The Boys: Stagione 2 - Recensione

Il nostro giudizio definitivo dopo l'ultimo episodio

di Salvatore Cardone / martedì 20 ottobre 2020 / Recensione

Questa seconda stagione di The Boys, lo avevamo già anticipato in fase di “prime impressioni”, è arrivata ricca di aspettative. La grande attenzione mediatica ha indubbiamente esposto le nuove fatiche di Patriota, Hughie, Butcher e di tutti gli altri splendidi protagonisti dello show, a pericoli maggiori, alcuni purtroppo confermati e altri scongiurati. Con questa recensione completa vogliamo farvi capire in modo più chiaro possibile perché non possiamo parlare di un fallimento, né tantomeno di un passo indietro in termini assoluti, ma è innegabile quanto, sotto diversi punti di vista, questa seconda tornata di episodi non riesca a bissare il grande successo riscontrato soltanto un anno fa. In ogni caso, ci aspettiamo grandi cose per la terza stagione, già ufficialmente in produzione, e su questo non vogliamo avere molti dubbi.

La storia raccontata in questa seconda stagione non è meno interessante, né meno efficace, ma ha il grande svantaggio di perdere tutta quella imprevedibilità tipica dello show, imbastendo, episodio dopo episodio, uno scenario sempre più evidente e privo di mordente. Dal primo all’ultimo episodio, salvo qualche momento in particolare, la seconda stagione di The Boys ha sofferto di una qualità e soprattutto di un ritmo troppo altalenanti, alcune volte inspiegabili in alcuni passaggi. Abbiamo assistito ad una moltitudine di trame e sottotrame apprezzabili, scritte con cura e dedizione, ma soprattutto con amore verso i personaggi che le narrano - e ciò è innegabile - ma, senza fare alcuno spoiler, è innegabile anche quanto tutto il comparto narrativo, specialmente quello relativo al filone principale, si sgretoli passo dopo passo, arrivando ad un finale di stagione clamorosamente piatto e scontato, e per certi versi troppo politically correct per gli standard a cui la serie ci ha abituato finora.

Sia chiaro, la lotta alla Vought è sempre il perno della produzione, ora più che mai, ma la volontà a tratti anche forzata di voler per forza incastonare la trama principale con le (buone, ma non esaltanti) storie accessorie si avverte fin troppo chiaramente, specialmente nella fase finale della stagione, che rimane nonostante tutto la parte nettamente migliore di questa seconda tornata di episodi. Lo dicevamo anche all’inizio, d’altronde: The Boys 2 non è brutto né noioso, ma paga una volontà e un desiderio, sinceramente non necessari, di provare a cambiare rotta in modo talvolta eccessivo e, a dirla tutta, forzato.
Il minore impatto della storia principale non ha, anzi, in qualche modo frenato l’estro creativo degli sceneggiatori, aiutati spalla a spalla da un cast ancora una volta ottimo e a tratti insostituibile, perfetto nella sua “semplicità”. I volti scelti per questa seconda tornata di episodi sono grossomodo gli stessi della scorsa stagione, a cui però bisogna aggiungere pochi ma incredibilmente azzeccati innesti, capaci di spingere la qualità dello show, in tal senso, verso vette qualitative difficili anche soltanto da avvicinare.

Tralasciando la “breve” ma sempre eccellente comparsa su schermo di un attore la cui carriera è in continua ascesa, ossia un Giancarlo Esposito sempre perfettamente a suo agio in ogni tipo di ruolo (specialmente quello del potente che la sa lunga, ovviamente), è doveroso approfondire maggiormente il discorso legato alla new entry di maggior spicco: Stormfront. La trentottenne attrice californiana Aya Cash ha portato su schermo un villain clamorosamente riuscito, irriverente e potente, irritante e allo stesso tempo affascinante, capace per buona parte della stagione di oscurare la luce abbagliante di cattivi del calibro di Patriota, al netto di una violenza del personaggio ancor più evidente. Proprio la “nuova” veste del villain e la forte incursione nel suo io interiore è uno degli aspetti più riusciti di questa seconda stagione e riesce a dare al personaggio una potenza scenica ancor più marcata.

Lo strepitoso Anthony Starr ha portato su schermo un personaggio ancor più spaventoso nella sua terribile crudeltà e spietatezza, figlie però di un’infanzia incredibilmente difficile, venuta fuori perché legata a un’altra infanzia difficile: quella del figlio, cresciuto dalla ex moglie (creduta morta) di Bucher, Becca. Il duo, a dire il vero, rappresenta forse l’aspetto meno riuscito di questa stagione per quanto concerne il cast, poiché ci sono apparsi deboli sin dalle prime apparizioni, portando in scena due personaggi pesantemente stereotipati e piatti nella loro crescita e nel loro sviluppo. Ci ha dato parecchie soddisfazioni, invece, lo sviluppo della storia tra Frenchie (Tomer Kapon) e Kimiko (Karen Fukuhara), sempre più vicini ma mai quanto vorremmo, mentre abbiamo apprezzato di meno il più “smielato” e ordinario consolidamento del nuovo amore tra Hughie (Jack Quaid) e Starlight (Erin Mortiarty), eccessivamente incatenato dalle “leggi” di Hollywood e poco originale.

Ci sentiamo di fare due grossi “pollici in su” per due membri dei “Sette”, decisamente più in palla che mai in questa nuova stagione. Ci riferiamo a Queen Maeve (Dominque McElligot) e The Deep (Chace Crawford), catapultati con forza sotto le luci della ribalta e capaci di reggere “l’urto” della maggior rilevanza senza troppi problemi. Non vogliamo farvi spoiler, ma siamo pronti a scommettere più di uno scudo d’argento che rimarrete molto più soddisfatti dalle loro storie di quanto potreste immaginare, storie che si mischiano sapientemente con il filone principale in un finale che riesce, quantomeno, a dare una degna conclusione alle numerose sottotrame imbastite. Peccato per Stormfront, anche se non vogliamo svelarvi il perché di questa affermazione, un personaggio dal potenziale incredibile e, forse, sfruttato meno del dovuto. Concludendo il discorso sul cast non possiamo non lodare nuovamente l’abilità innata di Karl Urban nel calarsi perfettamente in un personaggio che gli sembra cucito addosso. O, forse, è Butcher che interpreta Urban?

Abbiamo apprezzato soltanto a metà questa stagione anche per una questione squisitamente tecnica e di gestione di elementi quali effetti visivi, effetti speciali e utilizzi di alcuni asset produttivi. Sin dalle prime battute abbiamo notato un forte desiderio di rimarcare la natura splatter e incredibilmente violenta dello show, che col passare degli episodi ha iniziato a crescere a dismisura, fino a risultare in alcuni passaggi eccessiva e spesso gratuita. Ne è un esempio calzante, per citarne uno, il penultimo episodio della serie, in cui l’effettistica varia viene sottomessa ad una lunga sequenza di sanguinolenta violenza il che, per carità, ci può stare, ma nel complesso l’abbiamo apprezzata di meno poiché meno contestualizzata rispetto al passato. Nel complesso, comunque, artisticamente e tecnicamente parlando The Boys 2 rimane uno show validissimo, sorretto da una regia imponente e da una qualità grafica di tutto rispetto. Le riprese sono come al solito di primissimo livello per quanto riguarda la cura dei dettagli, le angolature e le spaziature scelte, e fanno risaltare al meglio una direzione sempre più consapevole dei propri mezzi, scandita con convinzione da una scelta cromatica sempre più tendente al freddo, mossa doverosa per sottolineare ancora una volta i toni più cupi di questa nuova tornata di episodi. Ottimo, come al solito, il lavoro svolto sul sonoro e sulla scelta della soundtrack, sempre più iconica e parte integrante di uno show che vuole essere a tutti i costi un punto di riferimento per l’industria del momento, che fa sempre di più leva sulla scelta di brani mai dimenticati, appartenenti ad una generazione musicale dal grande valore storico e politico.

La seconda stagione di The Boys ci ha convinto meno della precedente, seppur questo non voglia rappresentare in alcun modo una bocciatura. Lo show basato sui fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson continua a risultare uno dei più validi dell’offerta di Amazon Prime Vide, seppur sia impossibile non ammettere un piccolo passo indietro compiuto nella messa in onda di questa nuova ondata di episodi. Vi abbiamo già spiegato il perché, ma vogliamo farvi capire bene che lo show rimane comunque uno dei più validi in circolazione, ma ha bisogno di ritornare un po’ su suoi passi e di ricordare perché, soltanto dodici mesi fa, ha avuto un successo spaventoso, cosa che, onestamente, questa seconda stagione non è riuscita a fare, pur rimanendo sempre molto piacevole e soprattutto coerente con le proprie “origini”.

Pro

- Il cast è il valore aggiunto della produzione

- Karl Urban e Anthony Starr sono sempre più perfetti nei loro ruoli

- Artisticamente imponente

Contro

- Inizio e finale di stagione lento 

- Qualità della storia altalenante

- Alcune nuove aggiunte non funzionano a dovere

Redazione

7,5

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