Tomb Raider - Recensione

Non quel tipo di Croft

/ lunedì 26 marzo 2018 / Recensione

Lara è una giovane donna che vive in un sobborgo di Londra. Ha un lavoro part-time, con cui riesce a malapena a pagarsi l’affitto, ammazza il tempo in una palestra di MMA, ama il rischio e spesso si caccia nei guai. Suo padre, Richard Croft, ricco magnate affascinato dal soprannaturale, è scomparso molti anni prima durante una spedizione di ricerca al largo delle coste del Giappone. L’ex socia in affari del padre, Ana Miller, preme perché Lara firmi la dichiarazione di morte del padre ed erediti così la sua cospicua eredità. Ma Lara si rifiuta di firmare. L’addio del padre, avvenuto quando lei era ancora una ragazzina, l’ha lasciata sconvolta, oltre che priva di ogni affetto (era già rimasta orfana di madre) e non riesce ad accettare l’ipotesi della sua morte. «Mi dispiace - dice Lara - non sono quel tipo di Croft».

Sono passati ventun anni da quando Lady Croft ci deliziava con le sue curve abbondanti (seppur abbozzate) sulla prima PlayStation, compiendo balzi inumani per schivare tigri e dinosauri e riempirli di piombo. Sul finire degli anni Novanta Tomb Raider era divenuta in poco tempo un’icona, un’ossessione, tanto da guadagnarsi la copertina della nota rivista giovanile britannica “The Face”, solitamente dedicata a persone viventi. Questa figura di donna guerriera, tosta e letale, ma anche intelligente e piena di risorse, poteva apparire solo superficialmente come una sex doll poligonale armata di H&K USP calibro 9, fatta per ammaliare ragazzi e uomini adulti. In realtà, se si guarda bene, si trattava della prima vera eroina videoludica. Prima di Lara, i personaggi femminili nei videogiochi erano relegati al ruolo di comprimari o di damigelle da salvare. Nel definire il protagonista del primo Tomb Raider, il creativo di Core Design Toby Gard voleva proporre qualcosa di mai visto prima. Invece di una copia carbone di Indiana Jones, optò quindi per un personaggio femminile. Quasi tutti conoscono invece l’aneddoto secondo cui quelle due o tre taglie in più di seno non furono volute, ma lasciate tali. Insomma, bambolona scosciata con le pistole quanto volete, ma c’è anche molto girl power in questo personaggio, che di fatto prendeva il posto di un uomo e ne faceva le veci.

In questo nuovo Tomb Raider del regista norvegese Roar Uthaug, Lara scopre qualcosa che il padre le ha sempre tenuto nascosto e, spinta dalla sua irrefrenabile intraprendenza, parte per la sua prima grande avventura. Ripercorrendo le orme del padre, dal quale ha ereditato curiosità e un ingegno non comune, la ragazza si trova ad affrontare un’agguerrita organizzazione armata. Con grande determinazione, da giovane sbandata e perdigiorno Lara diventerà la Miss Croft che tutti conosciamo. E scoprirà di non essere, in effetti, “quel” tipo di Croft.
Alicia Vikander, attrice svedese dal fisico longilineo e dallo sguardo espressivo, ha un curriculum tutto d’un pezzo. Ha conquistato l’Oscar in The Danish Girl di Tom Hooper (2015) e ci ha commossi nel dramma sentimentale La luce sugli oceani di Derek Cianfrance (2016). Per guadagnare il physique du rôle necessario a impersonare Lara, la Vikander si è allenata duramente. Prima, l’archeologa inglese era stata incarnata per ben due volte dalla provocante Angelina Jolie. Due corpi molto diversi, due interpreti per due lati opposti del personaggio di Lara Croft, in diversi film che, tuttavia, si inseriscono tutti (compreso il terzo) nella medesima china. Infatti se da un lato la Jolie incarnava una Lara un po’ femme fatale, un po’ coniglietta di playboy (con le pistole), l’interpretazione di Alicia Vikander evidenzia di più l’intelligenza del personaggio, che da fantasia sessuale diventa così una donna forte e mascolina.

Niente di nuovo, però, per quanto riguarda il copione: dopo una parte iniziale simpatica in cui ci viene presentata questa Lara maschiaccio, un po’ disadattata e “sfigata”, la vicenda si evolve in modo assolutamente prevedibile. Le scene d’azione e gli inseguimenti si inanellano dall’inizio alla fine e quelle iniziali risultano forse più riuscite delle successive grazie alle strade della City londinese. E così ci ritroviamo davanti al solito fumetto action-adventure che riuscivamo a sopportare tra i Novanta e i Duemila. A parte le differenze nello stile di regia (più moderno) e nell’uso della CGI (all’avanguardia) rispetto alle due pellicole precedenti dedicate al personaggio, il film di Uthaug non coinvolge.La regia, pur efficace nello sviluppo di un cerchio narrativo che si chiude perfettamente, lascia lo spettatore sulla poltroncina del cinema, senza trascinarlo nel vivo dell’azione.

«I’m a survivor». Il brano delle Destiny’s Child funge da colonna sonora per il trailer del film e cattura nel suo ritornello l’essenza del personaggio di Lara in questo film. Molta enfasi viene posta infatti sulla capacità della protagonista di resistere alla fatica e al dolore fisico. Ci sono scene di una certa crudezza che richiamano quanto ci aveva già scioccato del gioco omonimo del 2013 che serviva a rilanciare la serie e a cui la pellicola si ispira. La vocazione di Lara è il pericolo. Quando la ritrova, sull’isola dove è naufragata, si trasforma: scopre se stessa, e molti altri fatti che non avrebbe mai immaginato. A muoverla è il bisogno di fare chiarezza sulla scomparsa della figura paterna, che ha segnato indelebilmente la sua vita, per certi versi interrompendola. Sull’isola Lara dovrà anche vedersela con il cattivone di turno (il freddo Walton Goggins), un personaggio poco approfondito e caratterizzato unicamente da una crudeltà stereotipata e quasi cartoonesca. La recitazione della Vikander è intensa e convincente, ma legata a uno script che la rende a tratti superficiale e quindi poco credibile. L’attrice sembra aver trovato il modo di esprimere, recitando nei panni della Croft, un lato giovanile e sbarazzino che forse non era emerso in alcune sue interpretazioni precedenti. Gli altri attori (Dominic West, Kristin Scott Thomas, Daniel Wu, e il simpatico Nick Frost) sono generalmente in linea con la parte a loro assegnata.

In conclusione, questo terzo film ispirato alla saltellante archeologa un tempo regina incontrastata dell’action e ora seconda solo a Nathan Drake (che nel frattempo però è già andato in pensione), intrattiene, ma non coinvolge più di tanto, e non fas nulla per risultare imperdibile. Infine, pochi attimi di comicità (come una battuta pronunciata da Lara in un momento di una certa… gravità) animano una sceneggiatura altrimenti piatta: perché questa fiacchezza? Dialoghi più spumeggianti avrebbero potuto compensare la noia di un film d’azione che finisce per essere poco speciale nonostante gli effetti e che spera, con una rivelazione finale, di ipotizzare un sequel che, nel caso venga confermato, speriamo migliore di questo.

Pro

- La caratterizzazione iniziale di Lara è nuova e accattivante

- Buona performance di tutti gli attori in generale, ottima nel caso della Vikander

Contro

- Un racconto scontato e poco credibile

- Una regia che non spicca neanche nella realizzazione delle scene più concitate

- Cattivo poco interessante

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Scheda

  • Data di uscita / 15/03/2018
  • Regia / Roar Uthaug
  • Produttore / Warner Bros.
  • Musica / Nathan McCree, Junkie XL
  • Attori / Alicia Vikander, Daniel Wu, Dominic West, Nick Frost, Walton Goggins
  • Genere / Azione
  • Durata / 118'

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