Call of Duty: Warzone 2.0 – Speciale

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Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia, recita una delle più semplici formule della matematica. Questo è quello che deve aver pensato Activision per il suo Warzone 2.0. Mescolare le carte e aggiungere un discreto numero di piccole e inedite novità è sembrata la scelta più ovvia non solo per mantenere unita la community, ma soprattutto per ricatturare i videogiocatori che avevano smesso di giocare al capostipite. Una strategia vincente? Al momento sembra proprio di sì, soprattutto perché implementata a cavallo della pubblicazione di Call of Duty: Modern Warfare II.

Sorprese e problemi

Di info più o meno veritiere sulla produzione di Warzone 2.0 ne sono uscite a bizzeffe prima della sua ufficiale pubblicazione e lo stesso team si è dovuto sforzare per mantenere un po’ di mistero. Una scelta che premia quando nella prima settimana il nuovo battle royale registra numeri da capogiro e accessi che intasano i server. Di conseguenza svariati giocatori non sono riusciti ad immergersi nel mondo del free-to-play del brand Call of Duty con maggiore continuità.

Un compromesso necessario per mantenere l’appeal del migliore battle royale, o comunque continuare a competere con gli unici veri giganti capaci di resistere al passare del tempo o dell’interesse degli utenti, ovvero Fortnite e Apex Legends.

Nuovi operatori pronti a essere sbloccati… o acquistati.

Cos’è Warzone 2.0?

Warzone 2.0 è un progetto che rispecchia in tutto e per tutto il suo predecessore, risultando estremamente riconoscibile da chi ha trascorso innumerevoli ore tra le mappe e gli aggiornamenti. Si comincia dal solito aeroplano di fortuna, in solitaria o in team fino a quattro giocatori. Poi, in volo si decide dove atterrare per equipaggiarsi al meglio e sopravvivere mentre l’area di mappa giocabile si riduce di round in round.

Lo spirito di ogni vero battle royale, insomma, viene mantenuto, ma la nuova mappa Al Mazrah sorprende e incuriosisce fin dai primi lanci. Si tratta di una mappa sorprendentemente densa di edifici e luoghi sensibili, con una massiccia dose di aree aperte nelle zone più periferiche, fino a una concentrazione di palazzi che valorizza le frenetiche sparatorie dalla corta distanza.

Peccato per un certo spaesamento durante le corse affannose tra i numerosi edifici, esteticamente simili, rischiando di lasciare pochi punti di riferimento ai giocatori. Siamo sicuri, però, che con i prossimi upgrade di Warzone 2.0 la mappa verrà sicuramente trasformata, un po’ come accaduto in passato.

Novità dal gulag

La vera piccola, grande, novità che ci ha sorpreso in positivo è il nuovo gulag, la famosa arena dove una volta eliminati si ha la chance di ritornare sul campo di battaglia. Nel primo Warzone la battaglia si svolgeva 1Vs1, facendo tornare sul campo il vincitore. In Warzone 2.0 la sfida diventa un 2v2, soluzione ben più frenetica e coinvolgente che lascia spazio a situazioni più varie rispetto al passato.

Come se non bastasse, se la partita non si conclude dopo una dozzina di secondi, interviene sul campo di battaglia anche un soldato corazzato guidato dalla cpu – il classico juggernaut – pronto a sparare a qualsiasi bersaglio nella linea di tiro. Abbiamo particolarmente apprezzato questa nuova implementazione perché rende queste chance una vera e propria “partita dentro la partita”, dove perfetti sconosciuti si ritrovano a collaborare in fretta e furia.

Ovviamente non può mancare il Battle Pass con tutti i suoi oggetti sbloccabili.

Bilanciamento

Ciò che realmente ci ha sorpreso in Warzone 2.0 sono le sue partite molto più bilanciate rispetto al passato. Un risultato ottenuto limitando al minimo, a fine partita, la distribuzione di equipaggiamento con perk come fantasma e sangue freddo. Come se non bastasse, abbiamo particolarmente apprezzato la scelta di aggiungere imprevedibilità ai round introducendo in modo randomico una manciata di roccaforti difese da numerosi bot. Attaccarle permette di ottenere lauti bottini, ma d’altro canto si rischia di attirare l’attenzione di altri giocatori e finire sotto uno spiacevole fuoco incrociato.

Prendere decisioni rapide, adattarsi e riuscire a mantenere la mente lucida mentre la safe zone diventa sempre più piccola, sono le regole d’oro che vanno rispettate anche in Warzone 2.0. A questa collaborazione obbligatoria si contrappone l’antipatico fenomeno del camping che rende molteplici game over estremamente frustranti.

Ci teniamo a spendere due parole anche sul comparto tecnico, sempre convincente per quanto riguarda armi ed operatori. Convince meno sul fronte degli effetti particellari, così come un livello delle texture che difficilmente va oltre il mero compitino. Il risultato è molto più vicino al passato capitolo di quanto avessimo ipotizzato.

La nuova mappa presenta un design molto interessante.

In conclusione

Warzone 2.0 è nel bene e nel male un Warzone all’ennesima potenza, autoreferenziale, in linea con le aspettative degli appassionati, con i soliti compromessi. Le piccole ma numerose implementazioni ci hanno convinto del lavoro di Activision, mentre il nuovo gulag sorprende e vale il prezzo di ogni round.

Il team di sviluppo persevera e segue le stesse orme che hanno reso il capostipite un punto di riferimento nel mondo dei battle royale. Solo il tempo ci dirà quanto sarà stato saggio percorrere queste strada, ma al momento i risultati non possono che essere confortanti. Comunque un tentativo è d’obbligo per chiunque apprezzi questo genere di produzioni.

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