The Falcon and The Winter Soldier - Recensione

La strana coppia Marvel arriva su Disney+ e fa faville

di Andrea Piaggio / lunedì 26 aprile 2021 / Recensione

Dopo Avengers Endgame e dopo aver visto il team ormai diviso, era difficile mantenere alto l’interesse verso l’universo Marvel. Rimanevano un sacco di personaggi, ma non essendo mai stati caratterizzati a fondo c’era il rischio di considerarli “di contorno” e poco interessanti. Chi conosce i fumetti sa però che è davvero difficile trovare un personaggio che non abbia nulla da dire e il Marvel Cinematic Universe lo ha già dimostrato due volte. La prima con WandaVision, una serie piuttosto atipica, che ci ha raccontato un micromondo e lo spessore dei due personaggi che compongono il titolo. La seconda volta è toccato al qui presente The Falcon and The Winter Soldier, con una serie di sole sei puntate da circa 50 minuti ciascuna che hanno il pregio di raccontare con maestria una storia che si fa molto più politica, mantenendo però un equilibrio che rende la visione sempre godibilissima.

Come saprà chi ha visto Avengers Endgame (e visti gli incassi direi che siamo parecchi), lo scudo di Captain America è stato assegnato da Steve Rogers in persona a Falcon (Anthony Mackie). La responsabilità è però enorme e Sam Wilson preferisce far riposare questo simbolo in un museo. Oltre a suscitare attriti con Bucky Burns (Sebastian Stan), questa scelta finisce per lasciare vacante il posto del Capitano che, in breve tempo, viene assegnato dal Governo USA a John Walker (Wyatt Russell), soldato - e non super soldato - pluridecorato che si troverà presto in un ruolo più grande di lui. A questa situazione viene affiancata la nuova minaccia dei Flag-Smashers un gruppo anti-patriottico che combatte le ingiustizie che sono sorte dopo il Blip, l’evento che ha riportato in vita metà dell’universo e del genere umano, sterminato da Thanos alla fine di Infinity War.

Com’è facile intuire, la serie vuole trattare parecchi argomenti, e farlo in appena 6 puntate rischiava di condensare eccessivamente alcune situazioni rendendole accessorie o poco approfondite. Invece, per nostra fortuna, non solo ci si concentra sulla minaccia dei Flag-Smashers e sulla sua risoluzione, ma la trama principale si alterna a momenti più pacati in cui comunque si esplorano i personaggi e si scopre molto più di quanto non ci fosse stato detto finora. Sia Sam Wilson che Bucky Burns ci vengono mostrati in modo più sincero, mantenendo fede alla formula super-eroi con super-problemi. Falcon deve infatti destreggiarsi tra operazioni governative in cui potrebbe morire e una sorella e i suoi due nipoti, schiacciati da una situazione finanziaria precaria. Bucky invece deve farei conti con il suo passato da Soldato d’Inverno, quando era ancora sotto il controllo mentale dei Russi. Due personaggi così distanti che devono lavorare insieme per il bene comune rappresenta una dinamica molto classica, ma in questo caso i ruoli sono così ben amalgamati da lasciare spazio a entrambi i personaggi e a farli maturare.

Se la serie funziona è però merito anche dei comprimari, capaci di bucare lo schermo e ampliare la nostra visione del mondo Marvel. Il primo personaggio che ci viene in mente è John Walker, il nuovo Captain America. Wyatt Russell ci porta un eroe incredibilmente umano, per certi versi anche più umano dell’originale Steve Rogers. La pressione di essere diventato un simbolo e di dover rendere onore ad un eroe, pur essendo “solo” un soldato pluridecorato che ha comunque combattuto in guerra e salvato vite, rende il suo percorso sicuramente comprensibile. L’altro grandissimo personaggio, che stavolta ritorna dopo aver tessuto le sue fila in Captain America: Civil War, è il Barone Zemo (qui trovate uno speciale su di lui). Interpretato ancora una volta da Daniel Brühl, il sokoviano dimostra di essere uno dei cattivi più interessanti della Marvel anche in ambito cinematografico, in grado di collaborare e portare comunque avanti i propri piani, risultando debole e allo stesso tempo spietato.
Si perde invece un po’ sul finale la cattiva ufficiale della serie, Karli Morgenthau (Erin Kellyman), determinata a portare avanti l’ideale “un mondo, un popolo” ma finendo prevedibilmente per dimostrarsi peggiore del male che vuole tentare di risanare.

Ci sarebbero altri personaggi di cui parlare ma forse conviene ragionare su quello che introducono. Prima vi dicevo che la serie è molto più politica di quanto si possa pensare e la cosa è assolutamente positiva, visto il modo in cui tutto viene gestito. A parte il monologo fatto nell’ultima puntata di Falcon, condivisibile ma anche un po’ troppo retorico, il modo in cui viene gestito il tema del razzismo viene rappresentato in modo molto credibile. L’idea che Captain America debba essere bianco, biondo e con gli occhi azzurri è sicuramente un preconcetto che va scardinato, ma scoprendo l’esistenza di Isaiah Bradley (Carl Lumbly), si scopre che dietro a quell’idea c’è molto altro. Per questo motivo sono felice di aver messo in pausa il video per leggere comodamente una targa nell’ultima puntata, che mi ha permesso di apprezzare maggiormente le emozioni trasmesse da quella scena.

Essendo una serie Marvel è normale aspettarsi scene d’azione di grande impatto e, anche se questo aspetto, non rimarrete delusi. L’apertura della serie con un gigantesco inseguimento aereo ci avvisa immediatamente dell’altissimo valore produttivo della serie, paragonabile ad un film di circa 5 o 6 ore. Non tutte le puntate offrono livelli così alti di azione, ma anche i combattimenti al chiuso, quindi più fisici e con meno CGI, offrono parecchie emozioni. Più che i calci e i pugni, quello che ingaggia lo spettatore è il motivo di quello scontro, talvolta ideologico, talvolta nato dalla frustrazione o da una perdita. Anche i semplici lanci dello scudo di Cap contro bersagli da allenamento hanno lo scopo di ricordarci quanto allenamento fisico e mentale serve per diventare il simbolo che tutti ci aspettiamo che sia.

The Falcon and The Winter Soldier è una serie che sta in piedi da sola e questo, dopo 13 anni e più di 20 film è qualcosa di sbalorditivo. Molti personaggi, tra cui i protagonisti, vengono presentati finalmente in modo completo e a tutto tondo, e gli ideali in ballo sono universali, così come i problemi da risolvere. È ovvio che sia una serie pensata per chi già conosce il mondo Marvel, con collegamenti al passato e azioni che avranno ripercussioni in futuro, però è anche una storia che inizia, finisce, lascia soddisfatti e merita sicuramente la visione.
Una nota finale sulla grande qualità del doppiaggio in italiano, con il ritorno di voci storiche per Sam e Bucky (rispettivamente Nanni Baldini e Emiliano Coltorti), ma anche della new entry John Walker a cui presta la voce Massimo Triggiani. Il lavoro svolto, diretto dal “nostroMetello Mori, è stato eccellente e il timore di perdersi qualcosa rispetto all’ascolto della serie in originale, è scongiurato.

Redazione

8,5

Vota anche tu eseguendo il login

Vuoi segnalarci un errore? Scrivici qui!

Scheda

  • Data di uscita / 19/03/2021
  • Regia / Kari Skogland
  • Produttore / Marvel Studios
  • Doppiaggio / Italiano, Inglese
  • Sottotitoli / Italiano, Inglese
  • Musica / Henry Jackman
  • Attori / Antony Mackie, Sebastian Stan, Wyatt Russell, Daniel Bruhl, Erin Kellyman
  • Genere / Comics
  • Durata / 6 episodi, 49-59 minuti
  • Raggiungi la pagina ufficiale

Social Net

Ultimi Commenti