Ultra Street Fighter II: The Final Challengers – Recensione

Trent’anni di botte

Grazie alla serie ACA NEOGEO presente fin dal day-one su Nintendo Switch, gli appassionati di picchiaduro hanno potuto divertirsi con una ricca collezione di titoli anni ‘90, venduti a poco meno si sette euro ciascuno. Classici come Fatal Fury e varie edizioni di King of Fighters sono nomi importanti, ma alla giovanissima console mancava il titolo Capcom che in fin dei conti, questo genere se l’era praticamente inventato. Insomma, mancava Street Fighter II. Per un gioco di questa portata però non si è pensato a produrre una “semplice” conversione, bensì un’edizione che Capcom stessa considera definitiva. Arriva così Ultra Street Fighter II: The Final Challengers, un’uscita che, come vedremo, basa molto del suo fascino sulla nostalgia provata da molti di noi, verso quel cabinato in cui abbiamo inserito monetine a non finire.

Questo che è anche un modo per festeggiare l’anniversario dei 30 anni insieme a Ryu, Zangief e Blanka ci porta una riedizione della migliore versione possibile, quel Super Street Fighter II che oltre alla presenza dei boss (la Champion Edition) conteneva altri quattro lottatori come Fei Long, Cammy, Dee-Jay e T. Hawk. Il roster saliva dunque dagli otto personaggi degli esordi a ben sedici guerrieri da strada. In questa nuova versione si aggiungono i volti già noti di Akuma, Evil Ryu e l’inedita versione potenziata di Ken, chiamata Violent Ken. Qui secondo me iniziano i problemi, poiché se già Ken si potrebbe considerare il “clone” di Ryu, creare Evil Ryu prima e Violent Ken poi, porta il numero di cloni a quattro. A essere crudeli potremmo aggiungerci anche Akuma che tra “bolle” energetiche e Shoryuken non differisce granchè agli occhi dei meno scafati. Perché se è vero che i tornei mondiali di Street Fighter sono spettacolari da vedere, è anche vero che la maggior parte dei giocatori si divertirà con il titolo senza mai raggiungere quei livelli e non si metterà certo a studiare a tavolino i fotogrammi delle animazioni per collegare combo o mosse speciali.

L’aggiunta dei tre personaggi extra sarà quindi marginale per la maggior parte dei giocatori, gli stessi tra l’altro che non si accorgeranno di alcune modifiche al gameplay che provano ad arricchirlo. Ora per esempio è possibile reagire ad una presa avversaria, così come sono cambiate leggermente alcune mosse. Dinamiche che anche questa volta saranno evidenti agli esperti ma che risulteranno invisibili ai nuovi arrivati. Provando però a guardare il gioco con gli occhi di chi fa partire per la prima volta un Hadoken, la meraviglia è assicurata. Il primo, gigantesco motivo sta nel gameplay eccellente del gioco. Se Street Fighter II è un gioco così amato e venerato in tutto il mondo a distanza di 30 anni un motivo deve esserci, e attraverso questa edizione potrete scoprirlo mentre vi agitate sul controller tra un calcio potente e un pugno medio. Trovare il proprio lottatore preferito è giù di per sé un’esperienza, e riuscire a usarlo al meglio scalando i livelli di difficoltà della modalità Arcade o giocando contro un amico, è una grande soddisfazione. Ad esclusione dei “cloni” di cui vi ho già parlato e che comunque qualche differenza la dimostrano, ogni lottatore ha un suo stile, una sua velocità, una sua potenza e, ovviamente, una serie di mosse speciali e supermosse che lo caratterizzano al meglio. Insomma è impossibile non affezionarsi ad almeno uno di loro, cercando di tirar fuori il suo meglio.

Un altro motivo per passare alla cassa con Ultra Street Fighter II: The Final Challengers è dato dal restyle visivo con cui è riproposto il gioco. I più attenti avranno però notato che l’aver portato personaggi e arene nell’era HD non è un lavoro specifico di questa edizione, bensì è stato fatto circa dieci anni fa, quando il gioco Capcom arrivò sui negozi digitali di Xbox 360 e PS3. Anche l’inserimento di Violent Ken non ha richiesto grandi sforzi, visto che è stato preso il vecchio modello ed è stato semplicemente ricolorato. Il lavoro generale in questo ambito rimane comunque notevole, comprendendo anche arrangiamenti per le storiche musiche, ma è evidente quanto Capcom abbia fatto il classico compitino senza impegnarsi davvero nella creazione di qualcosa di concreto. Questo si palesa ulteriormente dando un’occhiata alla nuova modalità La Via dell’Hado: l’idea sarebbe quella di metterci davanti ad una serie di nemici da sconfiggere con le mosse speciali di Ryu, da mimare impugnando i Joy-Con. Nel tutorial la cosa funziona anche, ma appena parte la modalità vera e propria i controller cominciano ad andare per i fatti loro, le mosse partono a caso e ci si ritrova a chiedersi perché si sta perdendo tempo quando a poche schermate vi aspetta un grande Street Fighter. Probabilmente lo avvierete una volta per curiosità e lo dimenticherete molto in fretta. Da non sottovalutare invece la possibilità di giocare online contro altri giocatori, ma considerate che là fuori ci sono utenti che si allenano da 30 anni e non vedono l’ora di “insegnarvi” a giocare a suon di pugni in faccia. Le limitazioni tipiche riscontrabili nella gestione di Nintendo della sua infrastruttura sono tutte presenti, rendendo molto più semplice andare a casa di un amico, piuttosto che cercare di sfidarlo online. Infine, se volete cooperare con il sudde3tto amico, potrete scegliere una modalità 2vs1 che vi vedrà impegnati a lottare contro singoli avversari. Anche se la cosa vi potrebbe sembrare scorretta, la condivisione della barra energetica con il vostro compare riequilibra la situazione.

Prima di chiudere occorre parlare un po’ del sistema di controllo, visto e considerato che sarà lui a veicolare i vostri pensieri al lottatore di turno. Ultra Street Fighter II: The Final Challengers è probabilmente uno dei giochi che beneficia maggiormente del Pro Controller, a causa dell’assenza di una vera croce direzionale posizionata sul Joy-Con sinistro. Sul Pro Controller non avrete problemi a gestire le rotazioni e i cambi di direzione necessari per eseguire le mosse speciali, ma la cosa si fa molto più ardua usando il D-Pad virtuale formato da quattro pulsanti della configurazione standard (quella con i due Joy-Con collegati tra loro tramite il guscio in dotazione). Ovviamente il peggio si ottiene usando solo un Joy-Con, scelta che effettuerete solo ed unicamente per sfidare un amico in locale nel caso non abbiate altri sistemi di input. La levetta analogica, non avendo una grande corsa, si comporta discretamente per essere uno stick così piccolo ma il raggiungimento dei pulsanti superiori (fortunatamente rimappabili in qualsiasi configurazione) è scomodo anche con il piccolo slider che li accentua. Se quindi volete giocare nel modo migliore possibile e senza combattere anche contro il sistema di controllo, il Pro Controller è da mettere in conto.

Ultra Street Fighter II: The Final Challengers II è un gioco dalla doppia natura: da una parte abbiamo IL picchiaduro per eccellenza, con un gameplay e un carisma che ancora oggi tutti cercando di replicare, compresa la stessa Capcom. Dall’altra parte c’è invece un’edizione incredibilmente pigra che ripropone una grafica HD che però fu creata ben dieci anni fa, una modalità extra dimenticabile, un online con i soliti limiti, un sistema di controllo che necessita di un accessorio a parte per diventare perfetto e, dulcis in fundo, un prezzo di ben 40 euro. Senza voler fare i conti in tasca a nessuno, il prezzo ideale per questo genere di operazioni solitamente corrisponde alla metà. Moltissimo del lavoro era già stato fatto, la Via dell’Hado poteva non esserci e si poteva evitare di gonfiare il prezzo per via del nome che porta e per la nostalgia che genera. Il gioco merita sicuramente, ma il nostro consiglio è di resistere e di attendere una plausibile sforbiciata al prezzo.

Pro
  • – È Street Fighter II al suo meglio
  • – Su Switch potrete giocarlo dove vorrete
Contro
  • – I “nuovi” personaggi non sono così nuovi
  • – Controlli sfruttabili al meglio solo con il Pro Controller
  • – Modalità extra di scarso valore

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