C'era una volta... a Hollywood - Recensione

Una favolosa Hollywood anni 60

di Andrea Piaggio / martedì 14 gennaio 2020 / Recensione

“Vi chiedo di non rivelare niente che possa privare agli altri spettatori dall’avere un’esperienza di visione come la vostra”. Con questa frase si concludeva la lettera che Tarantino ha mandato ai giornalisti prima che il suo C’era una volta… a Hollywood uscisse nei cinema. Anche se sono passati parecchi mesi e ora che il film è anche stato premiato tre volte ai Golden Globes (Miglior attore non protagonista a Brad Pitt, migliore sceneggiatura originale e miglior film commedia o musicale), tener fede a questa richiesta è ancora obbligatorio nei confronti di chiunque se lo fosse perso al cinema e voglia magari recuperarlo in home video sui tanti formati su cui è uscito. Quindi, è importante precisarlo, la recensione che segue è totalmente senza spoiler.

In C’era una volta… a Hollywood non c’è una storia da seguire in modo classico; Tarantino preferisce concentrarsi sul raccontarci un periodo di diversi mesi del 1969 che culmina nella tragica notte del massacro di Cielo Drive dove Sharon Tate e altre quattro persone furono uccise dalla furia deviata della Manson Family. Quell’evento, visto con l’occhio di un regista così peculiare, è però solo l’ultimo tassello di una narrazione che, in modo molto superficiale, si potrebbe considerare vuota: i due protagonisti Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e Cliff Booth (Brad Pitt) vivono la loro vita, arrivati ad un punto della loro esistenza in cui sembra che tutto vada storto. Rick, un tempo eroe di una serie western chiamata Bounty Law, ormai viene chiamato solo per interpretare cattivi o comunque ruoli di second’ordine. Il suo status di stella di Hollywood, anche se in declino, può comunque permettersi i servizi del suo stuntman Cliff che, legato alla carriera dell’amico attore, ormai non trova più lavoro, campa di lavoretti e lo scarrozza in giro per la città in cerca di una parte in un qualche film e quindi di un futuro. Quello che potrebbe rivoluzionare la vita di entrambi è l’arrivo dell’acclamato regista polacco Roman Polanski e di sua moglie Sharon Tate nella casa accanto a quella di Rick.

Con una trama apparentemente già vista (i falliti in cerca di riscatto) e un finale annunciato dai tragici eventi reali, viene da chiedersi come si possa tenere incollati alla sedia gli spettatori per ben 2 ore e 40. Al contrario di altri film del regista che hanno una struttura più semplice e di cui non serve sapere nulla, qui è più importante conoscere la triste realtà di quella tragica notte di 50 anni fa. Bastano però queste basi (che se siete arrivati a leggere fin qui, quindi conoscete), ma sono essenziali per apprezzare al massimo alcuni segmenti del film. C’è anche poi chi dice che bisognerebbe conoscere la Hollywood dell’epoca, ma questo non credo sia necessario. Vi basterà solo sapere che Tarantino ha sviluppato proprio in quegli anni il suo amore per il mondo del cinema e questo traspare da ogni inquadratura, da ogni dettaglio e da ogni canzone inseriti in questo film. Se quindi non sapete com’era Los Angeles nel 1969, alla fine della visione avrete conosciuto la magia che la faceva splendere e le tante ombre che proiettava una tale grandezza. Cartelloni dei cinema, ristoranti e quanto rendeva vivo e iconico quel periodo è stato ripreso al meglio, restituendo la sensazione di poterlo conoscere davvero. Un grande applauso per questo al direttore della fotografia che ha aiutato Tarantino (e lo fa già da diversi film) a ricreare l’atmosfera perfetta per rievocare la nostalgia verso quel mondo ormai scomparso per via della New Hollywood

Seguire le vicende di Rick e Cliff è un insieme di situazioni come accade nella vita e, anche se questi e pochi altri sono i soli personaggi fittizi all’interno di una storia che affonda nel reale, le loro motivazioni, i loro dubbi e le loro paure sono facilmente riscontrabili anche da noi perché, semplicemente, umane. In tutto questo è impossibile non apprezzare il lavoro svolto dei tantissimi attori coinvolti, con una schiera di star come Al Pacino e Kurt Russell che interpretano ruoli minori senza però perdere la loro grandezza e altri che invece interpretano i grandi del passato tra cui si segnalano Steve McQueen e Bruce Lee. Brava e bella come il sole Margot Robbie nei panni di Sharon Tate ma davvero immensi i due protagonisti: Di Caprio è perfetto nel ruolo dell’egocentrico che un tempo è stato grande e che ora deve andare in Italia a girare “quegli stupidi spaghetti western” (amatissimi anche da Tarantino) e che riesce anche a recitare male appositamente, e per questo a sorprendere. Pitt è invece il perfetto ritratto del cowboy solitario, stuntman inscalfibile dalla morale granitica che ha visto la sua carriera macchiata da voci tutt’altro che plausibili. È riuscito a creare un personaggio così convincente che si è già messo in tasca un Golden Globe ed è in attesa di vedere cosa succederà agli Oscar.

La nostra prova si basa sulle due versioni del film in Blu-Ray e in 4K Ultra HD. Oltre al cambio di risoluzione, entrambe si dimostrano ineccepibili nella parte video, con un’ottima resa anche nelle scene più buie e spesso problematiche. Pur essendo un film basato principalmente sui dialoghi, la spettacolarità della resa visiva è garantita dalla bellezza delle scenografie e della fotografia in generale. Poi non mancano scene e situazioni più movimentate ma la limpidezza dell’immagine è eccellente. Notevole anche il comparto audio, specie nella versione 4K. Sul Blu ray standard noi italiani dobbiamo accontentarci di un superato Dolby Digital 5.1 che fa il suo lavoro ma non brilla come la sua controparte inglese che invece è sì in 5.1 ma è un DTS HD Master Audio molto più potente e avvolgente. Su supporto Ultra HD però anche la traccia italiano diventa 5.1 DTS HD Master Audio, ma viene superata dall’eccellente traccia originale inglese che qui si trasforma in 7.1 DTS HD MA.

Esaminiamo infine gli extra presenti sul disco blu-ray standard: abbiamo 7 scene inedite dalla durata complessiva di 25 minuti contenenti stralci degli anni sessanta, rappresentati da due pubblicità, da un numero musicale e da una puntata di Bounty Law. A parte questi segmenti separati dalla trama ma piacevolissimi da scoprire, c’è una scena extra con Luke Perry e Thimoty Oliphant, una con Charles Manson che propone a Paul Barabuta le sue canzoni e infine una molto interessante con Rick e Sam Wanamaker che parlano sul set del western che stanno girando.
Tra gli altri extra abbiamo La lettera d’amore di Quentin Tarantino a Hollywood dalla durata di 5 minuti, Bob Richardson – Per l’amore del film (4 minuti e 34), che ci parla del direttore della fotografia che da anni accompagna Tarantino e i suoi film, Parliamo di lavoro – Le auto del 1969 (5 minuti e 58) che ci racconta come sono state scelte le vetture che accompagnano in giro i personaggi, Ricreare Hollywood – La scenografia di C’era una volta… a Hollywood (9 minuti e 18) e infine La moda del 1969 (6 minuti e 37). Tutti questi extra sono un piacere da guardare ma scorrono via davvero in fretta, lasciando la voglia di scoprire altre informazioni. Peccato perché in appena mezz’ora è impossibile soddisfare la fame di chi ha apprezzato questo film e vorrebbe avere altre informazioni sulla Hollywood dell’epoca e sul modo in cui Tarantino e la sua troupe sono riusciti a condensare così tanta anima all’interno di un film. È stato poi divertente notare che all’interno del classico “seleziona scene” sul menu del disco, è presente anche “Seleziona canzone”, possibilità che ci porta a vedere lo spezzone di film che contiene la musica scelta. Utile per chiunque volesse scoprire il nome dei tanti pezzi scelti con attenzione dal regista. Bella infine anche la steel book che racchiude il film e i due formati che riportano una bellissima serigrafia a forma di pellicola su cui è stato appiccicato un po’ di nastro con il titolo scritto a penna. Una chicca che completa una gran bella edizione.

C’era una volta… a Hollywood è un film diverso dal solito. Non solo però diverso perché di Tarantino, ma diverso anche dal solito film di Tarantino, almeno per il pubblico di massa: ci sono meno scene d’azione e la parte più violenta si svolge tutta nell’ultima parte. I personaggi però ci sono, così come molti dialoghi, e l’essere trasportati insieme a loro da un set all’altro di quella Hollywood, attraverso le strade di Los Angeles è un vero piacere. Il merito va ad un’altissima qualità artistica, alla ricerca dell’atmosfera giusta e ad un mix tra commedia e dramma che ci porta alla fine soddisfatti. Se da Tarantino cercate un film alla Kill Bill, allora quest’opera potrebbe addirittura annoiarvi, però se amate il modo con cui il regista ci mostra come vede le cose, allora potrebbe piacervi davvero tantissimo. L’edizione qui trattata è notevole ma volendo essere ipercritici potremmo dirvi che avremmo preferito più extra e che ci sarebbe piaciuta una traccia audio migliore sul normale blu-ray. Il film però rimane davvero un gioiellino e se amate il cinema di un tempo, mischiato con quello di oggi, vi godrete una gran bella esperienza e capirete che la vendetta tanto cara a Tarantino qui è più presente che mai e che il “C’era una volta” del titolo non è lì solo per omaggiare Sergio Leone.

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Scheda

  • Regia / Quentin Tarantino
  • Produttore / Sony
  • Attori / Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie
  • Genere / Drammatico
  • Durata / 161 minuti

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