Preacher: Un fumetto sorprendete-Recensione

Sii uno dei buoni, perchè di cattivi ce ne son fin troppi

Prima di iniziare, ricordiamo che questo è un fumetto dai toni, e dalle immagini forti. Nell’articolo, non c’è nulla di tutto questo, ma se voleste mai comprare la serie, sappiate che non è un qualcosa per tutti. Lettore avvisato….
Serie composta da 66 numeri (più alcuni speciali, che, sebbene importanti, non sono fondamentali per apprezzare l’opera) e pubblicata fra il 1995 e il 2000, Preacher è una serie scritta da Garth Ennis, e disegnata da Steve Dillon. Un Team britannico, che si approcciava ad una tipica storia americana poteva sembrare una sfida, ma sia Dillon che Ennis  (e il copertinista Glenn Fabry) si erano fatti le ossa su 2000 AD, capisaldo del fumetto made in UK, una rivista che definire “di controcultura” sarebbe l’eufemismo del secolo.
La nostra storia ha di base tre protagonisti. Jesse Custer, un sacerdote texano figlio di un veterano e di una hippie, l’emancipata pistolare Tulip O’Hare e il vampiro irlandese Cassidy.
Jesse e Tulip avevano avuto una relazione qualche anno prima che la serie iniziasse, ma il nostro eroe era sparito nel nulla per anni, fino a quando il trio non si troverà unito dal destino, quando Jesse verrà colpito da…. qualcosa di grosso.

Nel dorato paradiso infatti, un angelo ed un demonessa avevano deciso di “darsi da fare”, e daranno così i natali ad un qualcosa in grado di tenere testa perfino a Dio stesso, un’entità nota come Genesis.
Genesis prenderà così possesso del corpo di Jesse, donandogli il potere della “Parola di Dio”, ovverosia una voce che gli permette di controllare chiunque, nei modi più strani e bizzarri. Della serie, una volta il nostro riesce ad uccidere un uomo semplicemente urlandogli contro di morire. Il potere di Jesse non funziona però sugli animali, su chi non capisce l’inglese o semplicemente non riesce a sentirlo.
Dopo aver scoperto il suo Dono, il nostro predicatore farà poi anche l’agghiacciante scoperta che Dio in persona ha lasciato il suo trono in Paradiso, lasciando tutti gli angeli disperati, e Jesse con una nuova missione: salvare il mondo. Forse. Anche perchè Jesse vive secondo una regola: Sii uno dei buoni, perchè ci sono troppi cattivi.
E questo, è il primo tranello che la coppia Ennis/Dillon tende al suo lettore. Una delle più grandi ricchezze di Preacher, è proprio questa: chiedete a qualcuno di spiegarvi di cosa si tratti, e vi dirà “Un prete ottiene il potere di far fare a chiunque qualunque cosa, e si lancia alla ricerca di Dio”. Questa premessa, cattura, nel parere di chi scrive, tre tipi di lettori. Il lettore adulto, che vede un fumetto d’avventura con un bel messaggio, il lettore giovane che vede qualcosa di controverso, e il lettori di supertizi, che vede un qualcosa che comunque ha delle parvenze di una storia nelle sue corde. Tutti questi tre lettori, otterranno un poco di quello che vogliono. Ma non proprio tutto.
Questo perchè, Preacher, come molte storie corali, è un florilegio di storie. Durante tutta la saga, avremo modo di conoscere sempre meglio Jesse, Tulip e Cassidy, in un vortice di narrativa tipico di Ennis.

Sarebbe inutile girarci intorno: Ennis è volgare e crasso. Ennis prende la linea del buon gusto, la supera, ci spara sopra, e poi la supera di nuovo.
E in alcuni casi, si ride. Si ride perchè le condizioni in cui questi personaggi si trovano è qualcosa di talmente assurdo e grottesco, che è impossibile non fare almeno un sorrisino. In alcuni casi, nel parere di chi scrive, l’esagerato è fuori posto. Ma mi spiego meglio. Preacher, è una storia introspettiva, del viaggio di tre persone, e del loro esercito di comprimari bizzarri, di cui uno viene letteralmente chiamato, e perdonate la parolaccia, “Faccia di Culo” (Causata da un tentativo di suicidio per colpo di fucile in faccia).
Se c’è un personaggio con più di due battute nel fumetto, state certi che Ennis e Dillon ci faranno qualcosa, e lo faranno crescere, o lo distruggeranno poco a poco. In Preacher, al contrario di molti altri fumetti, nessuno finisce la sua storia nelle condizioni di come l’ha iniziata. Ennis ha una tendenza al dettaglio maniacale, e una capacità di progettazione che è il sogno di moltissimi autori di fumetti. Anche semplici battute o idee sullo sfondo, vengono trasformate in gag o in momenti di emozione vera e palpabile.
Ennis ci prende per mano in questo enorme viaggio con i suoi personaggi, che, in alcuni momenti sembra navigare a vista, lasciando perdere per un po’ l’idea di trama orizzontale, solo per poi fare realizzare al lettore che la vita non è una linea retta, e che le deviazioni spesso sono parte del viaggio, e in alcuni casi, anche la parte migliore. Della serie, la parte dedicata alla piccola città di Salvation, è per me non solo la parte migliore di tutta la serie, ma anche uno dei fumetti western più divertenti di sempre. 

Il fatto che Preacher sia un Western non è un segreto, ed è anche citato da molte recensioni, ma solo leggendo le quasi 1500 pagine di storia che si può apprezzare l’amore per quell’ideale di America che può esistere solo nei film, ma che con un po’ di impegno può diventare almeno un poco reale.
Spazi sconfinati, buoni che sono buoni, che cadano ma poi si rialzano, sull’essere umani piuttosto che semplici reietti, e una buona dose di violenza ed armi da fuoco.
Preacher, ti tiene col fiato sospeso, e riesce in più di un caso a sforare in altri generi, con i patemi d’amore di Jesse e Tulip, con la satira feroce alle organizzazioni che sfruttano chi non pensa con la sua testa (e no, non parlo del cattolicesimo, parlo di chi usa i valori per mascherare la libertà di pensiero), e perchè no, anche un po’ di orrore. Quell’orrore più vero del vero, fatto di violenza, abusi e traumi, che sebbene sia strutturato in un mondo sovrannaturale risulta pregnante, e lascia spesso e volentieri un senso di disgusto per quanto sia in realtà vicino alla nostra realtà.
I più attenti, avranno notato come Jesse Custer, sia in realtà un anagramma della frase “Secret Jesus”, e di come il suo percorso sia comunque quello di un salvatore riluttante, gravato da un passato dal quale non riesce a fuggire e da ideali duri come la roccia che lo rendono però spesso e volentieri fragile come un fiore di fronte ad alcune situazione.

E questa è la vera forza di Preacher, raccontare, con un contorno che non è assolutamente per tutti i palati, e che io spesso ho trovato fastidioso e superfluo in alcuni casi (Come ad esempio un dettaglio nella storia passata di Tulip), ma ha un’anima, che lo rende probabilmente uno dei fumetti più belli degli ultimi vent’anni, che sorprende ad ogni girata di pagina, con una solidità ed una coerenza di trama che non si esita a definire magistrali. Una storia del cui parlare troppo, sarebbe deleterio, e il citare dettagli ancora di più, ma le cui influenze sono chiare e visibili (come in tutti i lavori di Ennis), ma che mantiene, anche nelle parti di storia meno forti (e credetemi, ci sono, primo su tutti i numerosi Deus ex Machina) una potenza bestiale, che lascerà anche i più scettici a bocca aperta. Lessi per la prima volta 20 numeri di Preacher (L’inizio e la fine praticamente) quando avevo 17 anni. Non mi piacque per nulla. Ho recuperato tutta l’opera nel corso degli anni, e posso continuare a dire che Preacher non è un fumetto che mi piace. Non è il mio genere, e dove molti vedono il “Caspita che ganzo, non sapevo si potesse fare in un fumetto” io vedo delle scuse, e un voler coprire un talento vero, per motivi che non riesco ad immaginare, e tutto ciò mi infastidisce. Non posso, in tutta onestà però, dire che Preacher sia un brutto fumetto. Anzi, mi è impossibile. Il solo che fatto che Ennis scrivesse anche altra roba, e tutta più o meno su questi livelli di qualità mentre scriveva questo fumetto mi manda in pappa il cervello.

Preacher è un grande, grandissimo fumetto. Un fumetto che riesce a lasciarti con un messaggio forte, molto autoriale, con la quale ci si può trovare o meno d’accordo, ma che non può non lasciare pensierosi almeno per qualche minuto a fine lettura. I disegni di Dillon, che in qualsiasi altro genere sarebbero poco adatti, splendono come centomila candele in un alveare in un fumetto grottesco all’inverosimile, e il suo tratto legnoso serve a dare una gravitas sia a scene emotive, come la lotta finale, dove ogni singolo colpo è qualcosa di più di un semplice cazzotto, o alcune delle scene più fuori di zucca del panorama del fumetto “realistico”. Il team creativo gira così benissimo, non completandosi, ma essendo complementare l’uno dell’altro, con due maniaci del controllo, che pilotano un astronave piena di bottoni colorati a cui corrisponde ogni volta un qualcosa di nuovo e strabiliante… e qualche volta una cartuccia a secco. Anche perchè, se l’esagerato è un qualcosa di tutti i giorni, allora il suo nome diventa routine.

Pro
  • Un fumetto sorprendente, poliedrico
  • – Personaggi fra i più tridimensionali che si siano mai visti
  • – Grandissimi antagonisti
Contro
  • – La Volgarità a volte è fine a se stessa

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