Ghost of Tsushima - Recensione

L’onore dei samurai incontra il free roaming

di Andrea Piaggio / lunedì 27 luglio 2020 / Recensione

Dopo The Last of Us Part 2 siamo tutti un po’ proiettati verso le nuove meraviglie in arrivo su PlayStation 5, però prima di passare alla nuova console, PlayStation 4 ha ancora un’esclusiva per quest’estate. Ghost of Tsushima di Sucker Punch è finalmente arrivato dopo alcuni rinvii e, anche se la stampa più grande e famosa ha già detto la sua, noi stampa piccola ma per voi (fortunatamente) importante, abbiamo attraversato il Giappone e combattuto mongoli per scoprire se il gioco è solo discreto come dicono o se può davvero convincere.

 

L’invasione del Giappone da parte dei Mongoli di Khotul Kahn è partita dall’isola di Tsushima, un paradiso naturale pacifico ma popolato da persone coraggiose tra cui diversi samurai. A fronteggiare l’invasione c’è Lord Shimura e suo nipote Jin Sakai, guerriero impavido che sarà il protagonista che guideremo nel gioco. Dietro alla storia principale che verte sulla riconquista di queste terre, c’è un potente sottotesto relativo all’onore e al rispetto del nemico, tipico dei samurai, che va in contrasto con le dinamiche stealth che apprenderemo dopo poco grazie a Yuna, una giovane che ci aiuterà ad organizzarci chiedendoci poi di aiutarla a salvare suo fratello. Questa battaglia interna a Jin e in contrasto alla sua filosofia, è uno degli elementi più interessanti in una trama che diversamente si dimostra abbastanza classica, con il reclutamento di alcuni personaggi di supporto e con il potenziamento di Jin in energie, abilità ed equipaggiamenti. Al di là della storia principale però, molte altre minori ci accompagnano mentre esploriamo l’isola, offrendo scorci di vita dell’epoca che sanno anche emozionare grazie alle storie che ci verranno raccontate. Se quindi il gioco vivesse solo della trama principale, non si potrebbe considerare certo originale, ma grazie a questa particolare ambientazione e ad uno stile unico, c’è una poesia che convince, specie se si è “sensibili” al mondo giapponese rappresentato.

Se si vuole leggere il gameplay di Ghost of Tsushima in modo secco e distaccato, ci troviamo davanti un free roaming con missioni principali e punti interrogativi che saltano fuori pian piano che si esplora. A volte si trovano villaggi con un nemico potente da eliminare, altre volte qualcosa da distruggere e collezionabili da trovare, ma non mancano nemmeno sfide platform alla ricerca di santuari. Le missioni principali poi portano avanti la storia proponendo via via ulteriori missioni, sbloccando abilità e presentando spesso flashback sulla vita di Jin, approfondendo così il suo passato e raccontandoci come sia diventato quello che conosciamo all’inizio. La progressione quindi non si inventa proprio nulla, inserendo diverse abilità e strumenti che, anche qui, prendono spunto da altri titoli.

Se invece si vuole vedere come il gameplay è stato fuso con la cultura giapponese del periodo, si rimane affascinati. Per evitare di rompere l’atmosfera con indicatori che farebbero a botte con l’ambientazione, si è scelto di sfruttare in larghissima parte elementi naturali. La direzione del luogo da raggiungere che avete segnato sulla mappa vi è data dal soffiare del vento che al suo passaggio muove foglie, alza fili d’erba e pollini; per raggiungere un saltuario che sbloccherà slot per amuleti di potenziamento verremo guidati da una volpe; per raggiungere delle canne da affettare con un singolo colpo di spada dovrete guardare gli uccelli; vedete del vapore? Probabilmente c’è un bagno termale. Queste dinamiche sono le stesse di tanti altri giochi, ma è innegabile il maggiore fascino di queste attività se vengono proposte e inserite con un contesto più rispettoso dell’immedesimazione del giocatore, facendolo così calare più facilmente in quel mondo così ben ricreato.

Il combattimento in Ghost of Tsushima fa parte principalmente del “ramo” Samurai, venendo fuori quando i nemici ci avvistano o quando semplicemente decidiamo di farci vedere sfidando qualcuno a duello. In questo caso la battaglia parte subito con il classico duello di spade (anche con più nemici) in cui un solo colpo elimina l’avversario, per poi proseguire con colpi deboli e potenti, parate standard e altre perfette che consentono il contrattacco immediato o schivate contro lance e martelli. Il risultato è simile agli ultimi Assassin’s Creed ma, già a livello normale mi è capitato di morire diverse volte fin dalle prime fasi. Con il tempo le cose migliorano quindi, paradossalmente, farete più fatica nelle fasi iniziali, quando le vostre capacità saranno limitate e la frustrazione non è da considerare. Se invece avete giocato a titoli quali Sekiro, partite pure al livello Difficile per godervi un gioco impegnativo, seppur non ai livelli del soulslike From Software. Va inoltre fatta una considerazione sui nemici che, in battaglia attaccano in modo indipendente e possono anche farvi fuori piuttosto rapidamente. Il recupero dell’energia è infatti regolato da alcuni indicatori che rappresentano il vostro spirito combattivo: si ricaricano quando si colpiscono e si eliminano i nemici, così come nei confronti vinti, e possono essere spesi per ripristinare la vita. Ciò significa che il loro uso e il recupero stesso è limitato a come giocate, premiandovi quando recuperate in duello o eseguite una parata perfetta, ma in rapido esaurimento quando le prendete.

Dal lato dello Spettro, ci sono invece tutte quelle abilità e dinamiche proprie di un ninja, comprese ovviamente le eliminazioni silenziose, il lancio di kunai e tutta una serie di mosse che migliorano il vostro agire nell’ombra. In questo il gioco è molto simile a tanti altri suoi colleghi, non ultimo proprio The Last of Us Part 2, con nascondigli nell’erba alta, agguati alle spalle e visuale che permette di avvertire la presenza di minacce anche se nascoste alla vista. Nulla di nuovo quindi, compresa l’IA nemica che non si dimostra particolarmente sveglia o attenta se si riesce a schivare il loro cono visivo. Un’altra cosa che merita una menzione è l’importanza solo parziale della progressione attraverso i tanti skill tree che caratterizzano il nostro Jin, alcune forme che influiscono sul suo combattimento contro specifiche tipologie di avversari, e potenziamenti delle armi. Quando si ottengono è sempre un bel momento, però poi all’atto pratico non trasformano mai la giocabilità in qualcosa di diverso o più avanzato.

Tecnicamente non si può invece dire proprio nulla sul lavoro di Sucker Punch, vista la cura maniacale che si può riscontrare nell’isola di Tsushima. Divisa in tre diverse macro aree, vivrete una grandissima varietà di paesaggi, con un ciclo giorno/notte che regala momenti davvero magici. I vari villaggi, così come le fortezze da riconquistare, sono tutti diversi, con interni curati ad arte per unire la bellezza di quello che erano e lo stato in cui sono ora dopo l’invasione mongola. Quello che però più mi ha colpito è il modo in cui è stato realizzato il mondo naturale in cui agiremo, capace di accoglierci come raramente mi era capitato in un free roaming. Il livello artistico è altissimo, con una cura esagerata per armi, abiti e animazioni che rimarranno nel cuore dei giocatori che hanno sempre atteso un gioco su questo particolare periodo. Questo stile si riscontra poi anche nella possibilità di giocare incrociando varie lingue e sottotitoli, compresa quella in lingua giapponese con sottotitoli in italiano, ma anche la modalità Kurosawa che si rifà al grande regista per proporci tutta l’avventura in un bianco e nera d’epoca e un po’ sgranato, a simulare le pellicole del maestro. A parte questa graditissima chicca, il gioco propone anche il doppiaggio in inglese e, per chi se lo chiedesse, anche in un buon italiano. Bellissime infine le musiche e le sonorità che si rifanno all’immaginario collettivo di questo mondo.

Quando fu mostrato il primo gameplay di Ghost of Tsushima ammetto di essere stato uno dei perplessi. Lo avevo accostato all’”Assassin’s Creed in Giappone” che ancora non era stato fatto. Per certi versi quella sensazione era giusta, con un gameplay tutt’altro che originale seppur funzionale soprattutto per chi vuole andare in giro a “depennare” i segnalini che compaiono sulla mappa. Avevo però sottovalutato l’elemento dell’immersione, potentissimo nel nuovo lavoro di Sucker Punch grazie ad un mondo naturale unico, dove il vento ti guida, la luna splende mentre si cavalca tra campi di lino e pampa e il duello a fil di spada è sempre in agguato. Tutto questo migliora la percezione di un gameplay poco originale e rende Ghost of Tsushima un titolo da non perdere per gli amanti del Giappone Feudale, dei samurai e dei ninja. Se invece non siete attratti dalla poesia che deriva da questo mondo, potreste ridurlo ad un free roaming vecchia scuola senza grandi novità. Detto tra noi però, io sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Pro

- Periodo storico vincente

- Conflitto interiore di Jin ben ricreato

- Mondo di gioco immersivo

- Tanti miglioramenti e potenziamenti

- Buon mix di combattimenti e stealth

Contro

- Storia principale non proprio originale

- Attività free roaming classiche

- Molte abilità secondarie non necessarie per proseguire

- Alcuni bug minori

Redazione

8,3

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Scheda

  • Data di uscita / 17/07/2020
  • Sviluppatore / Sucker Punch Productions
  • Produttore / SIEE
  • Doppiaggio / Italiano/Inglese/Giapponese
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / ---
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