Wonder Woman:il film-Recensione

Amazzoni, al box office!

Film del 2017, diretto da Patty Jenkins (Monster), e scritto da Allan Heinberg (che i lettori di fumetti conoscono come l’inventore dei Young Avengers, gli spettatori come uno degli autori di The OC), con aiuto nella storia di Jason Fuchs, e Zack Snyder (già regista di Man of Steel, e Batman V Superman), Wonder Woman narra le avventure del personaggio omonimo, creato da William Moulton Marston, Olivia Byrne, Elizabeth Ollway Marston e H.G. Peter. Solo William è citato nei credits, e la cosa, pur essendo comune nel mondo dei supereroi, è un pelo fastidiosa
Wonder Woman, è il quarto film dell’universo condiviso della casa editrice Dc, ma a livello di linea temporale, è paradossalmente il primo.

La trama della pellicola è molto semplice, Diana (Gal Godot) è la principessa delle Amazzoni, cresciuta sulla misteriosa Isola di Themyscira, creata da Zeus per proteggere il popolo di donne guerriere. Le Amazzoni sono infatti state create proprio dal padre degli dei tutti per combattere la guerra e specialmente Ares, il dio del conflitto, che vede il genere umano come sporco ed indegno di vivere sul pianeta. Zeus regala così alla regina Hyppolita (Connie Nielsen), un set di armi magiche, per prepararsi alla lotta nel caso, un giorno, Ares dovesse minacciare il mondo. Diana vive quindi protetta, ma viene anche addestrata ad essere la mglior guerriera possibile anche perchè, durante la sua età adulta, la nostra scoprirà di avere poteri cento volte superiori a qualsiasi altra amazzone. Quando la spia Steve Trevor (Chris Pine), farà un atterraggio di fortuna su Themyscira, il mondo di Diana cambierà radicalmente. Il Capitano Trevor porta infatti notizia di una guerra, la Grande Guerra, che vede i tedeschi vicini alla sconfitta ma pronti ad un colpo di coda grazie allo spietato generale Ludendorff (Danny Houston) e alla sua assistente Isabel Maru alias Doctor Poison (Elena Anaya). Diana deciderà di entrare nel mondo degli uomini per fermare la guerra, e con l’aiuto di Etta Candy (Lucy Davis),segretaria di Steve e del senatore Patrick Morgan (David Thewlis) metterà assieme una banda di scapestrati pronti a fermare il conflitto.

Diana e Steve recluteranno così il truffatore Sameer (Saïd Taghmaoui), il cecchino Charlie (Ewen Brenner) e il nativo americano “Capo” (Charlie Brave Rock). Riusciranno i nostri eroi a fermare Ares? E soprattutto, Ares esiste davvero, o la vita di Diana è solo una bugia?
Pensando ai lati positivi, non possiamo non citare La protagonista. Porcaccia la miseria Gal Godot in questo film è incredibile. Riesce a reggere due registri narrativi, quello da ingenua guerriera che si trova nel mondo nuovo, e la Wonder Woman dei fumetti. Proprio lei. Vi mentirei se vi dicessi che non è una delle scelte, e degli adattamenti migliori che io abbia mai visto. L’azione è molto particolare, senza troppi tagli e mosse di editing che rendono il tutto semi incomprensibile, ma con un uso del classico Slow-motion di Snyder, che però non disturba ed è gestito molto bene. I colpi di scena sono ben studiati, e soprattutto sono colpi di scena ben fatti, perchè gli indizi per capirli ci sono tutti, basta stare attenti al film, e il film difficilmente ti fa distrarre. Un dettaglio che mi ha colpito più di tutti è però il costume di Wonder Woman. Nei trailer e nelle immagini promozionali sembrava un bel po’ scuro. Ma nelle scene di lotta, in mezzo al grigio, al freddo delle trincee, il costume è brillante, colorato, e vivo. E rende davvero un sacco, come metafora, e come effetto d’impatto. Chirs Pine è davvero bravo e sovverte un sacco di ruoli di genere, essendo di base lui l’interesse amoroso un po’ strano.
Dal lato negativo delle vicenda però, il film ha duecentomila personaggi, e solo uno veramente approfondito. Che è Wonder Woman, e mi direte, è il suo film, ma allora è vero che potevi tranquillamente lasciare gli altri attori a casa.
L’ambientazione della prima guerra mondiale è interessante, ma solo in un punto del film, perchè per la maggior parte del del tempo potrebbe anche essere la seconda, e nessuno si accorgerebbe della differenza. Per quanto ogni tanto l’innocenza del film “di supereroi” sia ben accetta, e apprezzata, un paio di battute dei cattivi sono così stereotipate che sembrano un boombox. Alcune scene e parti di trama sono estremamente ridondanti, e possono riassumersi nel vecchio clichè da film “Mi servono due ore” – “Te ne dò mezza”, e la cosa riesce lo stesso, il che vuol dire che chiedere due ore era solo una scusa per farsi gli affari propri per un po’. Wonder Woman non si fa gli affari propri, ma come con i personaggi, anche la storia ha molta carne al fuoco.
Sono entrato al cinema un po’ titubante e pieno di speranza per questo film. Non nascondo di essere un grande fan del personaggio, che ritengo una delle mosse più furbe della storia del fumetto. E mi sono trovato un po’ diviso. Perchè, Wonder Woman è un bel film. Un film molto classico, che si prende dei rischi (pochi) e ha alcuni difetti di presentazione, forse colpa anche della mentalità degli studios, ma i rischi che prende li prende bene. Le conseguenze delle azioni dei personaggi ci sono per davvero e si sentono: Diana è una protagonista vera nel suo film non un accrocchio messo lì per fare bello (sebbene la Godot sia sempre perfetta anche quando demolisce Tank, e questo mi secca). Il film gioca molto bene sulle zone grigie, sul fatto che la realtà sia spesso un qualcosa di diverso da quello che la gente racconta, e che quello che conta sono le tue azioni, non le tue parole. Un messaggio banale che molti riterranno banale, ma che di sicuro inserisce una dinamica più interessante all’interno di una serie di film che è solita essere o filosofeggiante come un ragazzino che ha appena letto Nietschze, o estrememente poco subdola, come una scimmia con un megafono.
Qualche rallentamento nello sviluppo c’è, ma il film si riprende subito e ti riempie di un’azione che ha un gusto tutto suo, in un mondo che sembra davvero vivo e vitale.

Insomma, un film delle origini classico, ma che comunque spicca dal mucchio e dal coro, provando a fare almeno due/tre cose diverse.
Poi però viene la parte meno bella, ovverosia che ridendo e scherzando io questo film l’avevo già visto. Più o meno. Nel 2009, Gail Simone scrive un film animato di Wonder Woman che, pur avendo un setting moderno, è praticamente lo stesso film. E sarà un problema mio, ma è vero che, mentre guardavo il film, pensavo a come effettivamente, raccontare una bella storia di Wonder Woman non sia poi così complesso come dicono. E la sapete una cosa? Va bene così. Perchè questa è una grande prova della Dc, che si rende conto di avere uno dei più grandi personaggi della storia, e mette su un bello spettacolo, non esente da difetti, ma che comunque prende e appassiona. C’è una scena in particolare che è una scena piccola, quasi insignificante, ma che inquadra Diana, appena arrivata nel mondo degli uomini, mentre vede un bambino piccolo; il suo primo approccio è andare ad abbracciarlo. Questa, è Wonder Woman. Questo è il modo in cui si fa un supereroe. Gli si dà corpo, si cerca la sua essenza, e la si mette in un film.  C’è un altro film sui supereroi che ti prende, è un po’ ingenuo e ha delle scelte stilistiche che lasciano a desiderare, e si chiama Superman di Richard Donner, che è probabilmente il miglior film di supereroi di sempre. Ecco, Wonder Woman, mi ha dato praticamente le stesse emozioni. Ci sono le grandi cose, ci sono i difetti, ma c’è anche l’attenzione al dettaglio, e quella voglia quasi maniacale di dire a chiunque, ma forse e giustamente un pelo di più alle bambine, che dentro siamo delle meraviglie.
Perchè, per citare una grande donna nel cosmo Dc, se vuoi fermare un asteroide, chiami Superman. Se vuoi risolvere un mistero, chiami Batman. Ma per fermare una guerra, chiami Wonder Woman. E non puoi mai sbagliare con Wonder Woman, se ti attieni alla sua sigla del 1977. Perchè la guerra Wonder Woman la ferma con l’amore. E ora che è arrivata nel mondo filmico Dc, nulla sarà più lo stesso.

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