Cyberpunk: Edgerunners – Recensione

Se c’è una strategia che Netflix ha deciso di implementare da tempo per il suo catalogo, con l’obiettivo di abbracciare tipologie di pubblico differenti, è quella della diversificazione. Interfacciandosi con il mondo videoludico per trasposizioni più o meno fedeli, il risultato è stato altalenante; da un lato, produzioni come The Witcher e soprattutto Arcane hanno dimostrato come la qualità intrinseca di un lavoro premi in modo incredibile l’impegno profuso. Dall’altro serie come Resident Evil sono riuscite in men che non si dica a finire nel dimenticatoio. L’ultimo esperimento in questo segmento si chiama Cyberpunk: Edgerunners e considerando il mondo di riferimento non potevamo che nutrire tante aspettative quante preoccupazioni. Arrivati ai titoli di coda, però, siamo pronti a raccontarvi perché meriti – in positivo – la vostra attenzione, rassicurandovi riguardo il suo prezioso valore.

Cyberpunk: Edgerunners è un anime capace di racchiudere le capacità di Studio Trigger e CD Projek RED

Come è facilmente intuibile dal nome, Cyberpunk: Edgerunners si propone come una vera e proprio serie d’animazione giapponese legata ad ambientazioni e tematiche che numerosi videogiocatori hanno scoperto nel videogioco di CD Projekt RED. Ammettiamo che l’annuncio su tale produzione ci aveva estasiato non poco, soprattutto perché il team alle spalle del progetto – collaborando a stretto contatto con la software house polacca – era quello estremamente talentuoso di Studio Trigger, famoso per la realizzazione di chicche come Kill La Kill, Darling in the Franxx e il film Promare. Aspettative estremamente ripagate non solo sul fronte tecnico-estetico, ma soprattutto sul ritmo incalzante di una narrazione che in più frangenti ci ha dato la sensazione di essere una gigante e indimenticabile missione secondaria del suo videogioco di riferimento. Di quelle che hanno rappresentato, a suo tempo e senza mezzi termini, un suo grande punto di forza.

Il giovane protagonista si chiama David Martinez e dopo una traumatica perdita familiare, pronta a ribadire la crudeltà di Night City, si ritroverà coinvolto negli scontri tra alcune delle principali gang della città, fino agli intrighi che muovono la lotta tra le principali corporazioni esistenti. L’ottenimento e l’installazione di un innesto cibernetico di grado militare a livello della propria spina dorsale sarà la scelta che lo porterà in modo abbastanza rocambolesco a collaborare con alcuni mercenari con i quali instaurerà un vero e proprio legame di fiducia e fratellanza, con l’obiettivo di riprendersi una rivincita contro quella società che lo ha mangiato, masticato e sputato senza pietà.

La storia di Cyberpunk: Edgerunners presenta diversi elementi – così come alcuni personaggi che non vogliamo minimamente spoilerarvi – legati con il videogioco, ma nel suo insieme è in tutto e per tutto una storia originale, fatta di crudeltà e violenza che si incastona perfettamente in quello stesso sfaccettato universo. Un calderone di situazioni, lotte e ingiustizie sociali vomitate con astuzia sullo schermo durante le 10 puntate – dalla durata di 30 minuti scarsi – che ci hanno ricordato proprio l’epico coinvolgimento raggiunto dalle missioni secondarie più riuscite di Cyberpunk 2077.

Persino le musiche riescono a essere un incredibile punto di forza, non solo con l’opening e l’ending, ma nei momenti più riflessivi e distesi dell’opera. Il “vero difetto” sotto questo aspetto dell’opera? Che poteva durare tranquillamente il doppio degli episodi, con un maggior respiro per tematiche e comprimari, senza rischiare di annoiare, ma ribadiamo come il risultato finale così frenetico sia riuscito comunque a convincerci sotto quasi ogni aspetto.

Ammettiamo come il protagonista non sia proprio un eroe ideale da chissà quale evoluzione o caratterizzazione piscologica, e anche i vari comprimari sono tutt’altro che indimenticabili a eccezione della misteriosa Lucy, ma tutti esistono e si muovono in funzione di una storia fatta di adrenalina, morte, sacrificio ed emozioni che prende il sopravvento sui singoli e li mette per ovvi motivi in secondo piano. 

Le tematiche principali di Cyberpunk: Edgerunners sono estremamente attuali, riprendendo quelle già approfondite nel videogioco in modo meticoloso. C’è l’idea di superare i propri limiti come umano attraverso l’utilizzo di innesti da sfruttare al massimo e relativa psicosi, così come il dislivello economico portato nella società dalla lotta per il potere. Tanti elementi, ribaditi ciclicamente durante le puntate che si imprimono nella mente di David e compagni, disposti a tutto per i propri ideali.

Grazie a Studio Trigger le animazioni rappresentano il punto di forza dell’intera serie. Durante gli scontri viene mostrata una violenza spettacolarizzata, a tratti volutamente caricaturale, quasi a sottolineare la follia condivisa tra personaggi e spettatore durante le lotte. Dai disegni, alle espressioni facciali, fino ai momenti puramente splatter è difficile trovare delle criticità al comparto estetico di Cyberpunk: Edgerunners. Soprattutto grazie a una palette cromatica tanto variegata quanto accesa nelle tonalità, pronta a dare maggiore enfasi a ogni frame delle varie puntate. A conti fatti, parliamo dell’ennesimo esperimento riuscito di Netflix che può essere apprezzato sia dagli appassionati del brand di riferimento sia dai semplici curiosi. Con questi ultimi che potrebbero, proprio dopo aver vissuto queste montagne russe dell’animazione, fiondarsi sul testare l’incredibile universo realizzato da CD Projekt RED.

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