Tiny Tina’s Wonderlands – Recensione

Ti trovi davanti un gioco folle e goliardico. Che fai?

In tanti ci siamo divertiti con Borderlands. Anche nel meno riuscito Pre-sequel, era comunque presente un gameplay divertente e bizzarro che ha saputo unire per la prima volta sparatutto in prima persona e loot system, aprendo poi la strada a produzioni come Destiny e al loro modo di gestire i game as a service. Borderlands però è sempre rimasto orgogliosamente giocabile (anche) offline, con un contenuto ben definito di elementi e missioni che richiamano gli RPG.

Con il suo essere anche un gioco di ruolo, partiva la premessa per uno dei DLC più amati di Borderlands 2 e ora, forse per offrire qualcosa di nuovo ai giocatori che sono in attesa del quarto capitolo principale, arriva lo spin-off Tiny Tina’s Wonderlands, che offre un cambio di ambientazione, ma non di ritmo.

Questo spin-off di Borderlands a tema fantasy mantiene molte caratteristiche della serie base, compreso l’umorismo

Una storia piacevolmente sconclusionata

Tiny Tina è la dungeon master che rende “reali” le nostre avventure

La storia di Tiny Tina’s Wonderlands si sviluppa su due piani distinti: in quello più in superficie ci siamo noi giocatori e altri due avventurieri chiamati Frett e Valentine chiusi in una stanza in cui si gioca a Bunkers & Badasses, la versione di Borderlands di Dungeons & Dragons. In un gioco del genere non può mancare il dungeon master che qui è interpretato proprio da Tiny Tina. È lei la creatrice delle nostre avventure, “mente suprema” che ha creato le Wonderlands e ci ha reso partecipi di un’avventura fatta di maghi e guerrieri. Il gioco infatti si svolge in un mondo fantasy sopra le righe e ci porta a vivere la caccia al Signore dei Draghi, cattivo classico ma capace anche di far sorridere a più riprese. Iniziano così una serie di quest create sul momento da Tiny Tina, tredicenne appassionata di esplosivi che confeziona tutta la partita in modo unico e assurdo. Il gioco, goliardico come i vecchi Borderlands, pesca a piene mani dalle situazioni tipiche di queste esperienze a base di dadi e fantasia, inanellando una serie di gag e battute nonsense che però funzionano a meraviglia e trasmettono sano divertimento. Certo bisogna sempre sottostare alle regole di un dungeon master decisamente volubile e lunatico, che si inventa regole sul momento e cambia le carte in tavola a suo piacimento, ma vedere cosa salterà fuori ogni volta è un vero piacere.

GDR, ma molto veloce

Molte quest secondarie sono più agili rispetto al passato, con incontri in sequenza che funzionano.

Anche se vuole simulare una partita ad un gioco di ruolo da tavolo, Tiny Tina’s Wonderlands resta un gioco action frenetico e veloce, forse più compatto e diretto rispetto ai precedenti Borderlands. Le missioni principali ci chiedono di accedere ad una specifica mappa lineare per progredire nella storia, ma molte attività secondarie evitano di mandarci in giro per aree da esplorare per chiuderci dentro ad una piccola zona in cui far fuori i nemici. Talvolta ci sono situazioni in cui si prosegue in dungeon che altro non sono che piccole aree chiuse in cui prima si combatte e poi, quando i nemici sono stati eliminati, si viene teletrasportati in un’altra zona per affrontare altri nemici su un’altra mappa, quasi come se si combattesse in un fps arena. L’idea non è male perché evita i momenti morti che avevamo vissuto durante gli spostamenti in alcune uscite di Borderlands. A questo riguardo va segnalato che Tiny Tina’s Wonderlands non è un open world, ma una serie di mappe, più o meno grandi, collegate tra loro da un outworld in cui il nostro personaggio si muove con sembianze super deformed e un grande testone, proprio come capitava a Cloud in Final Fantasy VII. Muoversi nell’erba alta, citando Pokémon, può far saltar fuori un nemico casuale, anche se questa volta il combattimento sarà molto più dinamico ed esplosivo. In questa mappa potremo incrociare scorciatoie, templi da ripristinare raccogliendo in vari modi manufatti speciali, così come personaggi che ci assegneranno missioni secondarie più o meno complesse. L’idea ci è piaciuta, anche grazie a trovate folli come ostacoli a forma di patatina fritta che ci bloccano il cammino e tutti i dialoghi che ovviamente ne conseguono.

Personalizzazione massima

Stavolta la personalizzazione del proprio personaggio è molto più approfondita e personale

Stavolta avremo un editor che ci lascia parecchio spazio di manovra per creare il nostro eroe, molto più rispetto ad un qualsiasi Borderlands in cui il personaggio era già bello che pronto. Qui possiamo modificarne l’aspetto andando ad interagire con un bel po’ di parametri che si arricchiranno ottenendo poi ulteriori elementi cosmetici durante le battaglie. Potremo poi scegliere la sua classe tra sei diverse tipologie chiamate Stilomante, Domartiglio, Sparamagie, Brandimorte, Guardaspore e Brr-Serker, ognuno specializzato nel portare danni in modo differente. Inoltre tutti hanno una specialità passiva che si sblocca avanzando, ma per alcuni questo tratto è rappresentato da un companion alleato, con il nostro eroe di classe Domartiglio che da un certo punto in avanti è sempre stato accompagnato da una piccola viverna sputafuoco. Infine, per caratterizzare al meglio il nostro personaggio, dovremo scegliere una delle cinque esilaranti origini, così che si possano determinare statistiche bonus iniziali e relativi malus. Altri dieci punti abilità da spendere nelle varie statistiche per definire le probabilità dei danni critici, la velocità del lancio degli incantesimi e alcune altre dinamiche, e poi si parte. Salendo di livello tutti otterranno una prima abilità specifica che si attiva con il dorsale destro; al dorsale sinistro invece si accosta la magia che avrete ottenuto ed equipaggiato, che vi permetterà di evocare bolle temporali, così come terremoti in linea retta o il lancio di palle di fuoco. Anche se potremmo definire gli incantesimi una variante delle più classiche granate viste in Borderlands, le magie hanno un cooldown che potrà essere accorciato dall’equipaggiamento, così come dalle statistiche che avrete assegnato al vostro eroe. In più, andando avanti, sarà possibile ottenere una seconda classe e al raggiungimento del level cap, attualmente fissato a 40, potrete comunque migliorare ulteriormente il vostro eroe in previsione dalla Camera del Caos che vi aspetta per l’end game.

Tante armi per tanti nemici

L’equipaggiamento è parte integrante del divertimento. La gestione però andrebbe un po’ rivista.

Da buon spin-off di Borderlands, anche Wonderlands porta con sé una marea di armi ed equipaggiamento. La più grossa novità è che stavolta gli attacchi corpo a corpo non avverranno tramite il calcio dell’arma che avrete equipaggiato, ma ci sarà uno slot apposito in cui inserire spade, asce, falci e martelli dalle più svariate caratteristiche. Anche se il gioco è un fantasy non possono mancare le armi da fuoco, talvolta mascherate da balestre automatiche, in altri casi evidenti fucili spara acido/onde di energia/proiettili elettrificati e quant’altro. Anche qui tornano gli scudi che preservano la vostra energia entro un certo limite e che si ricaricano quando nessuno vi colpisce, ma si aggiungono gli anelli e le magie che sostituiscono le granate. Gestire l’inventario, specie all’inizio, quando ancora non potrete aumentare le tasche a vostra disposizione, non è semplicissimo, e spesso occorre fermarsi a selezionare come scarto quello che non ci serve, così da vendere tutto in blocco appena si trova un distributore. Talvolta però, visto che bisogna premere la levetta sinistra per segnare come scartabile un oggetto, si finisce per evidenziare l’oggetto sbagliato e questo non è proprio simpaticissimo quando accade. Comunque le armi sono tutti diverse e dagli effetti più strani possibili, quindi sarà uno spasso provare tutte quelle sempre più rare che pian piano vedrete saltare fuori da scrigni, nemici, boss o anche dadi a 20 facce da trovare in tutte le mappe.

C’è sempre qualcosa da far fuori nelle Wonderlands, ma i nemici non hanno una grande IA

Il gunplay è quello classico di Borderlands quindi vi troverete subito a vostro agio, anche se potreste notare una certa rigidità nei salti e nei movimenti, specie se arrivate da FPS molto più dinamici come per esempio Halo Infinite. Le mappe mai davvero grandi e dispersive, permettono però una navigazione che funziona perfettamente anche senza un rampino o un veicolo, e questo giova all’azione che è sempre al centro dell’esperienza. Sparare bene ai cattivi è un’ottima cosa, ma i cattivi come si comportano? Le loro tipologie non sono tantissime, ma si diversificano bene tra scheletri, umani, squali, troll, goblin, demonietti, draghi e altre diavolerie pescate dal fantasy e qui ben inserite. Il loro comportamento non è mai raffinato e spesso si limitano a spararvi e a inseguirvi, però, siccome sono in tanti e possono fare più o meno male in base al livello di difficoltà che avrete scelto, la sfida è sempre accesa. Ovviamente il gioco può essere giocato in solitaria, ma affrontarlo con amici rende tutto molto più spassoso. In questo caso si può scegliere anche il modo di distribuzione del bottino, tra quello istanziato per ogni giocatore, alla distribuzione competitiva che rende ogni oggetto depredabile dal più veloce sulla piazza. Ovviamente il gioco funziona online e possiede anche la funzione cross play tra piattaforme diverse, ma è presente anche lo split screen per chi vuole giocare in locale. Su PlayStation 5 e Xbox Series X lo split screen supporta anche quattro giocatori contemporaneamente, mentre sui sistemi precedenti si arriva comunque a 2, potendo scegliere anche come dividere lo schermo.

La belezza delle Wonderlands

Il gioco è solo sottotitolato in italiano e la mancanza del doppiaggio si fa sentire

Tecnicamente Tiny Tina’s Wonderlands offre una buona visione d’insieme grazie al cel-shading che ha sempre caratterizzato la saga e che qui sembra inspessire i bordi per dare più risalto agli elementi. Tutte le aree sono intriganti da esplorare ma è quando iniziano i combattimenti che lo spettacolo si accende. Come al solito si può scegliere tra modalità prestazioni e risoluzione, ma visto il tipo di grafica adottata e la tipologia di gameplay, anche stavolta le prestazioni hanno la meglio. Buone le musiche, seppur non colpiscano quasi mai, mentre ottimi gli effetti sonori che accompagnano battaglie e scorribande. Va invece fatto un discorso a parte per il doppiaggio, presente purtroppo unicamente in inglese. Il lavoro svolto è eccellente, con Tiny Tina che è doppiata dalla stessa professionista che ha prestato la voce ad Aloy di Horizon: Zero Dawn, ma la presenza dei soli sottotitoli in italiano non riesce ad accompagnarci al meglio, visto che spesso i personaggi si mettono a parlare nel bel mezzo di battaglie in cui non ci si può fermare a leggere un testo a fondo schermo. La trama si segue sempre benissimo, ma in quei momenti è facile perdersi alcune delle tante battute che sbeffeggiano le situazioni che stiamo vivendo e che fanno parte del divertimento di un gioco come questo.

Commento finale

Forse Tiny Tina’s Wonderlands nasceva, anche stavolta, come un DLC di Borderlands 3, ma poi, visto come stava venendo fuori, si è preferito aggiungere tanti altri elementi per elevarlo a gioco completo in grado di reggersi in piedi da solo. Se così fosse, il piano sarebbe perfettamente riuscito, visto che il titolo risulta più veloce dei precedenti episodi regolari, senza perdere contenuti importanti, ma scegliendo di condensare battaglie ed eliminando il backtracking. Questo, unito al modo esilarante in cui vengono narrati gli eventi e al gunplay sempre validissimo, ci porta un ottimo spin-off da cui potrebbero prendere in prestito alcune meccaniche per il prossimo Borderlands 4. La possibilità di giocare con amici in tutti i modi concepibili è poi il tocco di classe che tutti gli FPS di questo stampo dovrebbero permettere. Non tutto è perfetto e alcune dinamiche potevano essere gestite meglio (vedi la gestione dell’inventario), ma giocare con Tiny Tina a Bunkers & Badasses vi farà passare parecchie ore a sghignazzare.

Pro
  • – Trama delirante e demenziale
  • – Personalizzazione molto accurata
  • – Tanti equipaggiamenti da provare
  • – Tanta azione senza momenti morti
  • – Online anche con il cross-play
  • – Si gioca anche in 4 in split screen
Contro
  • – Molte idee le abbiamo già viste in Borderlands
  • – Gestione dell’inventario poco pratica
  • – Nemici poco vari in quello che fanno
  • – Manca il doppiaggio in italiano

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