Bleeding Edge - Recensione

Il coraggio non basta

di Marino Puntorieri / lunedì 18 maggio 2020 / Recensione

Lo ammettiamo senza troppi giri di parole: quando per la prima volta abbiamo saputo di un progetto esclusivo Microsoft in lavorazione presso Ninja Theory tutto ci aspettavamo tranne che fosse focalizzato su un approccio multigiocatore, meccanica decisamente atipica per la storicità della software house del Regno Unito. Proprio per il merito di aver creato storie coinvolgenti come per Hellblade: Senua's Sacrifice o Enslaved, senza dimenticare i combattimenti frenetici di quel DmC Devil May Cry che avrebbe meritato anche maggiori riconoscimenti, la scelta di cavalcare l’onda irrefrenabile del momento e distaccarsi dai punti di forza appena citati, ci ha lasciato perplessi. Nonostante ciò, il progetto chiamato Bleeding Edge è comunque riuscito a incuriosirci e non vedevamo l’ora di scoprire quanto il team fosse riuscito a imprimere la propria personalità in un’esperienza teoricamente lontana dalla loro “confort zone”.

Come anticipato Bleeding Edge è un titolo orientato esclusivamente sul multigiocatore, caratterizzato da scontri tra due squadre - composte da quattro giocatori ciascuna - ed estremamente frenetici, dove alcuni strambi (anti)eroi sono pronti a darsele di santa ragione per l’egemonia territoriale più caotica e priva di qualsivoglia razionalità. Spieghiamoci meglio: Ninja Theory non ci da nessuna storia da poter seguire e i timidi riferimenti narrativi, riesumabili tra il video introduttivo e la caratterizzazione dei combattenti tra i quali scegliere, servono come semplice contorno per giustificare la necessità di menare ogni nemico presente su schermo, magari collaborando di tanto in tanto con i propri compagni di squadra. Un futuro decisamente cyberpunk, nel quale la tecnologia si è evoluta così tanto da insediarsi letteralmente nei corpi dei più coraggiosi tramite l’utilizzo di innesti artificiali. Una società soffocata dalla stessa tecnologia che ne ha permesso la crescita, usufruibile anche dalle peggiori canaglie in circolazione pronte a sfruttarle in combattimenti illegali per la gloria e il vil denaro.

Insomma, una caratterizzazione che, per quanto abbozzata, ci aveva incuriosito fin dal primo annuncio e che troviamo essere un po' sprecata senza un qualche approfondimento e senza una qualche narrazione. Un mancato approfondimento che si riflette anche nella caratterizzazione estetica dei 12 personaggi che compongono il roster iniziale, quasi a tentare di imitare in modo più eccentrico e cupo quanto visto con gli eroi di Overwatch: anche qui il risultato non è incredibile visto che di tutti i personaggi presenti solo una manciata riescono ad essere davvero apprezzabili dal punto di vista estetico. Sotto questo punto di vista, poi, non aiutano nemmeno gli oggetti sbloccabili salendo di livello: che si tratti di qualche skin o o altri elementi minori, il confronto non regge la botta della “concorrenza” a causa di una varietà scarsa e nemmeno troppo ispirata.

Ciò che invece, almeno in parte, salva l’intera produzione è un gameplay che a conti fatti riesce a divertire grazie ad alcune idee che allontanano il rischio della ripetitività. Gli scontri 4Vs4 rientrano tranquillamente nella categoria dei picchiaduro dove ogni personaggio (che va a rimpinguare le file di una tra tre classi ben distinte) oltre ad avere un moveset e schemi di attacco/supporto precisi, ha una manciata di abilità a disposizione da utilizzare nel momento più opportuno. Oltre a ciò però, durante il round effettivo, ci è capitato più volte di attuare una tattica “mordi e fuggi” più tipica dei MOBA, scegliendo bene quando colpire e quando ritirarsi per prendere fiato e cercare magari una cura nelle vicinanze; elemento da apprezzare e che premia una tattica un minimo ragionata piuttosto che l’assalto continuo a testa bassa. Peccato per le due sole modalità presenti (deathmatch classico e conquista risorse) che non esprimono al meglio le potenzialità delle meccaniche proposte da Ninja Theory.

Tecnicamente, invece, Bleeding Edge riesce a difendersi discretamente grazie a una mole di dettagli concentrata principalmente per i guerrieri e poco più di un compitino per le ambientazioni e il setting in generale. I server sono piuttosto stabili fin dal day one e nonostante qualche singhiozzo durante gli scontri più numerosi non abbiamo notato particolari cali di frame rate. Buona, infine, la colonna sonora con arrangiamenti ben differenziati anche nel genere per accontentare un po’ tutti i gusti degli utenti e accompagnare ogni round con la giusta carica di adrenalina.

Bleeding Edge è un esperimento che ha soddisfatto le nostre aspettative solo in parte. La scelta di orientarsi su un genere così saturo e paradossalmente nuovo per il team di sviluppo viene pagata con gli interessi, ma al netto di alcuni compromessi (soprattutto di natura contenutistica), il lavoro di Ninja Theory nasconde una certa personalità che non riesce proprio ad essere affossata completamente. Un titolo da considerare essenziale con Xbox Game Pass per dargli una chance e scoprire match articolati, in attesa di contenuti futuri e fondamentali per un supporto sul medio periodo che ne rinvigorisca il brand.

Pro

- Buon gameplay sfaccettato per classi

- Un approccio cooperativo può diversificare l'esperienza...

- Divertente a piccole dosi

Contro

- Contenutisticamente scarno

- ...ma le mappe non aiutano e favoriscono un approccio confusionario

- Diversi dubbi sul sopporto post lancio

Redazione

6,5

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Scheda

  • Data di uscita / 24/03/2020
  • Sviluppatore / Ninja Theory
  • Doppiaggio / Inglese
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori online / 1 - 8
  • Raggiungi la pagina ufficiale

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