentazioni svoltesi su Wii U a luglio scorso e su Nintendo Switch a poche settimane dall’uscita. Del gioco insomma non volevo sapere nulla, sfidando le notizie che si accavallavano su internet e cercando di evitare qualsiasi informazione che potesse sporcare la mia esperienza quando sarebbe stato davvero tra le mie mani. Questo per dirvi che ho provato a scrivere il qui presente articolo nel modo più oggettivo possibile, lasciando però un bel po’ di spazio anche alle emozioni che il titolo Nintendo sa scatenare nel cuore di chi lo gioca. Ovviamente cercherò di fornirvi le informazioni sufficienti per motivare il voto che troverete in fondo, ma non vi dirò nulla che possa privarvi del piacere di scoprire per conto vostro l’infinità di contenuti proposti che, anche stavolta, ravvivano la vera magia dei videogiochi.

A questo punto di solito vi parlo della trama, ma anche qui non credo che vi serva sapere nulla di particolare. C’è l’eroe che andremo ad impersonare chiamato Link, nome stavolta ufficiale e immodificabile per via del doppiaggio (poi ci arriviamo), c’è la Principessa Zelda e c’è il regno di Hyrule da salvare dalla Calamità Ganon. Punto. Tutto quello che saprete da me si ferma qui per cercare di mantenere viva la filosofia che sta alla base del gioco: la scoperta. Breath of the Wild è infatti un gioco che dal primo istante vi invoglia ad esplorare il mondo che vi circonda, ponendovi dei limiti ma facendovi sempre capire che potranno essere superati in qualche modo, offrendo spesso più alternative. L’idea è quindi quella che nessuno vivrà l’avventura che io ho vissuto, semplicemente perché nessuno raggiungerà i titoli di coda avendo fatto la strada di qualcun altro. Questo potrebbe essere vero per qualsiasi free roaming, ma in Breath of the Wild si raggiunge una liberta incredibile, dettata dal modo in cui noi approcciamo il mondo, ma anche in cui il mondo approccia noi. Per essere più chiari, quando si ricevono indicazioni su luoghi da raggiungere, non esiste un GPS o un indicatore futuristico che ci segna la strada più breve per arrivarci. Avremo solo un punto sulla mappa (neanche sempre…) e una vastissima parte del mondo da attraversare, nel modo che riteniamo più opportuno. E mentre il sole tramonta, le condizioni atmosferiche cambiano e si raggiunge la zona che porterà avanti la vicenda, vi capiterà di incontrare nemici, scoprire luoghi da visitare e più in generale, esplorare un mondo di gioco impressionante per varietà e situazioni.

Queste affermazioni le avrete già sentite in molte altre uscite, ma vi posso assicurare che non sono mai state più vere di così. Oltre alle sorprese standard come imbattersi in accampamenti di Boblin, scoprire rovine dimenticate o essere assaliti da quelli che sembrano veri e propri boss, con tanto di grossa barra delle energie, ci sono situazioni e momenti che s’innescano grazie ad un dinamismo ambientale fuori dal comune. Breath of the Wild crea un mondo dove esiste il vento, il fuoco, i fulmini e la forza di gravità con le sue leggi. Vedere due Boblin sotto di noi può portarci a scendere per ingaggiare un combattimento classico, può spingerci a colpire con arco e frecce oppure, se avvistiamo un masso nei paraggi, possiamo usarlo per spingerlo per farlo rotolare verso i nemici ignari. Allo stesso modo, mi è capitato di trovare un accampamento nemico in fondo ad una gola verso cui convogliava un forte vento. Scagliando una freccia a cui ho dato fuoco in un vicino bivacco, ho colpito dell’erba secca nei dintorni e ho lasciato che il vento spingesse le fiamme verso la postazione dei miei avversari, permettendomi di evitare del tutto la battaglia e di raccogliere i tesori in completa sicurezza una volta che l’incendio si era estinto. Tutte queste possibilità non vengono palesemente spiegate, lasciando al giocatore quella voglia di sperimentare che in molti (troppi!) giochi manca al giorno d’oggi. La mancanza di indicazioni su come raggiungere un luogo e queste possibilità che si ampliano andando avanti nell’avventura e ottenendo oggetti speciali, ci mandano un messaggio molto chiaro: Breath of the Wild non chiude l’avventura all’interno di regole di gioco, ma bensì le declina in regole di vita quotidiana, dove se chiedi a qualcuno le indicazioni te le dice a voce ma non ti aggiorna una presunta mappa. Allo stesso modo, se cerchi un luogo nel mondo di Hyrule, ti conviene salire su una zona rialzata per osservare con il cannocchiale quello che ti circonda. Se poi trovi qualcosa d’interessante, allora sarai tu a mettere un segno sulla tua cartina, sapendo così dove si trovano luoghi per cucinare e riposare, piuttosto che nemici molto forti da battere.

Quanto detto fino ad ora non deve però farvi pensare che il gioco vi getti nella mischia senza avere un piano. Appena usciti all’aperto a pochi minuti dall’avvio, vi sentirete irrimediabilmente piccoli davanti all’immensità del regno che vi aspetta, assolutamente indifesi e probabilmente “persi”. Questo effetto è assolutamente voluto ed è parte integrante dell’immersione in questo nuovo Zelda. Fatevi quindi guidare dalla curiosità e cominciate a guardarvi intorno, raccogliendo funghi, rami da usare come armi improvvisate e più in generale esplorate. Mentre farete tutto questo, in modo completamente invisibile, avrete appena iniziato un tutorial di alcune ore in una “piccola” porzione di mappa che racchiude una foresta, delle montagne innevate, delle rovine e altre location da visitare e scoprire. Un misterioso personaggio vi darà alcune dritte di base, insegnandovi l’importanza di alcuni sacrari in cui troverete oggetti speciali che in passato caratterizzavano i dungeon. Nonostante la natura “educativa” di queste prime ore, non ci sarà un solo attimo in cui avrete la sensazione di partecipare ad un classico tutorial, così come non ci saranno i tempi morti che hanno caratterizzato altri titoli della serie.

Vi accorgerete così che molte dinamiche ritenute intoccabili ora sono saltate in aria, offrendo un approccio più realistico e concreto che appunto rende più viva e tangibile l’esperienza. Facendo qualche esempio, ora se tagliate ciuffi d’erba, avrete solo sfoltito la vegetazione perché non salteranno fuori rupie o cuoricini che ripristinano la salute. Volete curarvi? Potete mangiare del cibo come mele, funghi o carne e se cucinate questi ingredienti in una delle tante postazioni presenti, potrete anche ottenere bonus aggiuntivi alla velocità, al vigore o alla resistenza da caldo e freddo. Avete bisogno di rupie? Spesso il modo migliore per ottenerle è vendere quello che avrete trovato, evitando di rompere ogni vaso che vi circonda. Se questo approccio vi sembra drastico, sappiate che per le armi si è pensato un sistema ancora più vario; tutte quelle che troverete avranno una durata segnalata solo a parole nella descrizione e un valore numerico che si riferisce all’attacco. Un debole ramo avrà il valore 2 e si romperà dopo tre o quattro colpi. A quel punto dovreste però aver sconfitto almeno un nemico, facendo cadere l’arma che impugnava e che ora potrete fare vostra. Prima o poi anche quella si romperà, ma anche in quel caso dovreste aver avuto la possibilità di fare un po’ di scorta con ulteriori attrezzi, così che ad ogni oggetto distrutto, si possa ovviare con uno nuovo. Questo meccanismo di usura e recupero avviene con qualsiasi arma, tanto spade, martelli, forconi, zappe, scopettoni, katane e ascie, quanto con scudi e oggetti un tempo speciali come archi e boomerang. Si impara così a gestire le proprie risorse e, siccome gli slot in cui inserire tali oggetti sono limitati (ma espandibili nel tempo…), dovreste scegliere di sacrificare armi più deboli contro mostri di basso rango, tenendo le più performanti per gli scontri più duri.

Anche se ci sarebbero molte cose da raccontarvi come la caccia alle tante specie animali capaci di fornirvi oggetti per creare pozioni o per guarire le ferite, la cattura dei cavalli selvaggi o il misterioso e inquietante respawn dei nemici eliminati che impedisce di farvi vagare per una mappa eccessivamente vuota, preferisco soffermarmi sull’indicatore del vigore. Arrivato con il precedente Skyward Sword, in Breath of the Wild regola il nostro scatto, la nostra resistenza mentre nuotiamo e il tempo che potremo passare in arrampicata. La versatilità di Link infatti si accentua quando si raggiunge una parete più o meno verticale, con il nostro che inizierà a scalarla mentre l’indicatore circolare lentamente si svuoterà. Valutare le distanze percorribili in questa fase è fondamentale, poiché capire se continuare a salire o ritornare a terra può fare la differenza tra un eroe vivo in cima alla montagna o uno morto in fondo ad una scarpata. Scalare torri che rivelano parti di mappa o semplicemente andare a caccia di un sacrario ad altezze vertiginose diventa così un’esperienza molto più intensa e personale rispetto ad altri free roaming in cui è presente la scalata automatica. Questa scelta fa uscire allo scoperto il senso di sopravvivenza di ciascun giocatore, obbligandolo a cercare luoghi più accessibili di altri o, al massimo, a segnare sulla mappa l’impresa per poi tornare ai piedi della vetta quando si sarà potenziato l’indicatore. Come potrete immaginare, l’assenza di percorsi pensati a tavolino dagli sviluppatori contribuisce a renderci davvero liberi in un mondo spietato ma aperto anche in verticale.

Prima di arrivare al lato tecnico, vale la pena avvisarvi sul grado di difficoltà proposto. Giocando a Breath of the Wild la schermata del Game Over comparirà piuttosto spesso, tra sconfitte contro gruppi di nemici intelligenti e ben organizzati, cadute da grandi altezze e comparse impreviste di avversari così potenti da potervi eliminare anche con un singolo colpo. Vista così potreste pensare di essere davanti ad un soulslike ma la verità è molto diversa. Il gioco è più permissivo e paziente rispetto a questo sottogenere, con salvataggi automatici che si attivano spesso e che salvano su diversi slot per non mettervi mai in situazioni in cui non sapete come avanzare. Inoltre sono presenti restart rapidi che vi riportano quasi sempre a pochi passi dal luogo del fattaccio. La difficoltà maggiorata rispetto al solito è quindi l’ennesimo modo per insegnarci il profondo sistema di combattimento fatto di schivate, parate perfette e contromosse, ma il modo in cui si può riprovare ci invita a non demordere, magari trovando una soluzione alternativa che non avevamo considerato. Insomma, difficile sì, ma mai frustrante.

La nostra prova si è svolta sul nuovo Nintendo Switch e quindi vi parlerò approfonditamente di questa versione. Va però almeno accennato il fatto che tutti i possessori di Wii U che vogliono giocare su questa console, si godranno senza problemi la più grande esperienza che potranno mai vivere su un sistema che chiude la propria carriera nel migliore dei modi. Tornando alla versione Nintendo Swich, il gioco si muove sulla TV alla risoluzione di 900p, mancando quindi l’alta definizione per un soffio, ma allo stesso tempo mostrando saltuariamente il fianco a qualche rallentamento quando ci sono costruzioni più articolate e situazioni concitate. Siccome però la giocabilità stellare è sempre garantita, vi assicuro che ve ne farete una ragione nel momento stesso in cui vedrete Hyrule per la prima volta. L’erba che si piega al vento, gli effetti particellari che seguono la distruzione di un’arma, i passi sulla neve, la fisica del fuoco e degli oggetti, la fauna e le intemperie sono tutti ricreati alla perfezione attraverso una grafica fiabesca che non vuole fare il verso alla realtà, ma piuttosto crearne una alternativa e bellissima. Qualche texture poteva anche essere migliore, ma sono davvero inezie davanti ad un lavoro di level design impressionante, specie se si pensa alle dimensioni che caratterizzano questa uscita. La meraviglia grafica si mantiene intatta anche con la console fuori dal dock che, scendendo alla risoluzione di 720p, si lascia alle spalle i rallentamenti di cui sopra, proponendo qualcosa di semplicemente sconvolgente per una console portatile. Per quanto riguarda il sonoro ritroviamo un’effettistica molto curata, che si preoccupa di rendere plausibile ogni singolo passo mosso nel regno, così come tutto quello che accadrà intorno a voi, svolgendo un ruolo di primo piano durante il vostro viaggio. Saltuariamente poi entrerà in scena anche la splendida colonna sonora, tanto epica in alcuni momenti, quanto capace di giocare con i ricordi dei veterani, mettendo qua e là alcune semplici note che richiamano momenti vissuti nel passato della serie. Geniale e poetica allo stesso tempo. Infine, grandissima novità, arriva per la prima volta il doppiaggio che in italiano si dimostra di altissima qualità e capace di elevare ulteriormente il lato artistico di un’uscita già maestosa.

Dopo anni di attesa The Legend of Zelda: Breath of the Wild è tra noi ed è impossibile restare indifferenti. Chi lo giocherà troverà scelte di game design coraggiose e funzionali che riportano al centro dell’avventura il giocatore in quanto persona, ancora prima che come personaggio in game. Anche se non esistono punti esperienza per migliorare Link (che comunque migliorerà in molti altri modi), è chi impugna il controller a “salire di livello” ogni volta che si trova davanti una sfida o una situazione imprevista che si modifica in base alle azioni compiute in prima persona o dai nemici. Ci sono enigmi che mi hanno portato a impugnare carta e penna prima di risolverli, così come ci sono state situazioni in cui mi sono semplicemente fermato a guardare il panorama dopo una difficoltosa scalata dettata non da eventi della trama, ma dalla mia voglia di guardare il mondo dall’alto. La cosa buffa però è che anche chi non giocherà con il titolo, finirà prima o poi per incrociare alcune sue dinamiche in uscite future di questa o di quella console. Perché, per quanto mi riguarda, con Breath of the Wild si è tracciata una grossa linea sul suolo del mondo videoludico, molto simile a quella tracciata in passato da Super Mario 64 e Ocarina of Time e che, una volta superata, non permette passi indietro. Da oggi c’è una nuova pietra di paragone per questo genere d’intrattenimento e perdersi la possibilità di viverla, dovrebbe essere inconcepibile per chiunque ami davvero i videogiochi.

Pro
  • – Storia epica
  • – Il gameplay pienissimo di variabili attinge dalla fantasia del giocatore
  • – Mondo vastissimo e vivo
  • – Nuove meccaniche geniali
  • – Sorprese e meraviglie in ogni dove
  • – Difficile ma mai punitivo
  • – Artisticamente maestoso
  • – Impressionante in modalità portatile
Contro
  • – Ogni tanto ci scappa qualche rallentamento

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