Apex Legend e la vendetta del genere Battle Royale - Speciale

Come un calderone di idee già viste rilancia il team di Respawn

di Marino Puntorieri / lunedì 13 gennaio 2020 / Speciale

Dopo alcuni anni difficili, figli di scelte strategiche non proprio oculate - vedi la data di lancio di Titanfall 2 - Respawn Entertainment è riuscita nel 2019 ad ottenere quel riscatto tanto desiderato, raggiungendo anche l’obiettivo di migliorare l’opinione dei giocatori nei confronti di EA, editore le cui scelte non sono sempre state apprezzato al massimo. Basta pensare al recente Star Wars Jedi: Fallen Order per capire gli sforzi compiuti per accontentare un pubblico tanto numeroso quanto esigente, ma se dobbiamo pensare al progetto dove il team ha davvero messo tutto in gioco, non possiamo non riferirci ad Apex Legends.

 

Quante possibilità ci sono di lanciarsi in un settore saturo come quello dei Battle Royale, con un leader ineluttabile come Fortnite, e cercare di ritagliarsi il proprio spazio? Pochissime, e se consideriamo la necessità di dover difendere il proprio segmento anche dopo l’esaurimento dell’effetto novità, queste calano drasticamente. Eppure Apex Legends è stata la scommessa vinta dai ragazzi di Respawn con record su record infranti, tra spettatori sulle piattaforme streaming e altri collegati simultaneamente, e una solida community fondata su feedback e supporto reciproco per miglioramenti quantitativi e qualitativi.

Ovviamente il web si è inevitabilmente spaccato, tra chi vedeva il titolo come quello che avrebbe detronizzato il colosso di Epic Games e chi dopo i risultati strabilianti e fuori scala del primo trimestre, gia al flop per l’inevitabile calo di audience. Nel mezzo però abbiamo la squadra capitanata da Vince Zampella che in quasi un anno ha lavorato per offrire contenuti sempre aggiornati e stimolanti, indipendentemente dalle pressioni ricevute dall’esterno. Parliamo di tre Stagioni che hanno permesso l’arrivo di nuovi personaggi (tre per precisione, uniti al roster base di otto elementi), una variante della mappa originale Canyon dei Re e una successiva completamente nuova realizzata per favorire scontri più fluidi anche verticalmente, senza dimenticare il Battle Pass ricco di skin estetiche per armi, personaggi, badge e contatori da mostrare con fierezza ai propri amici e rivali. Insomma, una mole di contenuti non indifferente per un gioco di base gratuito, che beneficia di microtransazioni non invasive.

Eppure, a pensarci bene, Apex Legends non ha rivoluzionato niente rispetto ai concorrenti; abbiamo le Leggende tra le quali scegliere con abilità attive e passive diversificate che tanto ricordano uno shooter-hero come Overwatch; un gunplay solido ed estremamente accessibile che (con alcune semplificazioni) strizza l’occhio ad un altro gioiellino di Respawn come Titanfall, senza dimenticare la parte Battle Royale, cucita su misura per renderla riconoscibile che si basa su scontri a squadre da tre giocatori. Insomma diversi elementi già visti negli ultimi anni, ma la cui combinazione, con il giusto equilibrio, ha creato una magia di fondo sorprendente e distinguibile dalla concorrenza. Apex Legends è un gioco divertente e sfidiamo chiunque a dire il contrario: certo, bisogna conoscere un po’ il genere degli sparatutto, ma anche i principianti si possono divertire senza problemi.

Ma perché funziona? Semplicemente perché parliamo di un titolo che premia costantemente il videogiocatore e lo invoglia indirettamente a cimentarsi in un nuovo round. Terminare una partita su Apex Legends senza raggiungere la vittoria finale difficilmente porta frustrazione, ma incentiva a riprovare per scalare le classifiche. Insomma, l’obiettivo di ottenere il primo posto è sempre lì a portata di mano, ma se si arriva al game over prima di ottenerla, è come se si ricevesse una pacca sulla spalla. Questo perché, lo ribadiamo se non si fosse ancora capito, l’ultima fatica di Respawn diverte in ogni caso, che si vinca o che si perda.

Siamo davanti a un caso dove cambiando l’ordine degli addendi il risultato riesce a cambiare, incrando ogni caratteristica e ogni scelta di gameplay e design in quel grande mosaico che contraddistingue il prodotto nel suo insieme. Lungi noi dal voler dire che Apex Legends sia un titolo perfetto: necessita ancora di moltissimi ritocchi, ma non si può far finta che non esistano i tantissimi contenuti anche temporanei che hanno continuato a rinforzarne la struttura. Come dimenticare la modalità solitaria, o la modalità “infetto” che popolavo i server online fino a pochi mesi fa, con i giocatori impegnati a sopravvivere mentre le fila di utenti non morti aumentavano dopo ogni uccisione. Basterebbe anche solo pensare all’evento natalizio appena concluso, con partite frenetichecomposte da assalti veloci per il comando del treno agghindato da Mirage, grazie a personaggi che erano equipaggiati a priori con diverse combinazioni. La varietà, quindi, non è mai mancata e proprio in questi giorni gli sviluppatori hanno annunciato anche l’arrivo di nuove modalità (addirittura ben sette suddivise su più giorni) che diversificheranno ulteriormente l’approccio al titolo e sbloccgerani nuovi e stravaganti oggetti estetici.

È passato quasi un anno dal lancio a sorpresa di Apex Legends, un videogioco che è riuscito a farsi spazio a gomitate in un mercato denso come quello dei Battle Royale, estremamente avverso (in teoria) a nuove uscite. Scalzare Fortnite dalla sua posizione di dominio è pura utopia, ma il consolidamento del progetto di Respawn è figlio di un’attenta pianificazione che, detta alla “Michael Porter”, è sinonimo di una vincente strategia competitiva. Ogni contenuto aggiuntivo fino ad oggi è stato proposto con le giuste tempistiche e i corretti intervalli per mantenere sempre alta l’attenzione dell’utente da fidelizzare. La nuova sfida sarà mantenere questo livello anche negli anni successivi.

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Scheda

Battle Royale su PlayStation 4, Xbox One, xbox One X, PC

Pegi 16

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