Tunic – Recensione

Si rivive il fascino della scoperta!

Avere delle idee originali è difficile, di questi tempi. Spesso molti sviluppatori recuperano fasti del passato o trend del presente nella speranza di sbarcare il lunario, e altrettanto spesso molti titoli finiscono nel dimenticatoio, a volte per inesperienza, a volte per tempistiche sbagliate. Per fortuna, però, nel grande mix ci sono dei titoli la cui uscita è quasi fuori dal tempo, in una dimensione unica ed esclusiva. Uscite del genere sono come un fulmine a ciel sereno, e Tunic pare ricoprire perfettamente questo ruolo.

Si respira aria nuova nell’antica e misteriosa foresta di Tunic!

Difficile pensare che sia un gioco sviluppato da una sola persona!

Sembra Zelda, ma non è…

Seguendo la stessa strada di altri titoli dal vibe simile, come “Hob” di Runic Games, “Ashen” di A44 e “The Touryst” di Shin’en Multimedia, Tunic si presenta superficialmente come una sorta di richiamo agli Zelda del passato in salsa moderna, rispettando il materiale originale senza cadere nella banalità. Questo, però, succede solo e solamente ad una prima e rapida occhiata: una volta preso in mano il controller le cose cambiano davvero rapidamente, mostrando come Tunic sia in realtà uno Zelda-like con un gameplay che ricalca in maniera grossolana la serie di Dark Souls. Prenderemo il controllo di una volpina adorabile, senza avere però la possibilità di difenderci, almeno per i primi minuti di gioco. Dopo poco ci imbatteremo in un cartello e in un ramoscello che la volpe potrà equipaggiare e utilizzare come spada, ma sarà proprio in questo momento specifico del gameplay che ci renderemo conto della più grande delle genialate di Tunic: seppur il gioco sia stato impostato in lingua italiana, il mondo di Tunic non parla una lingua comprensibile. La lingua di Tunic è completamente inventata. È una sorta di stranissimo linguaggio runico (al momento non ancora tradotto da nessuno) che lascia tutto al caso e all’intuizione del giocatore.

Tunic
Il mondo di gioco è pieno di piccoli osservatori che servono a capire la posizione dei nemici.

Parla come mangi!

Pochissime informazioni di Tunic sono in lingua italiana, ma pensiamo che questo giochi decisamente a favore dell’alone di mistero che circonda le esplorazioni nelle più disparate delle località. Lo scopo del gioco, grossomodo, è scoprire che cosa è successo nella stupenda foresta in cui noi giocatori, ci siamo svegliati. Nei primi tratti della storia avremo anche modo di vedere lo spirito di una volpe intrappolato in un cristallo, ma tutto resterà immerso in questo alone di mistero che, specialmente in questi anni di accessibilità estrema, non è per niente spiacevole. Per raccogliere dettagli e particolari sull’ambiente circostante, esplorazione e autodifesa a parte, potremo trovare sparsi degli oggetti quadrati e luminosi. Una volta raccolti si riveleranno essere pagine perdute di un libretto di istruzioni scritte in un sapiente mix tra lingua runica e italiana, lasciando il giocatore con più domande che risposte. Le immagini del libretto saranno abbastanza esplicative da poter lasciar intendere il significato di ogni sezione senza dirlo (o meglio, scriverlo) in maniera del tutto esplicita, e questo rende, se possibile, ancora più affascinante esplorare e scoprire nuovi luoghi, oggetti e strategie per combattere contro i nemici.

Tunic
Uno dei primi momenti di gioco.

Crescere esplorando

All’esplorazione e ai tutorial spartani si aggiunge, poi, un sistema di upgrade delle statistiche della volpe sotto forma di offerte agli oracoli sparsi in giro. Un po’ come nei giochi di From Software, in Tunic sarà possibile recuperare vita, resistenza, magia e pozioni ricaricabili andando a pregare di fronte a degli oracoli di volpe, che faranno passare il tempo e riapparire tutti i nemici sconfitti fino a quel momento. Raccogliendo oggetti speciali in giro sarà possibile donarli all’oracolo spendendo una quantità imprecisata di denaro raccolta sconfiggendo i nemici, in cambio dell’upgrade di una statistica al livello successivo. Insomma, è chiaro come singolarmente tutti questi sistemi siano stati già visti e collaudati in una maniera o nell’altra, ma il punto è proprio questo: Tunic non è un gioco originale, almeno non ad una prima occhiata, e forse neanche vuole esserlo. Questa mancata originalità è, però, presto controbilanciata da una serie di emozioni che non provavo da tempo. Tunic offre a te, giocatore, il piacere della scoperta. Quel momento in cui, per una qualsiasi ragione, si esclama “Aha! Ecco cosa si doveva fare!” e si rompe il ciclo dei numerosissimi giri a vuoto fatti fino a quel momento. Il gioco riesce a catturare, silenziosamente e rispettando il giocatore, l’essenza di cosa significava giocare prima dei numerosi salti di qualità dei videogiochi degli ultimi dieci anni. A differenza dei giochi più vecchi, però, Tunic fa tesoro dei titoli rappresentativi delle vere masterclass di design, lasciando che il giocatore faccia da solo le sue scoperte e abbia anche il tempo di sentirsi fiero delle sue azioni. Tunic rende il giocatore forte rinfrancandogli lo spirito attraverso una cura maniacale per i dettagli, senza avere paura di rendersi troppo difficile, spiacevole o criptico man mano che le zone si sbloccano e il gioco si sviluppa. Suonare le campane sparse nel mondo di gioco sarà solo l’ultimo step delle pericolose avventure che aspettano il giocatore.

Tunic
Combattere è difficile, ma che soddisfazione!

Comparto Tecnico e Combat System

Il resto del gioco accompagna all’esplorazione un combat system semplicistico ma robusto, in cui sarà necessario stare attenti sia alla propria posizione che agli attacchi dei nemici. Difendersi al momento giusto e parare gli attacchi è di vitale importanza, non si deve mai lasciare al caso. È per questo che Tunic VUOLE essere difficile e mettere il giocatore alla prova, perché ogni passo e ogni zona si faranno sempre più complicati e si dovrà sempre stare attenti, quasi come succede nei Dark Souls, ma in maniera a mio parere più bilanciata. Dal punto di vista tecnico Tunic è un piccolo gioiellino: passi il design piuttosto giocattoloso che sembra attrarre un target di più piccoli! Lo stile e i colori non sono che una trappola per i giocatori meno attenti, perché Tunic dimostra facilmente di non aver bisogno di una grafica tendente al realismo per trasmettere emozioni e mettere in difficoltà il giocatore senza dire neanche una parola. Il fogliame, i cespugli e l’acqua sono una gioia per gli occhi e catturano l’attenzione fin da subito, complice una soundtrack a dir poco stellare, che a volte può rischiare di cadere nella ripetitività, ma riesce comunque a catturare la sensazione di viaggio nell’ignoto caratteristica dei giochi di questo tipo. Abbiamo avuto modo di giocare Tunic su Series X, PC e Xbox One grazie al servizio GamePass: tutte e tre le versioni sono di ottima fattura e risultano estremamente stabili, senza alcun problema di frame rate o risoluzione. Qualsiasi sia la vostra possibilità, Tunic resta esattamente la stessa, ottima esperienza ovunque.

Tunic
Lo stile grafico non è che un mezzo.

Commento Finale

Tunic è un gioco piuttosto particolare, su questo non c’è dubbio. Era da tempo che non mi ritrovavo a discutere di un gioco e di ragionare su come andare avanti con amici! Questo è sicuramente rappresentativo di un titolo che non è esattamente per tutti, ma conserva un rispetto per il giocatore e una profonda cura nel suo design senza cadere nella banalità del gioco “troppo difficile” o “poco intuitivo” per il gusto d’esser tale. Piuttosto che tenere la mano al giocatore accompagnandolo per tutta l’esperienza, Tunic decide di star lontano a guardare, lasciando ogni tanto qualche piccola briciola per far capire che sì, stiamo andando per la strada giusta. È un’esperienza come poche, oggi, e come tale merita di essere giocato, specialmente da chi è più navigato e cerca di riassaporare la sensazione di stupore e fantasia dei titoli più retrò.

Pro
  • – Graficamente fantastico!
  • – Gameplay semplice e dritto al punto
  • – Design delle mappe ben pensato
  • – Enorme fantasia nel creare una lingua di sana pianta!
  • – Il grande ritorno dei libretti di istruzioni che fanno da guida strategica!
Contro
  • – Potrebbe sembrare astruso ai meno navigati
  • – C’è da abituarsi al combat system
  • – È necessaria una buona dose di pazienza

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