Cyberpunk 2077 - Le prime sensazioni come agente corporativo - Speciale

Alla scoperta del background narrativo Corporate!

di Marino Puntorieri / lunedì 21 dicembre 2020 / Speciale

Abbiamo atteso diversi anni per poter avere tra le mani uno dei progetti più interessanti degli ultimi tempi, quel Cyberpunk 2077 da considerare come sogno e sfida dei talentuosi ragazzi di CD Projekt Red che fin dal primo trailer di annuncio è riuscito a tenerci incollati allo schermo. Il primo punto di forza della produzione riguarda l’impatto narrativo estremamente personalizzabile fin dal background, con un trittico di scelte che oltre a cambiare totalmente il prologo possono portare la storia su binari estremamente interessati. In attesa di un’approfondita recensione abbiamo deciso proprio di concentrarci sulle prime ore di gioco con un personaggio di tipo Corporativo. Per questa esperienza abbiamo giocato il titolo su console Xbox Series X.

 

 

La scelta del background narrativo “Corporate” permette al videogiocatore di entrare in confidenza con alcune tematiche delicate circa le mega-corporazioni in grado di muovere i fili dietro le più grandi menti di Night City e non solo. Si parla di aziende cresciute con il sangue e l’inganno attraverso una crudeltà che viene sbattuta in faccia al videogiocatore sin dai primi minuti di gioco. Dopo la personalizzazione del proprio alter-ego dal semplice appellativo di “V” ci siamo ritrovati subito immersi nella routine corporativa, con una serie di situazioni ed eventi che si susseguono indipendentemente dal nostro parere più o meno contrario. Sotto questo aspetto l’essere dentro qualcosa di “più grande” di ciò che semplicemente ci circonda e riusciamo a notare è palpabile, quasi soffocante; una sensazione trasmessa benissimo dai ragazzi di CD Projekt Red che fa capire quando il nostro protagonista sia in difficoltà nonostante lo scorrere naturale degli eventi, come in un vortice pronto a travolgerci da un momento all’altro.

La routine corporativa sembra inglobarci e toglierci ogni energia, mentre V desidera fare qualsiasi cosa per raggiungere le vette della propria compagnia, a scapito della propria fermezza mentale e di un qualsivoglia rapporto con i colleghi. Siamo i lacchè del boss, pronti a scodinzolare davanti a ogni sua esigenza, ed effettivamente la richiesta sull’utilizzo di un particolare microchip (non proprio legale) per poter ottenere il controllo di un’intera compagnia rivale viene accolta nel modo più accondiscendente possibile. Ribadiamo che proprio in merito a quanto sopra menzionato, proprio con tutte le sensazioni palpabili dopo una manciata di minuti di gioco, è bastato poco per immedesimarci nel ruolo dello “yes man” più obbediente, con scelte di dialogo dove mai ci siamo sentiti in dovere di rispondere di impeto ai folli pensieri del capo nonostante ce ne fosse data la possibilità.

In tutto questo l’unico amico sul quale possiamo contare si chiama Jackie Welles, un omone tutto d’un pezzo forgiato dalla strada sul quale fare affidamento per qualsiasi compito. Ed effettivamente considerando la nostra origine da personaggio Corporate dedico alla scalata sociale in ottica aziendale (almeno nel prologo) rispetto proprio a Jackie ci ritroviamo agli antipodi, eppure sin dalla prima telefonata viene subito messo in chiaro il rapporto estremamente solido tra i due. Nelle prime ore di gioco Night City non perde tempo nel mostrarsi come la città delle grandi occasioni, dove i palazzi corporativi si alternano ai ghetti più malfamati, e ogni vicolo può nascondere la più ghiotta delle occasioni per fare un bel po’ di denaro o il più terribile dei pericoli. Una città capace di masticarti e sputarti a ogni passo falso, ma proprio per questo estremamente affascinante nelle sue mille sfaccettature che attendono solo di essere scoperte. A livello di tematiche trattate, tra affiliazioni e acquisizioni ostili, senza dimenticare il controspionaggio e l'utilizzo di qualsiasi strumento per fare carriera anche a costo della propria vita o di qualsivoglia moralità, non si può non ripensare alla stessa profondità di tematiche trattate nel 2016 con Deus EX: Mankind Divided. 

Con l’aumento del contatore delle ore di gioco ci siamo ritrovati a utilizzare il background narrativo “Corporativo” principalmente per trovare soluzioni alternative, ma spesso più efficaci, in alcune linee di dialogo con personaggi più o meno ostili; ammettiamo nello specifico che interagire con dipendenti di un’azienda rivale come l’Arasaka, piuttosto che con qualche hacker abituato ad essere assoldato per danneggiare svariate aziende, ci conferisce qualche punto di vantaggio dal punto di vista verbale. Soprattutto in alcune missioni dove, niente spoiler tranquilli, ci siamo ritrovati a cercare un pass o un ingresso per i locali più esclusivi della città o a raggiungere con più facilità le orecchie di un interlocutore altolocato. Ovviamente è ancora troppo presto per valutare quanto effettivamente riesca ad incidere il background narrativo sulle fasi più avanzate di gioco, ma l’impressione è quella di avere una funzione che se utilizzata nel momento giusto, può trasformarmi in una risorsa importante anche per coinvolgere il videogiocatore stesso. Ovviamente molto è contestualizzato anche dalla ramificazione generata dalle abilità che si scelgono di potenziare per prime. Nel nostro caso abbiamo dato importanza alle abilità di analisi per l’hacking e alla creazione di oggetti utili alla causa, senza dimenticare doti di combattimento corpo a corpo (si, ci siamo innamorati degli scontri a mani nude con le varie gang presenti) dove abbiano iniziato a prendere confidenza anche con l’utilizzo della katana. Cyberpunk 2077 è un mondo di possibilità narrative che sembra coinvolgere fin dalle battute iniziali e non vediamo l’ora di scoprire quanto la “deriva corporate” potrà incidere sulle scelte più importanti e magari plasmare il finale stesso.

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Scheda

  • Data di uscita / 10/12/2020
  • Sviluppatore / CD Projekt Red Studio
  • Doppiaggio / italiano
  • Sottotitoli / italiano
  • Giocatori offine / 1
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