Yakuza 6: The Song of Life

Ultimamente la serie Yakuza sta vivendo una seconda giovinezza. Grazie alla riproposizione dei primi capitoli e di un prequel inedito e ben riuscito sono tanti i giocatori che si sono appassionati alle vicende dei personaggi che compongono questa saga giunta ora al sesto capitolo. Curiosità vuole che dopo aver iniziato a conoscere il protagonista con le sue primissime avventure, ora arrivi sul mercato Yakuza 6: The Song of Life che rappresenta l’atto finale di una saga durata molti anni sia per i videogiocatori, sia per il quartiere di Kamurocho e dei suoi abitanti. Come vedremo il gameplay non si discosta poi molto dal remake del primo capitolo e dal prequel (che di fatto sono giochi moderni) e ciò permette di godersi una nuova avventura nel Giappone dei giorni nostri, sia per i nuovi arrivati, sia per chi segue le vicende dal lontano 2005 su PlayStation 2.

Com’è facile aspettarsi, il gioco propone una vicenda che si evolve rispetto a quanto accaduto in Yakuza 5, mostrando Haruka, la figlia putativa del protagonista Kiryu, già parecchio grande e nominando un orfanotrofio che nascerà solo nel 3 capitolo. Aggiungeteci alcuni personaggi sparsi e introdotti lungo la strada e potreste iniziare ad intuire che forse non avrebbe molto senso giocare a questo sesto capitolo senza aver prima completato gli altri. Da un lato non si può che assecondare questo ragionamento, ma bisogna anche dire che il lavoro svolto in termini di storia per aggirare questo ostacolo fa del suo meglio per funzionare. In altre parole Yakuza 6 ci propone una storia che sta in piedi di sola e che si concentra unicamente sulla figura di Kiryu, inserendo qua e là alcuni personaggi del passato che però non richiamo nulla di importante per i nuovi giocatori.

Superato l’inizio che, a parte un combattimento tutorial, propone una serie di filmati non interattivi dalla durata complessiva di circa 45 minuti che spoilerano abbondantemente il finale del quinto capitolo, saprete tutto il necessario per iniziare questa ultima avventura. Inoltre, nel caso voleste avere qualche informazione extra, potrete trovarla in una serie di riassunti testuali suddivisi per capitolo e accessibili dal menu iniziale. Un montaggio video sarebbe stato più efficace, ma potrete giocare senza difficoltà anche senza leggere questi inevitabili spoiler sul passato di Kiryu.

La storia di Yakuza 6 è raccontata con l’abilità di sempre, spingendoci verso un personaggio che, seppur abbia fatto parte della nota mafia giapponese, vuole staccarsi dal mondo criminale in ogni modo. Il cuore d’oro del protagonista, tanto tosto quanto disponibile ad aiutare tutti, è messo a dura prova quando si metterà in cerca di Haruka, la bambina che aveva salvato in passato e che ora è diventata grande. Così grande da avere anche un bambino di cui si dovrà occupare proprio Kiryu in seguito ad eventi tutti da scoprire.

Chi sia il padre, cosa sia successo ad Haruka e che ne sarà di Kamurocho sono solo alcune delle questioni da risolvere, a cui si aggiungeranno e intrecceranno anche la mafia giapponese, la spietata triade cinese e una nuova gang chiamata JUSTIS. L’essersi volutamente concentrati sul solo Kiryu evita gli sbalzi vissuti in altri titoli della serie, rendendo la narrazione meno frammentaria e più coesa. Progredire all’interno della storia non è nulla di complesso visto che ci viene sempre chiesto di raggiungere un punto sulla mappa per far progredire la trama principale, eppure anche questa volta ci saranno una vasta serie di attività collaterali che ci spingeranno a perdere tempo e ad arricchire la nostra esperienza.

Chi segue la serie dall’uscita del 2005 sa come e quanto si siano evolute le dinamiche, ma anche chi ha conosciuto Kiryu con Yakuza 0 o con Yakuza Kiwami noterà diverse novità. La prima differenza si riscontra nel sistema di combattimento che da un lato sembra semplificato, mentre dall’altro sembra maggiormente tecnico. Il colpo più duro da digerire è l’eliminazione dei diversi stili di combattimento in favore di un unico stile fatto comunque di attacchi deboli e potenti. Torna la barra da riempire per sfoderare i colpi più devastanti e cattivi, così come una modalità da attivare a barra piena per infuriarsi e poter sferrare attacchi potentissimi.

Non potevano mancare le mosse ambientali, ora arricchite in varietà grazie alla possibilità di iniziare una rissa in strada, tra l’altro senza la sequenza che istanziava il combattimento, e poi finirla in un negozio, con brutti ceffi che finiscono con la testa nel microonde. C’è un maggiore uso delle armi, ma soprattutto c’è un diverso modo di gestire gli scontri: ora infatti il tasto della parata è molto più utile che in passato e gli stessi nemici faranno uso di questa tecnica difensiva per poi contrattaccare. Inoltre il numero di aggressori è spesso elevato e per tenere loro testa sono state inserite mosse e prese speciali che possono aiutarvi a colpirne più di uno per farvi prendere fiato e riguadagnare gli spazi.

Alcune mosse più specifiche sono già a disposizione di Kiryu, ma molte altre, comprese abilità speciali e statistiche sono da acquisire attraverso un progresso più stratificato rispetto al passato. Essendo spariti gli stili di combattimento è stato modificato anche il sistema di potenziamento che non si basa più su punti abilità da spendere, ma su cinque diverse categorie in cui potrete ottenere punti. Combattere contro degli sgherri in strada vi farà guadagnare punti nelle categorie più fisiche, ma per aumentare quelle relative alla tecnica o al carisma dovrete fare qualcos’altro come andare a mangiare un piatto nuovo in un ristorante, giocare con un videogioco nelle sale giochi SEGA Arcade o magari fare un punteggio molto alto al karaoke. Le attività secondarie diventano quindi più importanti che in passato, dimostrandosi utili sia per variare il gameplay, sia per migliorare il personaggio.

Allo stesso modo le missioni secondarie che incontrerete potranno distrarvi dalla trama adulta che viene narrata grazie a personaggi e situazioni bizzarre e spesso comiche, oltre che utili ai fini della progressione. Progressione che tra l’altro è richiesta per affrontare nemici che diventano effettivamente più coriacei e pericolosi con l’avanzare della trama. Se ve lo state chiedendo, il farming non è una pratica di Yakuza 6, l’importante è giocare il titolo evitando di procedere solo tramite missioni principali. Perdete tempo provando qualche minigame, fatevi qualche partita nelle sale giochi SEGA giocando ad OutRun, ma non dimenticate che sarà presente anche il puzzle game Puyo-Puyo e soprattutto l’incredibile Virtual Fighter 5 Final Showdown, gioco nel gioco completissimo che potrete avviare anche dal menu principale per divertirvi contro un amico.

Anche se Kiryu sarà l’unico personaggio che controllerete, Kamurocho non sarà l’unica ambientazione disponibile. La storia vi porterà infatti anche ad Onomichi nel distretto di Hiroshima, una realtà più rurale e lontana dalle luci di Tokyo che ha per forza di cose meno attività secondarie. La mappa è meno sviluppata ma propone comunque alcuni scorci caratteristici e una serie di attività principali e secondarie. Qui troverete anche il nuovo minigame basato sulle risse tra gang di strada, una sorta di RTS in cui potrete chiamare sul campo una serie di sgherri di varia natura per farli combattere automaticamente contro la formazione rivale. Inizialmente potrebbe sembrarvi abbastanza semplice e poco approfondito, ma andando avanti vi accorgerete che la gestione di certi scontri richiede molta più attenzione di quanto si possa pensare. Un’aggiunta insomma davvero riuscita che si affianca senza problemi alla collaudatissima formula di sempre.

Yakuza 6 è il primo capitolo ad essere stato sviluppato esclusivamente per PlayStation 4 e vi basterà mettere piede a Kamurocho per rendervi conto di come siano cambiate le cose. Le strade sono molto più dettagliate, sono presenti più oggetti, i riflessi sono davvero convincenti e in linea generale ci si accorge di essere immersi in una realtà più concreta. Non tutto è perfetto e ogni tanto si nota qualcosa che sfarfalla sullo sfondo, ma il mondo di gioco è sicuramente più vivo e “fisico” di prima. Per venire incontro a questo maggiore dettaglio che coinvolge anche l’incredibile lavoro svolto sui volti visibili principalmente nei filmati, così come nelle animazioni legate ai colpi più potenti, il frame rate è ben lontano dai 60fps di Yakuza 0, il quale però era un titolo sviluppato su PlayStation 3 e poi convertito sull’attuale console ammiraglia di Sony. L’assenza dei caricamenti ogni volta che si entra in un negozio, in un locale o in una sala arcade incidono ovviamente su questo aspetto, ma rendono molto più uniforme lo svolgimento dell’avventura.

Qualunque sia il modello di PlayStation 4 da voi utilizzato (standard o Pro) qualche calo di frame rate è da mettere in conto, ma vi assicuriamo che è tranquillamente perdonabile. Anche il lato sonoro è eccellente come sempre, con un doppiaggio in giapponese di altissima qualità e i sottotitoli che anche stavolta snobbano l’italiano. Per via di alcuni personaggi che parlano in slang (specie ad Onomichi) i sottotitoli in inglese non sono proprio scolastici, ma si può sempre mettere in pausa per andare a cercare quello che non si è capito. Se però vi siete goduti un qualsiasi altro titolo della serie non avrete problemi nemmeno questa volta. Musiche che seguono benissimo il ritmo dell’azione ed effetti sonori d’impatto rendono infine divertenti e sempre cattive le mosse che esibirete nei combattimenti.

Yakuza 6: The Song of Life è un gran bel modo per concludere le vicende travagliate ma esaltanti che hanno coinvolto Kiryu. La scelta di concentrarsi solo sul protagonista storico paga in termini di immedesimazione e di fruibilità della trama, mentre la scelta di eliminare gli stili di combattimento può essere considerato il suo unico scivolone. Intendiamoci: mettere in riga i cattivi che ci si parano davanti è sempre un piacere, però avere meno varietà per farlo smorza un po’ l’entusiasmo che si era venuto a creare grazie alle ultimissime uscite. Minigame sempre divertenti e con titoli che da soli varrebbero il prezzo del gioco (chi ha detto Virtua Fighter V?) rendono la progressione di Kiryu più variegata perché spinti a provare ogni cosa.

Abbiamo quindi un altro giocone della serie che non mancherà di divertire i fan con un’ultima grande avventura. Chi invece arriva dal prequel e/o dal remake deve solo capire se giocarlo subito, o cercare di proseguire in modo più o meno uniforme, ricordando però che mentre il secondo capitolo arriverà a fine estate, i restanti tre episodi di raccordo sono presenti solo su PlayStation 3. Se volete il mio consiglio vi suggerirei di procedere così: partite da Yakuza Kiwami, poi gettatevi su Yakuza 0 per godervi al massimo alcuni riferimenti in un gioco che in effetti è uscito solo recentemente, e poi andate tranquilli su Yakuza 6, considerandolo una sorta di salto temporale in avanti che, pur citando alcuni avvenimento del quinto capitolo, non vi rovinerebbe la sorpresa di scoprire cosa ha portato a quella situazione, nel caso doveste giocare in futuro i restanti capitoli. Sayonara Kiryu!

Pro
  • – Storia bellissima per una grande conclusione
  • – Combattimenti sempre divertenti e cattivi
  • – Il nuovo sistema di progressione vi farà provare di tutto
  • – Minigame eccellenti
  • – Missioni secondarie interessanti e spassose
  • – Sviluppato in esclusiva su PS4 e si vede
Contro
  • – Gli stili di combattimento sono stati eliminati
  • – Onomichi è una mappa più limitata
  • – Sottotitolo solo in inglese

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