Demon Slayer - Anime - Recensione

Il manga da record di Koyoharu Gotouge si mostra in splendida forma anche sul piccolo schermo!

di Salvatore Cardone / martedì 22 ottobre 2019 / Recensione

“Non piangere, non cedere alla disperazione. Lo so cosa pensi: se solo fossi arrivato qualche minuto prima la tua famiglia sarebbe ancora viva. Purtroppo, però, non c’è un modo per riavvolgere il tempo...”. Inizia così, per certi versi, l’avventura di Kamado Tanjiro, protagonista di uno dei prodotti dell’industria recente degli anime e manga nipponici qualitativamente più illustri e di forte impatto che a memoria riusciamo a ricordare: Demon Slayer. Per ogni buon appassionato del settore come il sottoscritto, ogni qualvolta una nuova serie promette faville il cuore batte sempre un po’ a mille, e con il manga della sensei Koyoharu Gotouge è accaduta esattamente la stessa cosa. Un setting affascinante, stracolmo di un’ispirazione folkloristica nipponica e religiosa senza precedenti, un cast stellare e, soprattutto, una qualità narrativa altrettanto imponente. Le premesse per trovarsi tra le mani un prodotto potenzialmente magnifico ci sono tutte. Per questo motivo, quando lo studio ufotable ha deciso di convertire Demon Slayer (il cui titolo originale è Kimetsu no Yaiba) in un anime, abbiamo subito pensato al suo successo, tanto annunciato quanto imprevisto ma che al termine dei 26 episodi da cui l’adattamento animato è composto, ha saputo rivelarsi ben superiore alle aspettative, affermandosi come uno dei prodotti dell’animazione giapponese più riusciti di sempre.

La storia di Demon Slayer, come dicevamo già in apertura, è incentrata sulle avventure di Kamado Tanjiro, un giovane ragazzo dal cuore d’oro e dallo spirito altruistico che vive insieme alla propria madre e a tanti fratellini e sorelline in un tranquillo villaggio di montagna. Si sa poco o nulla sulle usanze o sulle origini degli abitanti del luogo, ma la sensazione generale è che si respiri un’atmosfera semplice ma felice. Lo stesso Tanjiro conduce una vita molto modesta ma lo fa con un sorriso perennemente stampato sulle labbra. Tuttavia, nascosta nell’oscurità, si annida l’esistenza di un mondo ultraterreno, in cui risiedono creature demoniache pronte a cibarsi della preda più ovvia possibile: gli esseri umani. I demoni esistono e la civiltà umana è costretta ad affrontarli ormai da anni, in un silenzio quasi totale. Soltanto in pochi sono a conoscenza dell’esistenza di tali creature e la famiglia Kamado non è assolutamente tra quelle. Lo stesso protagonista conoscerà a sue spese il terribile segreto, in una notte destinata a cambiare la sua esistenza radicalmente. Da qui in avanti si spalancano le porte per una storia splendida, ricca di colpi di scena ma anche di cliché, squisitamente amalgamati per un risultato finale che, anche grazie ad un ritmo generale nella narrazione semplicemente perfetto, sorprenderà anche il più scettico degli scettici.

Come in ogni battle-shonen che si rispetti, anche in Demon Slayer è di fondamentale importanza il cast di guerrieri che compongono le fila sia delle truppe demoniache sia degli Ammazzademoni che Tanjiro incontrerà. Va detto che, per quanto concerne la prima fazione, essa vive di un’organizzazione sociale vera e propria, da non confondere con quello che potreste immaginare come un insieme di creature affamate e senza senno. I demoni hanno una società ben costruita e diffusa, con una gerarchia ben precisa e un leader in cima alla catena di controllo. I Guerrieri che difendono la pace sono anch’essi ben organizzati, in una società che ricorda molto i vari battle shonen a tema, in cui spiccano diversi ranghi divisi sapientemente in base a meriti vari. Uno su tutti è l’abilità di padroneggiare il proprio potere e la tecnica della Respirazione Perpetua, a cui anche Tanjiro si sottoporrà. A fare la fortuna di Demon Slayer, però, ci sono anche gli immancabili “comprirmari”, quella schiera di alleati del protagonista che in ogni opera del genere rappresentano un pezzo essenziale della storia. Zenitsu Agatsuma e Inosuke Hashibira sono due spalle di primissimo livello, caratterizzate splendidamente nella loro squisita differenziazione. Il primo è un personaggio timido e pauroso, che però si trasforma in uno spietato spadaccino infallibile quando serve ed ha un debole smisurato per le belle ragazze; il secondo, invece, viene proposto come quasi fuori di testa. Impugna due spade (rigorosamente rovinate), e indossa sempre una maschera da cinghiale. É certamente spinto da una forza incredibile, e da un passato tutto da scoprire. Discorso finale sul cast dedicato alla giovane Nezuko, sorella del protagonista: il suo silenzio (viaggia con una sorta di “bavaglio”) dice più di mille parole, e ogni volta basta un solo guardo col fratello per capire quanto sia fondamentale il suo personaggio nell’economia generale dell’opera.

Se la storia e i personaggi risultano splendidi nella loro semplicità e se vogliamo anche “non originalità”, il vero punto di snodo che rende l’anime in questione un vero capolavoro è rappresentato dal comparto tecnico. Lo studio ufotable ha saputo plasmare un’opera pressoché esente da difetti, che anzi riesce quasi a migliore la sua controparte cartacea, da cui prende ispirazione. Le scelte cromatiche, il tratto, la modellazione di ogni singolo personaggio e tutto il resto, rappresentano uno dei nuovi standard qualitativi del settore, risultando praticamente perfetti dal primo all’ultimo minuto di ogni episodio. Il vero miracolo, comunque, è stato compiuto sulle animazioni: fluide, frenetiche e senza sbavature, sono l’emblema di una dedizione e di un’applicazione spropositata che risiede alla base di chi ha deciso di portare su schermo l’opera della sensei Gotouge. Certo, alcuni frangenti risultano pesanti o meno “forti” in termini di impatto e se vogliamo qualità, ma ci troveremmo veramente a parlare del nulla o quasi. Indimenticabile è, ad esempio, la scena in cui l’arma di Tanjiro (di tipo “ghiaccio”) muta la propria classe elementale, dando vita ad un gigantesco drago di fuoco che travolge, appunto, Rui, l’avversario nettamente più importante e ostico dell’arco narrativo trattato. Indimenticabile è anche tutta la colonna sonora che accompagna l’opera, a partire dalla opening “Gurenge” (Red Lotus) by LiSA e l’ending “From the edge” by FictionJunction feat. LiSA, passando più in generale per ogni singola sinfonia di sottofondo; ciò restituisce la stessa “solennità” di cui è pervasa tutta l’opera, senza mai dimenticare di strizzare l’occhio a quelle tipiche melodie a metà tra il nostalgico e l’adrenalinico tipicamente utilizzate negli anime di questo genere.

L’anime di Demon Slayer è probabilmente uno dei migliori adattamenti compiuti negli ultimi dieci anni. Era dai tempi di Naruto che non ci capitava di riscontrare una qualità così altà e non possiamo far altro che consigliarvene la visione, che siate appassionati del genere o meno. Affascinante e misterioso, ricco di riferimenti alla tradizione nipponica, l’anime riesce quasi ad ingigantire la già elevatissima qualità del materiale originale, affermandosi senza difficoltà come uno dei prodotti più imponenti dell’ultimo decennio. Insomma: ufotable ha fatto centro, Dynit (che cura la distribuzione italiana) anche: imbracciate la vostra spada migliore… É tempo di andare a caccia di demoni!

Pro

- Artisticamente magnifico

- Conversione anime di livello stratosferico

- Doppiaggio e comparto sonoro sugli scudi

- Storia e personaggi curatissimi

Contro

- Alcuni passaggi sono leggermente frettolosi

- Dopo 26 episodi finisce!

Redazione

8,8

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Scheda

  • Data di uscita / 15/02/2016

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