One piece, letto da un non lettore di manga – Speciale

Ah, ma quindi si legge a rovescio?

A volte, mi fermo a pensare al fatto di quanto poco sappiamo, del mondo che ci circonda. E no, non parlo solo di fatti o di avvenimenti, ma proprio a livello esplorativo, vivere in un mondo fatto principalmente di oceani, non ci permette di conoscere tutto quello che vorremmo, della nostra realtà fisica.
E mentre mi facevo queste domande, mi è stato chiesto di scrivere un pezzo su One Piece di Eichiro Oda (ed i suoi assistenti), il fumetto più venduto del mondo, per dire… qualcosa a riguardo.
Francamente, sono rimasto molto stupito: non ne faccio mistero, non sono mai stato un vorace lettore di manga, penso di averne letto meno di cinquanta in totale, ma è francamente difficile vivere nell’anno 2022 e non aver neanche mai sentito parlare di questo fenomeno culturale così grosso e preponderante.
E così sono qui non per fare una recensione, non per sperticarmi in lodi od imbrodi di questa prodezza del fumetto mondiale, ma per fare un buon vecchio articolo di opinione. Ve li ricordate? Quando ci si metteva di buzzo buono, e si cercava di intavolare un discorso cercando di avere delle basi solide? Beh, se non ve lo ricordate, lasciate chi vi rinfreschi la memoria, parlando di One Piece, senza essere una persona che legge manga.

Dunque, fermatemi se l’avete già sentita: in un mondo simile, ma diverso dal nostro, dove esistono sia mostri marini che civiltà perdute, un uomo arriverà ad avere il titolo di Re dei Pirati, tale Gol D. Roger. A fine carriera, Roger sarà catturato, e condannato a morte, rivelando però che il suo più grande tesoro, lo One Piece era stato nascosto in un’isola sperduta, e chiunque lo avesse ritrovato, sarebbe diventato il nuovo re dei pirati.
Nel frattempo, in un villaggio apparentemente anonimo, Monkey D. Ruffy, mangiava per sbaglio un frutto del diavolo, una meraviglia della natura che, al costo di perdere per sempre la capacità di nuotare, dotava chiunque se ne cibasse di gradi poteri. Il nostro giovanotto se ne usciva con un corpo composto di gomma che poteva allungarsi e deformarsi. Armato così di un sorriso sempre in bocca, di un sogno e di un corpo fuori dal mondo, il nostro era pronto a diventare il nuovo re dei pirati.
E fino a qui, tutto molto semplice, no? Tutti gli incipit delle grandi storie lo sono: lui ama lei, lei ama lui ma i genitori sono contrari, ragazzo viene morso da un ragno radioattivo ed impara la responsabilità, un ragazzo piccolino deve diventare campione di boxe… insomma, le premesse per una grande storia ci sono tutte. E poi… e poi One Piece continua. Continua a fare una cosa che è molto difficile da fare sull’acqua se ci pensate, ed è costruire. Perché piano piano che il manga va avanti, vengono aggiunti tasselli a questo puzzle, che diventa sempre più grande. Quindi alla ciurma di Rufy si aggiungono tanti personaggi diversi, che vanno dal più semplice spadaccino che sogna di diventare il più forte del mondo, ad uno scheletro musicista in grado di separare l’anima dal suo corpo, ognuno con un suo sogno, che si affianca perfettamente a quello del capitano della ciurma.

Ed iniziano ad arrivare i misteri: cosa sono veramente questi frutti del diavolo? Perchè il governo ce l’ha così tanto con i pirati? Perchè un sacco di personaggi importanti del fumetto hanno una D. nel nome? E quindi tu lettore ti appassioni. Ti appassioni perchè il tratto dell’autore è veramente piacevole agli occhi, morbido quanto basta, ed anarchico in alcune scelte di composizione delle vignette, regalandoci tavole piene di prospettive di lusso, od espressioni comiche degne di un cartone animato anni 30, ti appassioni perchè ogni personaggio ha una sua personalità ben definita e ti porta a volerne sapere di più, ti appassioni perchè i misteri sono davvero, davvero tanti, e spesso e volentieri le soluzioni le abbiamo sotto gli occhi, e semplicemente non ce ne siamo accorti. Oppure no, e abbiamo semplicemente fatto una barcata di voli pindarici, teorizzando le peggio cose sopra un fumetto denso, e va bene così. Non è forse l’obiettivo di una grande storia quello di farci pensare a come andrà a finire?
Ovviamente, trattandosi di un manga shonen, e quindi spinto tecnicamente verso un pubblico di maschi adolescenti, One Piece mi è sembrato spesso abbastanza formulaico, alternando più o meno sempre uno stesso schema di “Scoperta di una nuova isola, rivelazione di un conflitto/situazione, botte, uscita dall’isola”, sebbene più il manga vada avanti, più le trame diventino ad ampio respiro, lasciando un po’ da parte le atmosfere leggere dei primi numeri. Che poi, leggere forse non è la parola adatta, ma se si passa dal picchiarsi con un tipo che ha una mano a forma di accetta, a menarsi contro la struttura generale del mondo…direi che possiamo cambiare un po’ le nostre definizioni, non trovate?

E sebbene analizzare il simbolismo, le idiosincrasie e tutti i dettagli del manga assieme potrebbe essere divertente, ammetto candidamente di non avere gli strumenti del caso per farlo assieme a voi, anche perchè, per prima cosa non conosco il giapponese.
E sì, per carità, voi mi potrete dire che il manga è pubblicato nella nostra lingua, e per carità, sempre e comunque i miei grazie vanno agli stuoli di traduttori in gamba che ci permettono di godere di queste opere, ma vedete… non solo la traduzione è sempre un tradimento, ma in One Piece, come in molte opere a lungo termine… certe cose si possono capire solo conoscendo bene la lingua d’origine. Non solo per i giochi di parole inseriti per tutto il fumetto, non solo per il contesto culturale che è nel parere di chi scrive cruciale conoscere se si prova ad analizzare un’opera, ma anche perchè One Piece, come il mare che lo popola, è mutevole.
Parliamoci chiaro, One Piece è un fumetto che va avanti da 25 anni, è una corazzata, è molto solido, ha dei disegni sempre divertenti, ma come tutte le storie che vanno avanti da tanto tempo, ogni tanto perde dei pezzi. Ogni tanto perde dei pezzi, e prova a riattaccarli alla bell’è meglio, e non sempre riesce nel suo intento, risultando a volte persino in contraddizione con se stesso.
Intendiamoci, io vengo dal mondo dei supereroi, un mondo dove la morte non è un fatto cosmico che fa finire tutto, ma al massimo una coda lunga alla posta, un inconveniente di percorso. Sono abituato a cambi di gestione, rivelazioni tirate fuori dal cappello e molto altro, ma in un fumetto di questo genere, certe cose mi hanno dato più fastidio.
Il problema che ho trovato leggendo questa saga, è proprio questo: ci si accorge di aver di fronte una saga, solo dopo un po’, quando il fumetto inizia ad essere schiacciato sotto il suo stesso peso. E a quel punto, le rivelazione diventano un lancio di moneta: testa, accidenti questa non me l’aspettavo, che mossa di sceneggiatura, croce… ma perchè?

Perchè One Piece, come il suo capitano, non è il fumetto più bello del mondo, non è il fumetto perfetto, non è il fumetto che ha tutte le risposte, ma è un fumetto dall’emotività contagiosa, e che nasconde sotto pelle un messaggio semplicissimo: i sogni, e gli amici, ti permetteranno di fare tutto. E cosa si può dire ad un messaggio così? Ad un fumetto così positivo, così sorridente anche nelle disgrazie? Si può dire poco, e quindi, quando One Piece si permette qualche strafalcione, qualche contraddizione interna, qualche momento verboso senza senso, qualche (tanti) allungamenti di brodo, allora si può sempre ritirarsi sulle posizioni di difesa, e dire cose tipo “Eh, ma non ti ricordi che 100 capitoli fa è successo che…?” e deviare il discorso.
Personalmente, trovo One Piece un fumetto dalle grandissime potenzialità, di ottima qualità, ed un lettura assolutamente consigliata, ma credo che, nella sua voglia di abbracciare tante, tantissime influenze, a volte risulti in bonaccia, piatto, e senza lo stesso mordente che rivela in alcune sue saghe.
E si potrebbe finire qui, senza lanciare frecciatine contro un fumetto, dicendo che essere il più venduto della storia non significhi essere il più bello mondo, o senza difese sperticate dicendo che ogni caduta di stile in realtà è un piano già studiato dal creatore, e realizzare che se il fumetto vuole essere evasione, divertimento e scoperta, il segreto, stava tutto nell’inizio. Perchè c’è un solo luogo, nel mondo, dove si può scappare, divertirsi, e trovare misteri, e quello è il mare.
Sono circa 15 anni, nel momento in cui scrivo questo pezzo, che dicono che One Piece finirà fra cinque anni, quindi personalmente non so, quando ci ritroveremo qui, a bocce ferme, per dare un vero giudizio critico sull’opera. Magari scritto anche da qualcuno che la conosce meglio di me.
Quello che so, è che sono pronto a veleggiare ancora per un po’, nei mari del mondo di Oda

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