Dolly Kill Kill - Recensione

Chi ha detto che i peluche sono teneri e coccolosi?

di Marino Puntorieri / venerdì 03 gennaio 2020 / Recensione

Quando nel 2017 mi aggiravo tra le bancherelle colme di Torino Comics, mai mi sarei aspettato di acquistare e proseguire parallelamente alla pubblicazione italiana una qualche opera cartacea. Non che non l'avessi già fatto in passato, sia chiaro, ma mai con la costanza del caso che sto per andare a descrivere; quasi affascinato, banalmente anche solo dai colori e le forme, dell'edizione Variant del primo volume di Dolly Kill Kill, comprato con alcuni dubbi iniziali e man mano superati pagina dopo pagina, sfogliata con fare sempre più deciso. Ma andiamo con ordine.

 

Dolly Kill Kill è un manga realizzato nel 2014 sotto Kodansha (casa editrice nipponica piuttosto famosa) ed approdato in Italia circa tre anni dopo in tutta la sua interezza, ovvero 11 volumi suddivisi a loro volta in 155 capitoli, e arrivato proprio in questi giorni alla naturale conclusione. La storia introduce nel Giappone dei nostri giorni una catastrofe apocalittica di dimensione globale, segnata dall’invasione improvvisa di grottesche creature a forme di peluche delle più svariate forme (denominati Dolly) che attaccano il pianeta: l’obiettivo è di soggiogare l'intera umanità tra chi (la maggior parte) viene brutalmente eliminato e chi scelto per folli esperimenti come cavie da laboratorio. Il lettore conosce fin dalle prime pagine il protagonista, tale Iruma Ikaruga, un alunno bravissimo nel baseball che si accinge a vivere l’ennesimo trionfo sportivo nella propria scuola accompagnato dagli amici di sempre. Tutto sembra filare per il verso giusto, ma l’arrivo improvviso di uno sconfinato sciame di insetti letali simili a vespe (comandati proprio dai “pupazzi” appena citati) decreta la fine della quotidianità e della spensieratezza.

La storia che fin dalle prime pagine va a ramificarsi, presenta rarissimi tempi morti legati a riflessioni di qualunque tipo. Il protagonista viene subito presentato come un semplice umano che nonostante mille peripezie, e la ricerca di un briciolo di coraggio, non può far altro che scappare e cercare di sopravvivere in preda alla disperazione, in un mondo che intorno a lui è sempre più devastato e brutalmente soffocato da una forma aliena tanto misteriosa quanto spaventosa. Se si potrebbe pensare di trovarsi davanti a un titolo horror-splatter con forti elementi survival, dedotti proprio dalla presentazione iniziale di una razza umana incapace di reagire al tragico scorrere degli eventi, qualcosa cambia sin dalla fine del primo capitolo e Dolly Kill Kill schiaffa in faccia al lettore un’anima ben più ricca che pesca a piene mani dal genere action. Gli elementi più blasonati della categoria denominata Shounen (qualcuno ha detto Naruto o Dragon Ball?) ci sono tutti: c’è il protagonista che in progressione acquisisce sempre più consapevolezza e poteri, ci sono abilità e tecniche che superano il limite umano, sfociando in combattimenti dall’elevato tasso di spettacolarità, e non mancano ovviamente schieramenti e fazioni più o meno ostili.

Questo cambiamento, quasi immediato, avviene con naturalezza, arricchendo ogni capitolo e ogni volume di nozioni, termini e spiegazioni coerenti con il mondo che parallelamente viene disegnato e presentato senza incertezze di alcun tipo. La caratterizzazione dei personaggi però non è sempre soddisfacente e paradossalmente ho trovato spesso irritante ed esagerato il comportamento di Iruma, mentre ho apprezzato senza mezzi termini la mentalità delineata da alcuni personaggi secondari come la compagna Banira e i nemici che si vanno a identificare con personalità nei capitoli più centrali dell’intera opera. Dolly Kill Kill lascia anche spazio per un accenno di situazioni più inclini al genere sentimentale, ma che finiscono presto per essere semplici situazioni di contorno, sacrificate a malincuore (considerando la possibilità di ottenere qualcosa di ben più completo stilisticamente) per lasciar spazio a situazioni drammatiche e combattimenti in rapida successione sempre più frenetici.

Non che questo sia per forze di cose un aspetto negativo visto che proprio i combattimenti, ci tengo a sottolinearlo, rappresentano il punto più alto dell’intera produzione, grazie a disegni estremamente curati e ricchi di particolari sui quali non ci si può non soffermare. Prevale, ovviamente, l’elemento splatter, ma oltre all’enorme quantità di china utilizzata per rappresentare fiumi e fiumi di sangue, bisogna menzionare la meticolosa abilità del disegnatore (Yuusuke Nomura) nel rappresentare con la giusta enfasi ogni colpo incassato e ogni abilità evocata. Menzione speciale per alcune tavole sparse che occupano almeno una pagina e spesso invadono anche la successiva a lato, rompendo la “routine visiva” durante la lettura e valorizzando ulteriormente una determinata sequenza.

Dolly Kill Kill è un manga che attira fin dalle prime pagine grazie a uno stile unico e ricercato soprattutto per le fasi più action. Narrativamente la storia imbastita è coinvolgente quanto basta per invogliare la lettura di ogni capitolo con più foga del precedente; Peccato solo per una caratterizzazione dei personaggi non proprio brillante su tutta la linea, dove molti comprimari vengono “sacrificati” sul piano psicologico per lasciar spazio a poteri e scontri all’ultimo sangue. Il finale, poi, non può non lasciare l’amaro in bocca: nonostante 11 volumi non siano proprio pochi, questo mi è sembrato veloce e non curato come le parti precedenti, lasciato addirittura quasi sul più bello con nuove fazioni, poteri e situazioni che avrebbero in futuro (o almeno nella mia mente in parte delusa) reso ancora maggiore la qualità generale. Peccato perché sarebbe potuto essere molto più di una buona opera, ma alle logiche del mercato e della competizione sempre più serrata non ci si può sottrarre e qualcosa è andato per forza maggiore ridimensionato, lasciandoci qualche piccolo rimpianto.

Pro

- Combattimenti ben curati

- Non perde tempo e si presenta subito al lettore

- Nemici ben caratterizzati...

Contro

- ... ma lo stesso non si può dire per tutti i comprimari del protagonista

- Finisce paradossalmente sul più bello

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