Code Vein - Recensione

Gocce di sangue per tutti nel nuovo souls-like di Bandai Namco

di Salvatore Cardone / martedì 08 ottobre 2019 / Recensione

Nella storia videoludica, diversi progetti hanno subito uno sviluppo lento e travagliato, che spesso e volentieri è culminato fondamentalmente in due modi: la cancellazione o la nascita di un qualcosa di tutt’altro che memorabile. Per tal motivo, quando abbiamo visto sparire dai radar Code Vein, souls-like in salsa anime e manga targato Shift Bandai Namco, la nostra mente ha finito rapidamente con il collegare ambedue le cose. Annunciato nel 2016 e previsto per il 2017, per poi finire nel dimenticatoio in modo prematuro, il titolo è ripiombato sulla scene con tanto di demo giocabile e una data d’uscita – finalmente – definitiva. Dopo le prove effettuate avevamo maturato sensazioni tutto sommato positive, seppur svariati elementi risultassero avvolti da una coltre di dubbi fin troppo spessa. Per fortuna, dopo oltre cinquanta ore di gioco, buona parte di questi dubbi sono svaniti e ci siamo resi conto di aver tra le mani, probabilmente, uno dei migliori souls-like di questa generazione. Code Vein, seppur con diversi limiti, ha saputo attingere nel migliore dei modi al sottogenere in questione, rimanendo però estremamente personale e originale su tanti altri. Ciò lo rende un giusto mix di generi e concezioni, che passa attraverso un solido gameplay e, soprattutto, una trama di fondo ben più centrale rispetto agli standard del genere. Purtroppo, però, alcune problematiche sono rimaste, ed hanno compromesso l’accesso del titolo nell’olimpo videoludico. Ma andiamo con ordine.

L’intreccio narrativo di Code Vein è di primissima fattura, elaborato e complesso e, soprattutto, ricco di spunti di interesse. Gli eventi, in buona sostanza, prendono il via a seguito della Grande Rovina, una piaga che ha messo in ginocchio la razza umana, decimandola e portandola sull’orlo dell’estinzione. In questo infausto contesto, si assiste alla genesi dei “Redivivi”, vale a dire esseri umani mutati in seguito al contatto col parassita “BOR”, in grado di sfuggire alla morte e di risorgere un numero quasi illimitato di volte, con conseguente perdita, però, progressivamente di ricordi e del proprio io. Se questo ottimo incipit non dovesse bastare, ci teniamo a rassicurarvi sulla progressione generale. Andando avanti, infatti, la trama diventerà sempre più complessa ed entusiasmante, grazie anche all’introduzione di tantissimi personaggi, complementari e non, in grado di arricchire ulteriormente il quadro generale, già di per sé di primissimo livello. Ci ha commosso, più di una volta, catapultarci all’interno dei ricordi di uno dei vari Corrotti uccisi, il cui frammento di ciò che era un tempo è assimilabile dal nostro alter ego, non un prescelto come al solito, ma speciale e potenzialmente l’unica speranza per le sorti del mondo. Dopo aver creato l’avatar, sfruttando un editor semplicemente strepitoso, che basa buona parte del suo fascino sul fanservice, parte una caccia stavolta meno intima e più votata al bene comune, in cui la parola d’ordine è quasi sempre la stessa: sopravvivere. Insieme ai vari Louis, Yakumo, Mia e tanti altri (di cui è possibile rivivere i ricordi), il nostro alter ego si inerpica nel più classico (ma mai scontato) percorso per la salvezza del mondo, un viaggio tremendamente ostile che lo vede costretto a sguainare la spada più e più volte contro i Corrotti, esseri, appunto, che hanno smarrito la via, fino a trasformarsi in bestie assetate di sangue. Il tutto avviene all’ombra della più temibile delle minacce: la Regina, un essere misterioso, ritenuto nemico giurato dell’umanità, ormai apparentemente destatosi dal suo lungo sonno.

Sul fronte ludico, il lavoro svolto da Shift (lo stesso studio dei vari God Eater) e Bandai Namco, appare chiaro già dalle primissime battute. Code Vein eredità buona parte delle dinamiche del genere souls-like, fondendole però sapientemente con le meccaniche di uno JRPG nudo e crudo. La prima grande dimostrazione di ciò risiede nella meccanica dei codici sanguigni, quelli che, in buona sostanza, rappresentano le classi selezionabili durante la partita. Esse, tramite appunto questo espediente, possono essere cambiate a proprio piacimento, offrendo così una varietà ed un dinamismo al giocatore senza precedenti. Ognuna di esse si lega strettamente alla tipologia di alter ego che volete creare, che sia tendente all’utilizzo della forza e delle armi pesanti o della destrezza o tendente all’utilizzo dei doni, l’equivalente delle magie. Il gioco offre la bellezza di ben 20 codici differenti che equivalgono ad altrettante classi, tutte molto varie e bilanciate, che offrono soluzioni diverse per ogni situazione. Ci capiterà, ad esempio, di non riuscire a sconfiggere un suddetto boss, e dunque cambiare classe ed equipaggiamento sarà l’unica soluzione disponibile. Alla scelta del codice che, come dicevamo prima, altera i parametri dell’avatar (livellando, questi ultimi aumentano all’unisono, dunque rendendo impossibile la creazione di una “build”), si lega anche quella delle armi e delle corazze, che in Code Vein sono note come “Veli di Sangue”. Le prime, davvero tante, offrono un ottimo feedback in termini di varietà e moveset, ma mostrano il fianco per quanto concerne alcune hitbox, che tendono a rendere (specialmente con le armi a due mani) gli scontri eccessivamente ostici e soprattutto legnosi. Discorso molto diverso per quel che riguarda le corazze che, a discapito di quel che si potrebbe immaginare, non fungono soltanto da elemento esterno.

In Code Vein non è possibile crearsi un equipaggiamento pezzo per pezzo, ma le vestigia ritrovate durante la traversata fanno molto bene il proprio mestiere, andando a ritoccare con sapienza, a seconda della scelta effettuata, diversi parametri del nostro alter ego, come la resistenza ad un tipo di colpo (fendente, schiacciante ecc), i parametri fisici, il “peso” delle movenze e la resistenza e il danno inferto coi doni. Proprio questi ultimi si dividono in passivi e attivi, dei quali i primi rappresentano dei veri e propri bonus permanenti, mentre i secondi risultano delle vere e proprie skill d’attacco o di buff delle armi. Gli sviluppatori ne hanno introdotti veramente tantissimi, e possono essere utilizzati anche equipaggiando una classe “tank” o basata sulla forza, con le delle ovvie limitazioni in termini di efficacia. Va detto che, da buon gioco di ruolo, sia le armi sia le armature possono essere potenziate e infuse con danni elementali attraverso un sistema di crafting tutto sommato semplice ma efficace, legato ad uno dei tanti NPC presenti nell’HUB di gioco. In generale, comunque, il livello di sfida di Code Vein ci è parso sin dai primi vagiti ben organizzato e soddisfacente, seppur non esente da una curva di difficoltà mal calibrata in alcuni punti precisi della storia. Ci è capitato, ad esempio, di distruggere al primo tentativo un determinato boss, per poi rimanere bloccati ore intere a quello successivo, per poi sconfiggere subito quello dopo ancora. Ciò si lega anche alla scelta di portare o meno con sé un alleato mosso dall’IA, oggettivamente troppo forte e protagonista di monologhi continui quando si tratta di sconfiggere gli avversari. Il potere offensivo degli alleati si attenua col passare delle ore di gioco e con l’avvicinarsi degli scontri sempre più tosti, questo è vero, ma rimangono comunque eccessivamente forti. Se siete alla ricerca di una sfida più hardcore, dunque, forse è meglio lasciarli a casa. In alternativa, potete sempre chiedere aiuto ad un giocatore “lontano”, giacché in Code Vein torna la meccanica della co-op online vista nei giochi del genere. Seppur con le dovute diversificazioni e soprattutto limitazioni, il tutto funziona discretamente bene, risultando capace di offrire una buona soluzione per divertirsi in compagnia o – soprattutto – superare i pezzi più ostici senza fare affidamento sui compagni mossi dall’IA.

I problemi più evidenti di Code Vein, risiedono certamente nel comparto tecnico e grafico della produzione. Sia chiaro, a livello di ispirazione artistica, grazie anche alla capacità di attingere a piene mani dallo stile anime e manga che tanto affascina, il titolo di Bandai Namco e Shift risulta come uno dei migliori souls-like in circolazione. Tutti i vari personaggi, che siano principali o comprimari, sembrano usciti direttamente dal miglior battle-shonen in circolazione, restituendo così al videogiocatore un immaginario ricco di volti affascinanti in cui immedesimarsi e a cui affezionarsi. La bellezza estetica di Code Vein, però, finisce praticamente qui, a causa di un comparto grafico che sembra veramente uscito da una precedente generazione di console. La modellazione poligonale di personaggi e nemici, tutto sommato positiva, si scontra con una quantità disarmante di texture in bassa definizione degli ambienti e che si caricano spesso in ritardo; in generale si avverte una povertà quasi ingiustificabile nel 2019. Il tutto poi viene ingigantito dalla pesante sensazione di riciclo continuo di ambienti e di nemici, i quali, escludendo gli splendidi boss, risultano tutti molto simili tra loro e poveri di originalità. A questo si aggiunge il solito – immancabile – problema di ogni souls-like che si rispetti: la telecamera. In alcuni momenti, quest’ultima diventerà davvero un nemico aggiunto, a causa anche di una sensazione di “scivolamento” eccessivo che hanno i corpi dei personaggi sul terreno di scontro, cosa che rende appunto il lavoro della telecamera ancor più tedioso. Complessivamente, però, il gioco si mostra molto stabile in termini di performance. Su PlayStation 4 Pro, versione da noi testata in fase di recensione, il titolo si comporta molto bene in termini di stabilità del frame-rate, solido sui 45-50 fps, e gira ad una risoluzione a cavallo tra il full hd e il 4k. Niente di incredibile, certo, e l’assenza dell’HDR si fa sentire tutta, ma complessivamente, grazie anche all’ottima direzione artistica, il colpo d’occhio è sempre funzionale. Splendida la colonna sonora che accompagna il viaggio del giocatore, seppur si dimostri fin troppo anonima quando si affrontano alcuni boss o semplicemente si assiste ad una scena epica. Molto buono il doppiaggio, sia quello inglese sia e soprattutto quello in lingua giapponese, che restituisce un feeling da anime giapponese ancor più marcato, specialmente in alcune scene d’intermezzo girate veramente con lo stile dell’animazione nipponica.

Code Vein è un souls-like atipico, che prende in prestito le meccaniche del sottogenere in questione e le rielabora con sapienza. La forte anima da gioco di ruolo giapponese più classico, dunque che si affida ad una trama complessa, ricca di personaggi secondari e trame complementari, si avverte sin da subito e risulta una scelta più che azzeccata, anche grazie ad una scrittura matura e di pregevole fattura. La natura JRPG del gioco si palesa anche nel gameplay, non un “semplice” lavoro di porting dell’opera di From Software, ma un'ottima rielaborazione, in cui elementi come la classe scelta e l’equipaggiamento utilizzato la fanno da padroni. Se a questo si aggiunge una longevità elevata, tanti boss da sconfiggere e soprattutto tantissimi segreti da scoprire, il risultato non può che essere positivo. Peccato per un comparto tecnico assolutamente non all’altezza e, soprattutto, un level design che, per il genere in questione, risulta fortemente inadeguato. Complessivamente, comunque, ci sentiamo di consigliare vivamente il titolo non soltanto ai fan di Miyazaki, ma anche a chi cerca una bella sfida, magari in ambito JRPG condito da una piacevole spruzzata di anime giapponesi.

Pro

- Stile da vendere

- Gameplay stratificato, che abbraccia le meccaniche da JRPG

- Trama di primissima caratura e di grande rilevanza

- Longevità assicurata

- Livello di sfida perfetto sia per i novizi sia per i veterani del genere

Contro

- Graficamente vecchio e improponibile

- IA nemica sbilanciata, che passa dal semplice al difficile

- Level design di scarso appeal

- Mappe tutto sommato poco ispirate

- Alleati IA troppo forti, specie all'inizio

Redazione

8,2

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Scheda

  • Data di uscita / 27/09/2019
  • Sviluppatore / Shift
  • Produttore / Bandai Namco Entertainment
  • Doppiaggio / inglese
  • Sottotitoli / italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / 1 - 2
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