Death Stranding - Recensione

Atteso, giocato e... apprezzato?

di Andrea Piaggio / venerdì 29 novembre 2019 / Recensione

Camminare, portare cose avanti e indietro e scalare montagne può essere divertente sulle prime, ma siccome questo è un videogioco deve esserci anche molto altro, giusto? Sbagliato. Quanto detto poco fa è infatti la più grande sfida che vi propone Death Stranding, superando di gran lunga le CA o i Muli (altri corrieri come voi ma ostili). E il fatto che lo faccia per molte ore (anche più di 50) di certo non aiuta. Qui, per una parte di giocatori, la produzione di Kojima crolla al suolo per colpa della ripetitività delle missioni e per via della sfida troppo superficiale data dai nemici. I Muli sono poco più che d’intralcio potendo essere abbattuti e legati se li coglierete di sorpresa, così come combattuti e malmenati premendo un solo tasto o anche uccisi (opzione questa sconsigliatissima poiché creerà delle voragini nella mappa). Stordirli è solitamente la soluzione migliore ma farlo, anche se si viene scoperti, non è mai una vera sfida. Tutto sembra quindi puntare sulle CA, mostrate fin da subito come creature da evitare a tutti i costi. Peccato che, primo, queste siano sempre presenti in specifici luoghi e, secondo, il combattimento o la fuga che si attiva quando verrete scoperti, per quanto inizialmente spettacolari e visionari, dopo il primo o il secondo incontro, diventano un semplice fastidio, non riuscendo più a trasmettere quelle emozioni che invece il gioco vorrebbe veicolare. Le armi e i mezzi per combattere di sarebbero pure, ma sono caratteristiche che sfrutterete poco e malvolentieri per via del sistema di mira impreciso e delle conseguenze che ne derivano. Stessa sorte è toccata anche ai veicoli, strumenti che possono velocizzare il tragitto ma che dimostrano ammortizzatori di marmo quando sceglierete di percorrere strade più rocciose, rendendo l’avanzamento possibile ma a tratti imbarazzante. Infine non bisogna dimenticare che il multigiocatore asincrono, per quanto sia piacevole da scoprire, diventa un enorme facilitatore alla vostra missione, rendendendo praticamente obbligatorio giocare offline se si vuole alzare un po’ quel senso di sfida e sopravvivenza che un mondo del genere dovrebbe offrire.

La progressione di Sam è un altro di quegli elementi che sono interessanti per un verso e mal calibrati dall’altro. Portare a termine missioni primarie, secondarie o comunque consegnare i pacchi che si trovano per la mappa farà aumentare diversi parametri, potenziando automaticamente statistiche come il numero dei like ricevuti dagli altri giocatori o dai committenti (utili per migliorare il nostro status di corriere), così come capacità fisiche che ci consentiranno di essere più stabili, più resistenti e in grado di trasportare pesi sempre maggiori. Essendo tutto automatizzato si finisce un po’ per “subire” questi potenziamenti, ma siccome ci migliorano la vita, non ci si può lamentare. Più complesso il discorso sugli equipaggiamenti che pian piano acquisirete, tra la possibilità di usare una moto come veicolo piuttosto che l’esoscheletro per facilitare il movimento e il trasporto. Queste hanno pro e contro, ma così come vengono introdotte, ci si accorge che altre caratteristiche precedenti perdono di significato. L’esempio più banale di tutti è relativo agli stivali di Sam: questo equipaggiamento soggetto all’usura, non appena comincerete a pensare di sostituirlo con il secondo e ultimo paio a disposizione, potrà essere costruito con una manciata di materiali che avrete già ottenuto e accumulato in gran quantità. Avere sempre un paio di riserva, oltre a quelli che indosserete, sarà quindi una prassi, rendendo per nulla incisiva la presenza di questo meccanica. Altri casi che annullano determinate meccaniche possono essere rappresentati per esempio dalla moto che, grazie alla sua velocità, vi permetterà di oltrepassare senza difficoltà gruppi di muli o zone popolate da CA.

Dopo aver capito che il gameplay di Death Stranding è tutt’altro che perfetto, bisogna fare un ultimo ragionamento sul comparto artistico. A questo riguardo, inutile girarci intorno, l’ultima opera di Mr. Kojima è una piccola grande opera d’arte. Il mondo creato non è vasto come ci si aspetterebbe da un territorio che vorrebbe “simulare” l’America del nord ma è innegabile il fascino che possa suscitare nei giocatori. Con scansioni terrestri effettuate in luoghi come l’Islanda, la terra che Sam si trova ad attraversare è tanto selvaggia quanto “vera”. Guadare un fiume o anche solo salire su una montagna, complice l’equilibrio sempre precario di Sam, è una piccola conquista che rinfranca il giocatore. Il raggiungimento dei nodi, anche se le minacce sono minime, dà grande soddisfazione, soprattutto se per raggiungerli avete sfruttato qualche elemento come scale e picchetti che avete portato con voi o che avete trovato sulla vostra strada, lasciati da altri prima di voi. Tutte queste emozioni derivano da azioni basilari nei videogame, che diventano però preziose in un gioco con questo design, con questi suoni ambientali e con queste musiche assolutamente calzanti. Inoltre, la scarsa presenza di elementi concreti durante le vostre consegne, oltre a dare un senso di solitudine surreale ma efficace, aiuta l’hardaware della Playstation 4 standard, non facendo rimpiangere il suo modello Pro. I miglioramenti nel caso abbiate la versione mid-gen della console ci sono, ma non sono così significativi, 4K a parte. Nonostante questo, lo spettacolo visivo e sonoro è assicurato, raggiungendo il picco più alto nelle cut scene. Qui la presenza e la recitazione di attori veri aggiunge moltissimo e lo stesso fa il doppiaggio in italiano, tra i migliori mai realizzati per un videogioco, grazie a voci di doppiatori professionisti che abbiamo ascoltato anche in produzioni cinematografiche e in serie TV. Tutto ciò concorre a creare uno dei giochi artisticamente più potenti degli ultimi anni.

Death Stranding è composto da tante emozioni e da pochi elementi da videogioco, specie se si pensa ai gameplay di alto livello. Lento, con missioni concettualmente tutte uguali e con nemici poco incisivi, riesce comunque ad essere un titolo affascinante che, nel mio caso, mi ha spinto ad avviarlo spesso e volentieri. Una contraddizione che trova fondamento nella curiosità di scoprire qualcosa di più su un mondo affascinante e di raggiungere un nuovo punto sulla mappa per gratificare l’occhio e il cuore. Una contraddizione però che non tutti sono in grado di sopportare e di accettare. Il gameplay, paradossalmente, è l’elemento più debole del pacchetto, capace di appassionare solo se lo si affronta con un certo spirito e, soprattutto, se si accettano i suoi limiti. Un po’ come Sam che vive in bilico tra il mondo dei vivi e quello dei morti, Death Stranding cammina sul confine che separa noia e piattezza da emozione e scoperta. Di sicuro non è il gioco che ci saremmo aspettati. Se vi sentiti attratti da questo mondo e dai misteri che nasconde troverete un viaggio diverso dal solito che stimolerà principalmente anima e cuore, facendovi comunque tirare fuori diversi sbuffi davanti all’ennesima consegna priva di significato. Se invece speravate in qualcosa di più action, con meccaniche complesse e boss che potessero anche solo avvicinarsi a quel lettore di memory card di Psycho Mantis, con Death Stranding rischiate di prendere una cantonata colossale. Sicuramente un “gioco” autoriale e coraggioso, ma lontano anni luce dai fasti del Kojima di Metal Gear Solid 1 e 3.

Pro

- Emozioni intense

- Artisticamente eccellente

- Dinamiche originali

- Il multigiocatore asincrono all’inizio stupisce…

- Ottimo anche su PS4 standard

Contro

- Lento e ripetitivo

- Missioni poco varie

- Nemici mai davvero pericolosi

- … poi semplifica tutto

- Combattimenti mal gestiti

- Nessun boss davvero memorabile

Redazione

7,8

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Scheda

  • Data di uscita / 08/11/2019
  • Sviluppatore / Kojima Productions
  • Produttore / Kojima Productions
  • Doppiaggio / Italiano
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / Multigiocatore asincrono

Stealth, Open world, Avventura su PlayStation 4

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