Tales of Arise - Recensione

L'Action JRPG che risolleva la saga di Bandai Namco

di Andrea Piaggio / mercoledì 29 settembre 2021 / Recensione

Quasi 5 anni fa arrivava su PlayStation Tales of Berseria, un JRPG bellissimo da giocare, insolito per i personaggi che metteva in scena, ma anche troppo old-gen, visto che portava su PlayStation 4 un titolo nato su PS3. Per il capitolo successivo sarebbe servito un cambiamento tecnico importante e oggi quel cambiamento si è concretizzato con il nuovissimo Tales of Arise, un nuovo episodio indipendente che ha anche il compito di festeggiare i 25 anni della serie e che si candida tranquillamente tra i migliori di sempre.

La trama di Tales of Arise parla di un personaggio principale che ha perso la memoria, di una misteriosa ragazza con una missione da compiere e di cinque regni oppressi da liberare. A occhio non sembra esserci nulla di originale, ma basta poco per accorgersi che la narrazione offre un sacco di elementi caratteristici che ci faranno appassionare alle vicende che staremo per vivere. Se vi dicessi che il personaggio principale inizialmente chiamato Maschera di Ferro, indossa un elmo che gli cela il volto, non ricorda nulla di sé prima di essere impiegato come schiavo nel regno di Calaglia e soprattutto non può sentire alcun dolore, scommetto che la questione si farebbe più interessante. Se poi aggiungessi che la ragazza con cui vivrà l’intera avventura fa parte della razza che lo ha reso schiavo, che non può essere toccata da nessuno per via delle forti scosse elettriche che emana il suo corpo, ma che può curare le ferite altrui, la curiosità aumenterebbe ancora. Tales of Arise gioca con questo: crea situazioni apparentemente classiche e poi aggiunge uno strato ulteriore di profondità che spesso non ci si aspetta. Lo si può capire in modo palese quando ci viene raccontata la storia di questo magico universo: trecento anni prima dell’inizio della nostra avventura il popolo di Rena ha reso schiavo il popolo di Dahna per ottenere il potere che alimenta i nuclei primari che donano immensi poteri. Dopo aver diviso il mondo in cinque regni governati da altrettanti Lord, è stato dato loro un nucleo a testa da alimentare, infischiandosene del modo in cui ciò sarebbe avvenuto. Così, anche i regni stessi, oltre alla conformazione del territorio sono caratterizzati da un diverso tipo oppressione, portandoci ad esplorare i tanti e terribili modi con cui si può schiacciare una popolazione che non conosce più la libertà.

Per fortuna l’incontro di Maschera di Ferro e la ragazza intoccabile Shionne consegna ai pochi ribelli sparsi un’occasione per emergere. Shionne è infatti in possesso di un nucleo primario da cui si può estrarre una spada fiammeggiante che però non può essere impugnata da nessuno per via del calore che produce. Il protagonista è però immune al dolore e, sebbene rimanga ferito mentre la usa, può comunque brandirla per breve tempo. La diffidenza tra i due è evidente, vista l’appartenenza di Shionne alla popolazione renana, ma il loro obiettivo coincide, con Maschera di Ferro che vuole liberare i cinque regni e la giovane che vuole uccidere i cinque lord che li governano per motivi sconosciuti. Procedendo si uniranno altri membri del party, tra cui una giovane maga che non dovrebbe usare le arti magiche e un esperto di arti marziali che vuole espiare le sue colpe verso il padre, aumentando gli spunti di riflessione e aggiungendo pensieri e situazioni anche molto profondi per chi li saprà cogliere. Per farlo, oltre alle scene che portano avanti la storia ci sono oltre 300 “scenette”, ossia dialoghi facoltativi che abbracciano una messa in scena che ricorda la divisione in vignette animate già vista in Scarlet Nexus e che rende molto più piacevole seguire le chiacchierate, talvolta serie, talvolta brillanti con cui i personaggi si fanno conoscere e ci spiegano alcuni concetti di quel mondo.

La costruzione del mondo di gioco, anche se ora è molto più dettagliata rispetto al passato, è rimasta sostanzialmente la stessa. Non c’è una mappa aperta nel vero senso della parola e ogni area è collegata alla successiva attraverso un breve caricamento (brevissimo se si gioca su una console next-gen). Anche se questa divisione può apparire poco adatta ad un JRPG moderno, bisogna ammettere che la scelta non è limitante come si può pensare. Le aree, specie quelle esterne, sono ampie a sufficienza da permettere una buona esplorazione, con la ricerca di forzieri, ingredienti per cucinare e gufi nascosti, ma senza creare ambienti troppo grandi da risultare vuoti, dispersivi o anonimi. Gli interni appaiono invece un po’ più spigolosi, ma la possibilità di visionare immediatamente la mappa dell’area in cui si è entrati rende comunque piacevole muoversi in grotte, prigioni o castelli. Il level design è comunque sempre chiaro e pulito, con alcuni passaggi, specie nei dungeon, in cui si sbloccano scorciatoie e si ottengono oggetti che possono portarci a sbloccare aree segrete viste in precedenza. Va inoltre lodata la scelta di permettere il viaggio rapido in qualsiasi momento verso i tanti luoghi prefissati, così che si possa anche tenere d’occhio da un menu quando sono comparse nuove missioni secondarie in luoghi visitati magari all’inizio dell’avventura.

Una delle caratteristiche distintive della serie Tales of è il sistema di combattimento che ci fa agire in tempo reale. Tales of Arise fa un passo in più verso l’action frenetico, ma riesce a mantenere in equilibrio gli ingredienti della serie senza snaturarla. Così facendo ci troviamo probabilmente davanti al migliore combat system di sempre: con il dorsale destro potremo portare colpi standard, con il tasto cerchio o B potremo saltare e con gli altri tre pulsanti frontali potremo usare le arti che avremo selezionato per il nostro personaggio. Le arti sono mosse speciali uniche di ciascun personaggio, e possono andare da colpi corpo a corpo, fino a magie di vario genere. Queste mosse, al contrario di tanti altri JRPG, non consumano punti magia o simili, ma si attivano usando uno o più blocchi di una barra che si ricarica quando smettiamo temporaneamente di attaccare. Usare colpi standard, inserire due arti di fila che si colleghino, poi un’altra che lancia il nemico in aria, seguirlo e colpirlo con altri attacchi standard e poi usare un’ultima arte che svuota la barra per schiantarlo al suolo, è un ottimo modo per creare una combo efficace. A questo si aggiungono una serie di dinamiche ulteriori tra cui attacchi boost del personaggio che si controlla, così come di un alleato che ha la barra carica, per infliggere ulteriori danni e per ripristinare immediatamente la barra delle arti, così da poter continuare la combo fino a quattro volte. Vista la sua forte componente action quando ci si imbatte nei nemici, non può mancare la schivata e la sua controparte perfetta che scatena anche un contrattacco potente. Creare lunghe combo può anche servire per mandare in stato di crisi i nemici che se colpiti ripetutamente, possono essere eliminati all’istante attraverso spettacolari finisher combinate.

Parlando dei nemici, sono presenti diverse tipologie e si dividono in avversari normali, giganti (che sono una sorta di boss facoltativi sparsi per le mappe) e ovviamente boss veri e propri, di cui fanno parte anche i Lord renani da sconfiggere. A questo riguardo il gioco propone diversi livelli di difficoltà, con normale che può apparire piuttosto semplice, almeno finché non ci si imbatte contro alcuni boss. In ogni momento potrete alzare e abbassare il livello di difficoltà, variando anche il numero di punti esperienza che otterrete dagli scontri. Personalmente ho scelto di giocare a difficoltà “moderato”, quindi uno step sopra a “normale”, ma non è mancato qualche caso in cui ho preferito tornare a “normale” per proseguire. Questo sta ad indicare che il gioco ha una profondità che va esplorata e capita, con build dei personaggi da organizzare anche attraverso i Titoli. Questi sono gruppi composti da cinque abilità ciascuno che si sbloccano procedendo con la storia o compiendo azioni specifiche e le cui abilità si ottengono spendendo i punti ricevuti dai combattimenti o completando le missioni. Un ulteriore personalizzazione avviene poi creando gli accessori: questi, oltre ad una caratteristica base legata all’accessorio specifico come per esempio “annulla veleno”, può essere potenziato con ulteriori caratteristiche in base alla qualità degli elementi con cui è stato forgiato, potendo per esempio annullare il veleno ma anche aggiungere 200 punti vita extra al personaggio che lo equipaggia. Infine, bisogna ricordare che se all’inizio potrete usare in combattimento solo Maschera di Ferro, potrete poi scegliere di combattere anche nei panni degli altri membri del party, scoprendo modi diversi di giocare e poteri esclusivi che si adattano alle diverse armi da loro impugnate come fucili, bastoni o libri di magia e alla loro classe di appartenenza.

Come avrete capito, per i 25 anni della serie, Bandai Namco ha voluto investire parecchio per modernizzare la sua saga di JRPG più amata, e il risultato è inequivocabilmente positivo. I personaggi sono caratterizzati con il classico stile nipponico e risultano perfetti nei loro ruoli. I cambi d’abito durante il viaggio dimostra anche la loro progressione attraverso gli avvenimenti e questo non può che far piacere. Sono però gli ambienti ad aver beneficiato maggiormente dell’upgrade, con i regni di Dahna che si dimostrano effettivamente molto belli e credibili da esplorare, con le loro differenze stilistiche, oltre che di clima e ambientazione. Durante i combattimenti si è scelto di offrire aree di scontro piane e semplici, ma non fatevi ingannare: il lancio di magie, mosse speciali e arti, offre uno spettacolo costante, talvolta addirittura stordente, in cui si fa fatica a capire se la magia che sta turbinando attorno a noi è alleata o nemica. Basta un po’ di pratica per capirlo e poi ci si può lasciar sedurre dall’azione sfrenata che mette in scena animazioni sempre spettacolari e godibili, anche perché spesso relativamente brevi e d’impatto. Le musiche sono poi un altro elemento distintivo, con componimenti che fanno salire l’adrenalina, altri che sottolineano la crudeltà dei Lord e altri ancora che ci ricordano che c’è sempre spazio per situazioni buffe ed insolite. Validissimo infine il doppiaggio, presente sia in inglese, sia in giapponese, con sottotitoli che magari non traducono ogni singola parola pronunciata ma che si dimostrano comunque perfetti per non farci perdere mai il significato di quanto accade.

Tales of Arise è un perfetto punto di partenza per chiunque voglia conoscere la serie Action JRPG di Bandai Namco. Ha una storia classica che però nasconde molto più di quanto si pensi, ha personaggi carismatici, con convinzioni e idee che verranno sconvolte da quello che li coinvolgerà, e ha un impianto di gioco che rende piacevole ogni azione. Tornare in ambienti già visitati è semplice e immediato, affrontare scontri su scontri lo si fa per il semplice divertimento che ne deriva e non per assecondare un grinding qui non necessario; salvare la partita è sempre possibile quando non si sta combattendo passando da un semplice menu. Inoltre il gioco è ora artisticamente bellissimo da vedere e da giocare, colmando la lacuna più evidente rimasta in sospeso con il precedente Tales of Berseria. Per tutti gli appassionati di giochi di ruolo giapponesi è un acquisto praticamente obbligatorio, per i semplici curiosi, non c’è mai stato un momento migliore per approcciarsi a questa serie e scoprire un mondo complesso e affascinante come non mai.

Pro

- Storia appassionante e profonda

- Personaggi carismatici e sfaccettati

- Combat system curato e ricchissimo

- Contenuti in ogni dove

- Quality of life altissima

- Grafica finalmente moderna

- Audio d’impatto

Contro

- Qualche piccola imperfezione grafica

- Alcune mappe di interni un po’ spoglie

- Talvolta nelle battaglie scoppia il caos

Redazione

9,2

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Scheda

  • Data di uscita / 10/09/2021
  • Sviluppatore / Bandai Namco
  • Produttore / Bandai Namco Entertainment
  • Doppiaggio / Inglese/Giapponese
  • Sottotitoli / Italiano
  • Giocatori offine / 1
  • Giocatori online / ---
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