The Legend of Zelda: Skyward Sword HD – Recensione

Mentre tutto aspettiamo il sequel di Breath of the Wild, Nintendo sceglie di riproporre su Switch l’episodio che, temporalmente, si pone all’inizio dell’intera saga. The Legend of Zelda: Skyward Sword è però molto più di questo, un gioco con caratteristiche uniche che ora ritornano in questa versione HD per la console ibrida di Nintendo.

The Legend of Zelda: Skyward Sword HD ci racconta di come Link e Zelda all’inizio di tutto fossero semplici amici che vivono ad Oltrenuvola, un’isola nel cielo protetta dalla Dea. Qui sono al sicuro, lontani dalla terra in cui sono stati banditi i mostri che la minacciavano. Dopo una placida introduzione, durante un volo sul suo solcanubi, Zelda viene colpita da una tempesta e precipita proprio nel pericoloso mondo sottostante. Il salvataggio dell’amica sembra impossibile visto che le nuvole creano una barriera che separa cielo e terra, ma una spada magica e lo spirito che vi risiede finiscono nelle mani di Link… e l’avventura ha inizio. Come potrete immaginare la trama è piuttosto classica, ma grazie al suo essere un prequel, si discosta parecchio da vicende e personaggi diventati iconici negli anni, mettendone in scena altri che hanno comunque una buona caratterizzazione.

I cambiamenti non hanno coinvolto solo la storia di fondo, ma sono andati ad incidere in modo significativo anche sui controlli, ripresi interamente dall’accoppiata Wii Remote Plus e Nunchuk. Con Skyward Sword Nintendo ha voluto rendere i sensori di movimento protagonisti come non mai, assegnando l’uso di spada e scudo alle due periferiche che ora, su Switch, vengono sostituite dai Joy-Con. Non è però solo una questione di agitare il controller per colpire, ma anche di muoverlo nella giusta direzione, con nemici che sono vulnerabili a tagli orizzontali, verticali od obliqui in base alla loro postura. La necessità di leggere i combattimenti è fondamentale ed aumenta il coinvolgimento. Questo schema dei comandi, unico su Wii, è stato sdoppiato per arrivare su Switch anche attraverso la pressione dei pulsanti e l’uso delle levette analogiche, per chiunque volesse giocarlo in portabilità o comunque senza usare i controlli di movimento. Nel mio caso, ho iniziato Skyward Sword con Switch in modalità portatile (quindi con i Joy-Con fissati sulla console) e la godibilità dell’esperienza ne ha risentito moltissimo. Il problema principale sta nell’uso dello stick analogico destro. Oltre a non essere comodissimo per impartire le direzioni dei colpi, non potrete usarlo per muovere la telecamera se non tenendo premuto anche il pulsante dorsale L. Sembra una banalità, ma dopo oltre 20 anni in cui muoviamo la telecamera senza premere pulsanti extra, mi sono trovato a litigare più del dovuto con questa configurazione già ad inizio gioco, e quindi in situazioni in cui non ci sono ancora nemici o momenti in cui bisogna agire rapidamente. Quando invece sono passato ad impugnare i due Joy-Con, tutta la magia originale è tornata immediatamente, compreso lo stick destro ora libero dall’avere due “modalità” e completamente assegnato alla rotazione della visuale. Poi ogni tanto i sensori di movimento perdono la bussola, ma basta riportare le proprie mani in posizione centrale e premere il tasto Y per ricalibrarli istantaneamente ed essere nuovamente pronti a mirare e colpire.

Fatta questa doverosa analisi per mettere in guardia i possessori di Switch Lite e chiunque pensi di giocarlo in portabilità, con i classici pulsanti, è il caso di parlare del mondo di gioco, diviso in due sezioni, a loro volta contenenti diverse aree: il cielo e la terra. Nel primo si trova Oltrenuvola che funge da area di rifornimento grazie al bazar in cui potremo comprare borse d’espansione, migliorare armi e scudi portando materiali al fabbro o comprando pozioni di vario genere, da mettere rigorosamente dentro alle ampolle. C’è poi il negozio volante di Terry con cui acquistare oggetti ancora più preziosi, ma ci sono anche un sacco di isole più piccole che si sbloccano attivando alcuni cubi magici che troverete sulla terra. Insieme ad Oltrenuvola troverete anche isole che offriranno segreti e missioni secondarie utili per riempire i grandi spazi celesti in cui vi muoverete sul vostro solcanubi. Sulla terra invece risiede gran parte dell’avventura e troveremo alcune aree, composte da più zone che ci porteranno in luoghi iconici della serie, oltre che ad incontrare speciali razze di personaggi. La progressione si basa ancora sul raggiungere un’area, dirigersi verso il dungeon che racchiude, recuperare uno strumento e sconfiggere il boss, ma ci sono alcune interessanti variazioni che rendono l’esperienza meno schematica. Alcune di queste trovate funzionano meglio di altre, ma il gioco si dimostra più vario grazie ai comandi di movimento ben riprodotti dai Joy-Con e grazie alla barra della resistenza che offre una maggiore libertà di movimento, la stessa che poi sarebbe esplosa nel mondo aperto di Breath of the Wild.

L’avere su Switch un titolo così valido è una grande possibilità per chi si fosse perso l’originale per Wii per questioni anagrafiche o per mancanza della console, ma siccome nel titolo di questa riedizione c’è scritto “HD”, è lecito aspettarsi qualcosa di più. Senza grosse sorprese, a parte alcuni tutorial rivisti e l’aumento dei consigli che può fornirci Faih, lo spirito della spada, i miglioramenti maggiori puntano tutto sullo componente hardware. Intanto ora il gioco è molto più fluido che in passato, e questo rende l’esperienza molto più godibile e piacevole. Inoltre la grafica che propone colori e sfumature color pastello funziona ancora bene, è stata in parte ripulita ma mostra comunque una conta poligonale che ci ricorda i 10 anni passati dall’originale. Lo stile che caratterizza l’opera maschera in parte questa debolezza, ma alcuni primi piani e alcune zone del mondo appaiono effettivamente poveri di dettagli. Si poteva fare di più? Probabilmente sì, specie per un gioco che viene venduto a prezzo pieno, però la godibilità dell’esperienza è garantita. Nulla da dire sulla componente audio che è rimasta immutata, proponendo musiche, suoni e jingle iconici che la saga ha fatto propri già da anni, senza negarsi però introduzioni riuscite e la solita dose di epicità. La lingua parlata è incomprensibile, ma ogni battuta è sottotitolata in italiano, come già era stato fatto nell’originale.

Parlando di un qualsiasi Zelda, si fa presto a cadere nella trappola in cui si dà per scontato il suo essere un capolavoro. Skyward Sword lo era, ma in modo imperfetto, tentando strade nuove che poi sarebbero state abbandonate (sensori di movimento) e altre che avrebbero fatto crescere la serie (la resistenza e la possibilità di correre e arrampicarsi). Alcune sessioni convincono e altre meno, ma è sicuramente uno Zelda da vivere per chiunque lo abbia saltato dieci anni fa o per tutti quelli che lo vogliono rigiocare con una grafica più pulita e fluida. In questo secondo caso però, non dovete aspettarvi una trasformazione esagerata. L’unico modo per goderselo è però su una Switch classica, o comunque collegando due Joy-Con ad una Switch Lite, usando i sensori di movimento. I controlli tramite pulsanti e stick analogici litigano un po’ troppo con la gestione della telecamera. Si rischia così di compromettere l’esperienza, rovinando un’avventura che è stata pensata per farci impugnare virtualmente i tanti strumenti a disposizione dell’Eroe. Uno Zelda diverso dal solito che merita però di essere scoperto o riscoperto in questa versione migliorata ma non troppo.

Pro
  • – Uno degli Zelda più sperimentali, prima di BOTW
  • – Storia più originale del solito
  • – Ottimo level design
  • – I controlli di movimento arricchiscono l’esperienza
  • – Combattimenti ed enigmi più “fisici”
  • – Fluidità migliorata
Contro
  • – Miglioramenti tecnici lievi
  • – Servono due Joy-Con per giocarci al meglio
  • – In portabilità si litiga con la telecamera

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