Spellforce 3: Fallen God - Recensione

Scopriamo insieme i segreti di questo nuovo ibrido RPG/RTS

di Fabio Lorenzi / giovedì 19 novembre 2020 / Recensione

Spesso ci capitano per le mani titoli che seppur complessi si presentano con etichette semplici: o sei uno sparatutto o un gioco di ruolo, o un Action RPG o un MMORPG. In questo contesto non c’è spazio per le discussioni, o per lo meno così siamo portati a pensare. Vi sono poi alcuni casi nei quali in cui gli sviluppatori e produttori, cercano di sorprenderci amalgamando in un unico contesto diverse realtà. Questo è il caso di Spellforce 3: Fallen Gods, creato con i tipici standard dell’RPG classico ma che presenta un’evoluzione degna degli RTS (Real Time Strategy), genere di cui fanno parte gli Age of Empires, Command & Conquer e Starcraft. Non è di fatto semplice trovare sul mercato videogiochi “ibridi” che riescono ad integrare stili di gioco di base diversa, creando così un giusto equilibrio. Creato dallo Sviluppatore tedesco Grimlore Games con sede a Monaco, e distribuito da THQ NordicSpellforce 3: Fallen God è di fatto l’ultimo della saga nata nell’ormai lontano 2003 con SpellForce: The Order of Dawn. Il gioco è la seconda espansione del terzo capitolo uscito nel 2017 e si presenta come un DLC standalone corposo, con diverse ore di gioco e che non richiede per forza l’aver giocato ai capitoli precedenti, come ad esempio SpellForce 3: Soul Harvest, prima espansione uscita a maggio 2019

La storia segue un gruppo di Troll che, va detto, agli occhi di un videogiocatore esperto del mondo fantasy, somigliano in modo esagerato agli orchi di Warcraft e paradossalmente, hanno veramente poche caratteristiche distintive della razza dei Troll, almeno per come siamo abituati a vederli, ad esempio nel mondo de Il Signore degli Anelli. Tralasciando questa particolarità sicuramente curiosa, e concentrandosi sul mondo di gioco, il tutto inizia con i nostri eroi costretti alla fuga da un nemico invisibile, la piaga del Sanguesporco. Inizialmente l’obiettivo della tribù sarà quello di procurarsi un oggetto magico per un rituale chiamato divoramento e, successivamente il nostro gruppo di eroi dovrà portare la tribù dei Lunanuova a resuscitare un Dio caduto al fine di poter rimuovere la piaga in questione.
Nella campagna in solitaria, il primo passo lo facciamo con la creazione dei 4 personaggi protagonisti del gioco: Akrog, Grungwar, Zazka e Noag, con una caratterizzazione non eccelsa ma sicuramente valida per lo stile di gioco che si verrà a presentare. La personalizzazione consiste nel modificare alcuni tratti distintivi di ogni guerriero come tatuaggi, colore e tipo di capelli e pelle, senza però andare ad intaccare quelle che sono peculiarità più distintive come razza, classe e nome. Un risvolto interessante è dato dalla possibilità di modificare le abilità dei nostri personaggi su più livelli tramite un doppio albero delle abilità che ci permette di scegliere le sopracitate abilità in base al tipo di specializzazione che vogliamo per il nostro personaggio. Inoltre, una volta superato il livello, potremmo usufruire di punti caratteristica tra i ben noti Forza, Destrezza, Intelletto, Costituzione e Volontà, parametri dai quali dipenderanno l’utilizzo di determinati equipaggiamenti. Ci saranno inoltre componenti di dialogo, che permetteranno al giocatore di effettuare scelte che andranno ad influenzareil comportamento di alcuni nostri eroi.  Importante è però non aspettarsi profondità di dettagli visti in RPG più classici come Baldur’s Gate o Neverwinter Nights, ma questi sono mondi a parte ed il livello di personalizzazione di SpellForce3: Fallen God rende sicuramente l’esperienza di gioco accattivante.

Sin dai primi passi all’interno del gioco, le meccaniche non sembrano affatto semplici, ma i tutorial risultano ben organizzati e distribuiti, riuscendo in qualche modo a sopperire a questa difficoltà. È spesso facile incepparsi nel filone narrativo della storia visto l’alto numero di dialoghi che però, a nostra percezione, andranno diminuendo durante il corso della storia. Anche se non necessariamente espresso a caratteri cubitali, il secondo atto del gameplay inizierà immediatamente conclusasi l’intro del gioco che abbiamo evidenziato alcune righe sopra, e che vedrà il gameplay centrato unicamente sulla gestione delle meccaniche di gioco dei nostri 4 eroi. Questo nuovo capitolo, se così possiamo definirlo, ci consentirà di iniziare a gestire il nostro villaggio di troll. Parentesi doverosa la dobbiamo aprire sulla mappa che ci appare per la prima volta in game nell’intermezzo dei due atti: con la possibilità di poter modificare piuttosto facilmente il controllo e la gestione dei tasti, la mappa si presenterà oscurata nelle zone non visitate e proprio in queste zone non potremo vedere chi si nasconde fintanto che non ci arriviamo. Una volta completata una missione in una zona, potremo decidere di spostarci nella successiva a seconda di quello che la storia ci richiederà, o di tornare alla precedente. Il tutto, verrà gestito da una modalità di viaggio rapido da una zona all’altra aprendo la mappa del continente.  

Per buona parte della storia il tutorial ci aiuterà passo dopo passo, cosi come nella gestione del villaggio, aiutandoci a controllare le varie risorse evitando possibili sprechi. Questo perchè le risorse non sono illimitate: legno, pietra, cibo e metalli saranno disponibili solo in una certa quantità e serviranno le strutture ed i componenti giusti della tribù per poterli raccogliere. La fazione dei troll è qualcosa di inedito nel mondo di Spellforce, infatti, invece che creare truppe specifiche dovremo allenare le unità base nei capanni di lotta e in quello dei tiratori; cosi facendo potremo in qualche modo rimodellare il nostro esercito a seconda del nostro scopo.
Dobbiamo ammettere che a difficoltà normale quella con cui abbiamo testato il gioco, il livello di IA del nemico risulta abbordabile senza grandi conoscenze ma pe gli amanti della sfida si può sempre salire. Discorso completamente diverso quando tentiamo un’avventura in modalità Conquista in multigiocatore online, nella quale ci troveremo ad affrontare altre persone che sicuramente non ci lasceranno gli stessi margini di manovra dell’intelligenza artificiale del gioco. In questo contesto non saremo limitati ai troll, ma avremo la possibilità di scegliere le fazioni di Spellforce ognuna con abilità diverse, offrendoci anche dinamiche inedite non visibili e giocabili all'interno delal campagna per giocatore singolo.

Parlando del comparto tecnico, Il motore grafico di Spellforce 3: Fallen God risulta essere lo stesso di Spellforce 3 e la cura dei dettagli, con definizione grafica settata su “Ultra”, regala sicuramente grandi soddisfazioni con scenari ed ambientazioni sicuramente degni di nota. Con la visuale isometrica, i movimenti dei personaggi e le interazioni che questi hanno con l’ambiente circostante ci hanno dato un’ottima risposta in termini di fluidità, anche se in questo contesto abbiamo trovato poco esaltante le dinamiche di combattimento che presentano animazioni non del tutto convincenti. Anche il sonoro fa il suo; musiche che hanno dell’epico permetteranno al giocatore di fondersi perfettamente con la narrativa e con la battaglia. Anche se il doppiaggio è in inglese, i testi sono poi stati tradotti in italiano.

In conclusione possiamo dire che ci siamo ritrovati pienamente soddisfatti dalla lunga campagna che può essere giocata sia in solitaria che in cooperativa. Questa campagna però non ci allena all’esperienza del multiplayer che in termini di difficoltà ed impegno, può essere considerato come un gioco a parte. La cosa che ci ha lasciati perplessi è inoltre la suddivisione della mappa di gioco in compartimenti quasi predefiniti, ognuno dei quali con le proprie risorse ed unità da utilizzare. Di fatto quest’ultimo punto potrebbe essere considerato come un forte limite alla costruzione dei vari edifici con diversi dettagli che abbassano di molto la velocità della partita; tra questi la richiesta estremamente alta di risorse per la costruzione delle varie strutture che porta di conseguenza ad un rallentamento quasi esasperante nel disporre le proprie unità armate. Per questa ragione il giocatore potrebbe avere la percezione che le unità dispiegate non facciano parte di un esercito ma siano semplicemente le guardie armate dei nostri 4 eroi, limitando quindi fortemente l’aspetto classico dei giochi Real Time Strategy.

Pro

- Campagna degna di nota

- Ben riuscito mix RPG/RTS

- DLC standalone e con diverse modalità

- Grafica e audio non deludono

Contro

- Dialoghi troppo lunghi

- Gestione del villaggio lenta e limitante

- Gameplay appesantito da alcune meccaniche ridondanti

Redazione

7,2

Vota anche tu eseguendo il login

Vuoi segnalarci un errore? Scrivici qui!

Scheda

RTS (Real Time Strategy), RPG, Strategia su PC

Social Net

Ultimi Commenti