Travis Strikes Again: No More Heroes – Recensione

Anche se Nintendo Wii ha venduto milioni e milioni di console, è piuttosto probabile che siano in pochi a conoscere Travis Touchdown, antieroe nato dalla mente dell’autore Goichi Suda, famoso agli appassionati come Suda 51. Le vicende del nostro aspirante assassino che si vedeva coinvolto in una scalata della classifica globale dei più famosi killer (tutti caratterizzati alla grande), ha portato a due uscite a dir poco stravaganti, in cui l’azione lasciava spazio a situazioni esilaranti, dialoghi geniali e anche minigame che comunque avevano un certo motivo di esistere. Saltata la generazione Wii U (perché i due No More Heroes uscirono sorprendentemente solo su console Nintendo), ecco che su Switch arriva una sorta di episodio mediano, complice anche il prezzo budget. Travis Strikes Again: No More Heroes è questo ma anche molto altro, offrendo ancora una volta volta un titolo strano ma a tratti sorprendente.

La cosa inizialmente più complessa da capire dopo l’annuncio era il tipo di gioco che potevamo aspettarci. I precedenti erano avventure ricche di azione con minigame che talvolta facevano capolino; qui invece l’idea che ci eravamo fatti era che quell’equilibrio si fosse ribaltato completamente. Avviato il gioco si capisce invece che la struttura non poggia affatto su mini giochi, ma presenta un hack’n slash a livelli, in cui proprio i livelli altro non sono che “giochi” nel gioco, di cui Travis finirà per essere protagonista. La responsabile di questi eventi è la misteriosa console Death Drive MKII, un oggetto misterioso e subito rimosso dal mercato che faceva misteriosamente scomparire i giocatori che avevano avuto la sfortuna di comprarla.

Cosa ci sia dietro a questa storia e quale sarà il compito di Travis spetterà a voi scoprirlo; quello che posso dirvi è che la storia in sé si sviluppa sia all’interno dei sei (?) giochi della Death Drive, sia in episodi tutti da leggere in cui Travis andrà a caccia delle Death Ball (ogni riferimento alle Dragon Ball è assolutamente voluto) per poter avviare il nuovo gioco che farà avanzare la vicenda. Oltre allo stile di queste sezioni così tanto old school da essere unicamente in nero e verde, non si possono non menzionare i dialoghi e le situazioni assolutamente fuori di testa di cui leggerete, con tanto di commenti di Travis e della sua gatta parlante Jeane su come guadagnare punti su Metacritics accontentando i recensori di videogiochi. In pratica, se mentre giocate state pensando a qualcosa che sarebbe potuto venire meglio, il primo a scherzarci su sarà proprio il gioco.

Passando al gameplay bisogna inizialmente concentrarci sulle sezioni in cui passerete la maggior parte del tempo, ossia i combattimenti. Travis possiede una spada laser con cui potrete sferrare colpi deboli da effettuare anche in movimento, e altri potenti che invece richiedono più tempo per essere eseguiti e che lo espongono maggiormente ad eventuali attacchi. Esistono poi due diversi colpi in salto e una rotolata evasiva utile per togliersi d’impiccio ma neanche troppo. A queste scarne opzioni base si aggiungono le abilità speciali, mosse che si acquisiscono raccogliendo dei chip e che, se assegnati per un massimo di quattro abilità contemporaneamente, possono offrire colpi stordenti, fulmini, aree curative, bombe appiccicose e molto altro. Diciamo che con i soli colpi base la noia sarebbe potuta arrivare in fretta, ma grazie a queste abilità che possono essere riattivate dopo un classico cooldown, si apprezza anche una certa personalizzazione del proprio eroe. Va poi detto che, anche se noi finora abbiamo parlato di Travis, il gioco lascia spazio anche a Bad Man, personaggio che si allea con il nostro per motivi personali e che ci permette di giocare in cooperativa per la stragrande maggioranza del tempo.

Travis e Bad Man possono essere migliorati tramite level up, ma oltre ad aumentare energia e potenza d’attacco non cambia nient’altro. Quello che però manca in progressione dei personaggi, è presente come difficoltà e varietà dei nemici. I bug che incontreremo nei giochi e che dovremo sconfiggere per poter raggiungere il boss finale partono da semplici assalitori che si buttano contro i protagonisti, fino ad evolversi in nemici dotati di scudi, di trivelle e di spade che obbligano a prestare attenzione. La varietà non è certo infinita ma sicuramente adeguata, specie per un gioco indie venduto a prezzo budget. Gli scontri in Travis Strikes Again sono quindi furiosi e frenetici, complice anche una barra da riempire per eseguire delle super molto dannose. Questi combattimenti sono sempre inseriti all’interno di giochi che, ideologicamente spaziano da avventure grafiche, racing game e puzzle, con piccoli elementi presi da ciascuno ma sempre (o quasi) con la componente action al centro. Non mancano nemmeno sequenze di salti e rimbalzi ma quelle, che per fortuna sono poche, non possono che chinare il capo davanti ad altre sessioni platform giocabili su una console Nintendo. Si lasciano comunque giocare e danno una varietà molto piacevole al tutto.

Il livello tecnico di Travis Strikes Again è piuttosto scarso, ma spesso sembra che tutto sia stato fatto apposta. Sentire Travis dire che “queste sezioni hack’n slash sono un po’ troppo spoglie ma alla fine ci si abitua” può essere visto come un’ammissione di colpa di sviluppatori che vogliono farsi perdonare per una modellazione che effettivamente lascia parecchio a desiderare… però il colpo d’occhio di un gioco come questo però non si basa tanto sul dettaglio o sul numero di poligoni, quanto sullo stile fortissimo di Suda 51 e di Grasshopper Manufacture. Colori acidi, movenze sgraziate ed esagerate, così come grafica vettoriale bellissima da vedere tengono alta l’attenzione dei giocatori più navigati che sanno apprezzare questi dettagli. Anche le musiche non sono male, ispirate al mondo degli 8-bit o comunque a specifiche sonorità. Il gioco non ha un vero doppiaggio ma è stato comunque interamente tradotto e sottotitolato anche in italiano.

Arrivati fin qui avrete capito che Travis Strikes Again: No More Heroes non è un gioco come gli altri e, soprattutto, non vuole esserlo. Il gioco sa proporre un buon divertimento “ignorante” grazie a combattimenti semplici ma non banali e a situazioni narrative ben integrate. Qualche momento da minigame c’è, ma è integrato nell’esperienza che al 99% si dimostra un hack ‘n slash con tanto di visuale (spesso) dall’alto. Consigliatissimo a chi già conosce l’universo di Travis e vorrebbe tornare a Santa Destroy in un ipotetico terzo capitolo ufficiale, ma “da provare” per chi invece arriva senza sapere nulla. La sfrontatezza del personaggio e dello stesso Suda 51 può convincere o sembrare eccessiva e fuori luogo, ma di sicuro non vi lascerà indifferenti. A noi comunque è piaciuto e se avete modo di godervelo con un secondo giocatore (è possibile anche una coop drop in/drop out) lo apprezzerete ancora di più.

Pro
  • – Carisma ovunque
  • – Tante idee, frullate e ben mescolate
  • – Boss battle ben ritmate
  • – Coop per due giocatori
Contro
  • – Qualche mossa extra non ci sarebbe dispiaciuta
  • – Tecnicamente semplice
  • – Difficile rigiocarlo una volta finito

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