Chi è Metamorpho?-Speciale

Il freak da mille ed una forma!

Nel 1961, Stan Lee e Jack “King” Kirby portano sugli scaffali di tutti i negozi di fumetti d’America un fumettino noto come “I Fantastici Quattro”, la storia di una famiglia che, colpita da mortali “Raggi cosmici” ottiene fenomenali superpoteri e li usa per combattere il male.
Ma, come avrebbe detto lo stesso Lee solo un anno dopo, i supereroi erano un soldo la dozzina, e la domanda quindi sorgeva spontanea: perché questi Fantastici Quattro avevano così successo? E la risposta, per quanto oggi possa sembrare banale, all’epoca era una bomba atomica: i quattro protagonisti del fumetto erano persone vere. Il loro leader Reed Richards era fidanzato con la bella Susan Storm, che a sua volta era la sorella del giovane Johnny Storm, ed il pilota Ben Grimm non solo era il miglior amico di Reed, ma aveva anch’egli una bella cotta per la bella Susan.
Inoltre, i raggi cosmici avevano trasformato Ben in qualcosa di spaventoso, un mostro di pietra chiamato “La Cosa”, un personaggio molto lontano dagli eroi belli e perfetti degli anni 40, ispirati agli attori del passato. Insomma, Stan Lee e Jack “King” Kirby erano riusciti a portare l’introspezione, il dramma e la soap opera nel fumetto di supereroi, mostrandoci così un mondo dove il fantastico era sì presente, ma trovavamo anche un’aura di mondano che scatenava molto di più l’empatia del lettore verso questi personaggi di carta.
In breve tempo, il fumetto dei Fantastici Quattro inizierà a vantarsi in copertina di essere “Il più grande fumetto del mondo”, e forse, non aveva neanche tutti i torti. Stan ed il Re erano felici, la casa editrice che li pubblicava, la Marvel Comics, era felice, i lettori erano felici, mentre la concorrenza, la DC Comics se la stava facendo nei pantaloni.


Certo, la DC aveva spadroneggiato per anni, spesso e volentieri assorbendo la concorrenza quando non riusciva a batterla, ma questa nuova Marvel Comics sembrava un qualcosa di invincibile, e bisognava fare qualcosa a riguardo.
Nell’ambito del business, una buona concorrenza può spesso fare bene alla produzione, e così Marvel e DC inizieranno non solo a produrre serie sempre più interessanti e topiche, ma inizieranno anche a prendersi in giro in vari modi, specie all’interno dei loro albi.
E forse il modo migliore con cui la DC riuscirà a rendere pan per focaccia alla Marvel Comics, sarà l’arrivo sugli schermi di Metamorpho, l’uomo elemento.
Creato nel 1965 sulla testata “The Brave and the Bold 57”, il nostro eroe aveva come genitori Bob Haney e Ramona Frandon, due delle star più sottovalutate della storia dei fumetti.


Se Ramona Frandon è non solo una delle voci più particolari degli anni 60 del fumetto, con uno stile estremamente aperto e molto più pulito di altri suo colleghi ma anche una delle più grandi designer di costumi della storia, Bob Haney, è lo sceneggiatore che ci ha donato una storia dove Batman finisce in coma, e il supereroe microscopico Atomo usa il corpo del cavaliere come burattino saltando all’interno del suo cervello ed attivando così le sue reazioni muscolari.
Ecco, Metamorpho era il figlio perfetto di questi due modi di lavorare, che funzionavano in perfetta sincronia: il nostro altri non è che Rex Mason, avventuriero di fama, innamorato ricambiato della bellissima milionaria Sapphire Stagg.
Il padre della bella però, Simon Stagg, non apprezza in modo particolare le avance di Mason alla sua bambina, che preferirebbe avesse un fidanzato più controllabile, come ad esempio il suo assistente, un cavernicolo scongelato di nome Java.
Per far fuori il suo possibile genero, Simon manda Rex a recuperare un artefatto chiamato “L’occhio di Ra”, un meteorite trovato ai tempi dell’antico Egitto, che negli anni era divenuto leggendario, tanto che alcune voci dicevano che possedesse poteri sovrannaturali.
Rex si mette dunque in viaggio e riesce a recuperare l’Occhio di Ra, ma Java lo sorprende all’interno del templio che custodiva l’oggetto, e lo colpisce alle spalle, proprio con il meteorite, lasciandolo a morire mentre la struttura crolla sugli intrusi.
Quello che nessuno sapeva però, era che l’Occhio di Ra possiede davvero dei poteri sovrannaturali, ed il corpo di Rex si trova così mutato in una forma bizzarra, diviso in cinque diverse sezioni, ognuna composta da un elemento diverso.


Rex Mason non esiste più, ed al suo posto ora c’è Metamorpho, un supereroe in grado di mutarsi in ogni forma ed in ogni elemento presente nel corpo umano, che può quindi assumere qualsiasi aspetto tranne quello umano, condannandolo a non potersi mai sposare con la sua bella Sapphire.
Che però lo ama lo stesso, e continua a chiamarlo REXY BABY! Sì, il maiuscolo è necessario.
E così Metamorpho inizierà una lunga serie di avventure ai quattro angoli del globo, costretto a lavorare per Stagg, che riusciva a tenerlo in scacco con l’Occhio di Ra, l’unico oggetto a cui Rex era del tutto indifeso.
Metamorpho era un personaggio schietto, sarcastico, con un aspetto orrendo, calato però, invece che in mondo completamente normale, in un mondo completamente folle. Era insomma un personaggio Marvel, calato però nella bizzarria della Dc degli anni 60, e se questa sottile parodia non bastasse, il nostro si prederà gioco anche di famose saghe a fumetti.
Se i Fantastici Quattro affrontavano Galactus, l’enorme divoratore di mondi, Metamorpho affrontava Thunderer, un mostrillo nevrotico alto un metro e venti.
Il tutto venne gestito con un’ironia intelligente e mai banale, e soprattutto un fortissimo lavoro sui personaggi: Simon Stagg era un cattivo cattivissimo, ma con tutta una serie di Tic e nevrosi, Java era sì un bruto muscoloso ma con un cuore ferito dalle poche attenzioni di Sapphire, e anche la nostra bella ereditiera non era certo solo un banale interesse amoroso.


Nel mondo di Superman e Batman, Metamorpho spiccava come un ippopotamo in un piatto di purè, e non solo per il suo buffo aspetto, ma anche per la qualità delle sue storie; in breve tempo, il nostro diventerà un personaggio di culto, ottenendo una serie sua (chiusa però dopo solo 17 numeri, gli ultimi due più seriosi e meno parodistici), e facendo varie comparsate per varie testate Dc, arrivando anche ad essere uno dei primi personaggi a rifiutare l’invito ad entrare nella prestigiosa Lega della Giustizia d’America.
Negli anni, Metamorpho perderà un po’ dello smalto e della fama accumulata in precedenza, anche grazie all’abbandono del team Frandon/Haney, ed il nostro passerà dall’essere un protagonista carismatico, ad essere poco più di un comprimario.
Negli anni, vari autori hanno provato a ricapitalizzare la fama di Rex Mason, inserendolo in questa od in quella serie di gruppo: il nostro sarà membro fondatore dei misteriosi Outsiders, deciderà che forse far parte della Lega della Giustizia gli piaceva e si unirà alla sua branca europea, morirà varie volte, si sposerà con Sapphire e vivrà numerose avventure, ma non riuscirà più a ricatturare quello spirito ribelle che aveva presentato nelle sue prime storie.
Le prime avventure di Metamorpho, erano di una freschezza mai più replicata, e riuscivano ad essere estremamente divertenti e buffe ancora oggi, al contrario di altre serie più o meno umoristiche di 60 anni fa, oltre ad offrire fumetti di supereroi genuinamente interessanti.


Il problema di Metamorpho, è che il nostro nasceva per essere un personaggio fuori dal mondo, perchè paradossalmente il meno strano degli strani, l’unico uomo sano di mente in un mondo di folli, e tolto da questa prospettiva, il nostro risulta sempre un archetipo molto interessante, ma in un mondo che ormai ha fatto suo il motto “Supereroi con superproblemi”, un avventuriero cinico e depresso che può diventare gas metano, sembra offrire poco ad un lettore scafato.
E, sebbene non tutte le storie di Metamorpho siano leggendarie, la sua sola esistenza è un monito eterno al fatto che nel mondo del fumetto si può sempre combattere ad armi pari, anche con i migliori del mondo, se ci si impegna molto, e non ci si prende troppo sul serio.
Metamorpho, ad oggi, resta un personaggio di culto fra numerosi appassionati, non solo per i suoi poteri interessanti, non solo per la sua storia, ma perché negli anni, è riuscito a scavarsi una nicchia facendo quello che fa meglio: portando l’avventura nelle nostre case, con uno stile tutto suo.
E tutte le volte che appare sulle pagine, chi lo ama non può che lanciare un fortissimo “REXY, BABY!” a tutti polmoni.

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