The Tatami Galaxy - Recensione

La ricerca estenuante della rosea vita del campus

di Marino Puntorieri / martedì 06 ottobre 2020 / Recensione

A ridosso di un autunno che ha ormai sancito il definitivo rientro nella routine scolastica o lavorativa, Netflix continua a proporre aggiornamenti costanti alle sue proposte. Se per quanto riguarda film e serie tv la lotta con Amazon Prime Video risulta più incerta che mai, sul lato cartoon continua a difendersi molto meglio grazie a uscite (anche esclusive) adatte ad ogni tipo di pubblico. Soffermandoci proprio sull’animazione nipponica a noi tanto cara, abbiamo deciso di approfondire The Tatami Galaxy, anime realizzato nel 2010 e solo da questo rovente luglio disponibile proprio su Netflix.

The Tatami Galaxy ci presenta le bizzarre peripezie di un giovane studente universitario senza nome, appena approdato nella facoltà dei suoi sogni e pronto a gettarsi alla scoperta di tutte quelle avventure classiche del periodo adolescenziale capaci di conferirgli la maturità sotto ogni punto di vista. Ragazze, amici, responsabilità e avventure di ogni sorta lo aspettano al varco, ma ciò che si frappone tra il giovane e “la rosea vita del campus” è la scelta del club scolastico al quale iscriversi; una decisione da non prendere alla leggera e, anzi, potenzialmente in grado di cambiare totalmente la qualità dell’esperienza scolastica in essa consolidata. Da questa premessa inizia una serie di undici episodi estremamente avvincenti nel proporre (solitamente in una singola puntata) in modo grottesco le conseguenze della scelta sopracitata riprendendo in modo astuta la parabola del “what if”.

Merito di una sceneggiatura incalzante e che, rispetto alle produzioni nipponiche più classiche, basa ogni puntata sulla riproposizione di alcuni incontri specifici con i quali il ragazzo è costantemente obbligato a confrontarsi come in un continuo vortice apparentemente senza uscita. Su tutti una megera che indipendentemente dalla situazione consiglia al protagonista di non focalizzarsi troppo sul futuro perché rischia di rovinarsi il presente e perdere la più importante delle occasioni. Un’occasione che si materializza sotto forma di un piccolo pupazzo antistress chiamato Mochiguman regolarmente perso dalla bella Akashi e che il protagonista si ostina a tenere nella propria stanza quasi come compagno di riflessione piuttosto che andare alla ricerca della proprietaria. I due effettivamente rappresentano sotto l’aspetto dell’amore adolescenziale le classiche rette parallele non destinate mai a incontrarsi a causa della testardaggine del primo, troppo concentrato ad affrontare l’ennesimo problematico club.

Ogni puntata di The Tatami Galaxy riesce con una semplice premessa a coinvolgere lo spettatore con facilità inaudita, alternando sapientemente momenti scanzonati ad altri ben più ragionati e riflessivi. Merito di una scrittura estremamente ricca e variegata sia per quanto riguarda i dialoghi tra i vari personaggi (pochi in realtà) sia per i lunghi monologhi del protagonista che per velocità e chiarezza rappresentano dei flussi di coscienza che non hanno nulla da invidiare alla serie Monogatari. Menzione speciale, poi, per i divertenti siparietti che vedono l’intervento di Ozu, il peggior “migliore amico” che si potesse avere come fido compagno di università: parliamo di un ragazzo dalla dubbia moralità sempre al centro di ogni problema del protagonista con i vari club universitari, una figura comunque essenziale all’interno della serie per enfatizzare agli occhi del pubblico alcuni problemi di natura sociale estremamente attuali e che non devono essere presi alla leggera; abbiamo società segrete, pseudo circoli sportivi di facciata che nascondono organizzazioni bio-alimentari con tanto di struttura piramidale, senza dimenticare club artistici che invece sfruttano la forza del gruppo per opprimere il singolo. Tanti gli argomenti trattati, ma senza appesantire una struttura narrativa ricca di sfumature e figure retoriche.

Sotto l’aspetto tecnico troviamo un altro punto di forza di The Tatami Galaxy. I disegni risultano estremamente grotteschi, attraverso line e bordi delle sagome volutamente sproporzionati in ogni situazione, e con pochi dettagli se non per alcune inquadrature più specifiche, denotando un insieme leggero e che lascia spazio alla forza delle parole. Il tutto affiancato da una palette cromatica estremamente variegata e volta a enfatizzare quanto sopracitato. Senza ricorrere in scomodi spoiler, vogliamo però sottolineare quanto il comparto artistico sia ispirato e avvincente nelle ultime puntate, quasi a invogliarci ad entrare nella mente del giovane ragazzo universitario e renderci più partecipi del solito nel ciclico confronto con quella stanza da quattro tatami e mezzo che da inizio e fine a ogni giornata, così come ogni esperienza indipendentemente che sia stata vissuta o immaginata. Ultima, ma non per importanza, una colonna sonora consapevole del proprio ruolo di mero supporto per la scena vera e propria, capace di prendersi delle vere e proprie libertà solamente attraverso opening ed ending di pregevole fattura.

The Tatami Galaxy è un’opera convincente dall’inizio alla fine e che non riusciamo a non consigliare a ogni appassionato di animazione nipponica indipendentemente dal genere preferito. Un piccolo diamante in grado di brillare con un’intensità tale da offuscare opere dagli investimenti ben più importanti. Se già era stato apprezzato nel 2010, ma limitato nella diffusione a causa di ovvi limiti di distribuzione, adesso non ci sono più scuse; grazie a Netflix, The Tatami Galaxy ha una ghiotta occasione per tornare alle luci della ribalta.  Seriamente, guardatelo e non ve ne pentirete.

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Scheda

  • Data di uscita / 01/07/2020
  • Produttore / Netflix
  • Doppiaggio / Giapponese
  • Sottotitoli / Italiano
  • Genere / Sol
  • Durata / 11 episodi + 1 OVA

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