Le mascotte del passato - Prima parte - Speciale

Mai dimenticare quello che eravamo!

di Graziano Ferilli / giovedì 23 settembre 2021 / Speciale

Ogni generazione, si sa, è piena di personaggi particolari e generi in voga. Capita spesso però che nel grande marasma commerciale alcuni personaggi riescano in qualche modo a farsi ricordare più di altri, vuoi per campagne commerciali ben riuscite, vuoi per un po’ di sana e semplice fortuna che ha portato gli sviluppatori a dar luce al gioco giusto nel momento giusto. Questo è il caso della maggior parte delle mascotte storiche che tratteremo in questo e nei prossimi articoli, non tanto suddividendole in una tipica “Top”, ma piuttosto raggruppandole in tre macro-sezioni che indicano, rispettivamente, delle serie dal discreto successo, poi i cosiddetti “fulmini in bottiglia” (vale a dire, serie pienissime di potenzialità di cui però s’è sentito davvero poco dopo uno o due titoli) e infine le serie storiche, che non lasciano intendere necessariamente qualità eccelse, ma che hanno lasciato un’impronta incisiva sulla maggior parte dei giochi usciti da allora.
Il nostro percorso, quindi, inizia da tre particolari personaggi amati e ricordati da coloro che hanno avuto la fortuna di viverli nei tempi della loro uscita. Queste sono le mascotte di discreto successo.

 

 

Croc
Ci sembra lecito iniziare dal re delle serie dal successo discreto e in sordina, tale Croc, piccola mascotte di Argonaut Games nata da un pitch di un gioco di Yoshi rifiutato da Nintendo, che ha dato il via a una trilogia di titoli rispettabili sulle più svariate console, Game Boy compreso. Croc è, principalmente, una dualogia di Platform 3D su Playstation, Sega Saturn e PC, che purtroppo non riesce ad affermarsi come attuale e “ben invecchiata”. Il suo sistema di controllo e la sua divisione in livelli forse un po’ troppo confusionari e punitivi ai meno esperti rendono Croc una serie difficile da consigliare oggi, se non esclusivamente a chi vuole riscoprirne le bellezze. In ogni caso, Croc racconta una storia tanto semplice quanto divertente: cresciuto da una civiltà di minuscole creature chiamate “Gobbos”, Croc deve salvare i suoi amici dal barone Dante e dai suoi scagnozzi, i Dantini.
Storia semplice per un Platform senza troppe pretese, che nel primo titolo prende una strada ibrida tra le meccaniche di Sonic e Mario, mentre nel secondo decide di provare a fare il passo più lungo della gamba costruendo un mondo ad hoc e un level design di chiara ispirazione Rareware. Nulla di particolarmente entusiasmante da segnalare neppure sul fronte Game Boy, in cui il level design e la fluidità dei comandi si concentrano più sulla funzionalità che sullo stile, com’è giusto che sia con titoli dal budget più ristretto. Croc resta comunque una mascotte piuttosto affascinante da osservare in retrospettiva, prevalentemente perché ogni titolo della serie contiene curiose aggiunte che valgono la pena di essere approfondite in qualche modo. Nonostante le lacune di gameplay e un sistema di movimento degno di Resident Evil e Tomb Raider, Croc può mantenere vivo l’interesse con la sua semplicità. Il semplicistico character design lo rende una modesta serie senza tempo, che con i suoi piccoli momenti di divertimento e frustrazione dettate dall’inesperienza saprà ritagliarsi un meritato spazio nel cuore degli amanti dei platform 3D degli anni '90.

Gex
Restando in argomento anni ’90, il trend delle mascotte dell'epoca ha dato il via alle più curiose idee. Una delle più irriverenti è senza dubbio di Crystal Dynamics, che per un certo periodo ha puntato tutto su un geco di nome Gex, sviluppando una trilogia di Platform (prima bidimensionale, poi tridimensionale) piuttosto discreta, piena di richiami alle più svariate vicende di spicco del pop anni ‘90. Da come si potrà desumere, in ogni caso, Gex è un prodotto del suo tempo, nonostante ci sia un più che abbondante gruppo di appassionati che richiede a gran voce il ritorno di quest’icona videoludica perduta.
Purtroppo l’unico modo per vederlo tornare, specialmente sotto forma di remaster/remake, sarebbe di recuperare tutti i diritti d’immagine e proprietà intellettuali che il brand scomodò anni fa. Aggiungiamo a ciò una Crystal Dynamics molto diversa da quella di un tempo e il fatto che dal ‘96 Lara Croft sia diventata la ragazza-immagine della propria compagnia e il quadretto è fatto. In maniera spietatamente semplice, Crystal Dynamics non ha bisogno di riportare in auge Gex, almeno non per ora. Ma noi speriamo sempre e comunque in un suo ritorno trionfale.

Blinx
Questo strambo gatto-spazzino temporale ha calcato le scene nei primi del 2000 su Xbox, cercando invano di affermarsi come mascotte della console. I tentativi disperati della piccola invenzione di Naoto Oshima, amico e collaboratore di Yuji Naka (la mente alle spalle di Sonic), sono stati completamente vanificati dall’arrivo di un soldato che ad oggi non ha bisogno di presentazioni, specialmente se si parla di territorio Xbox. Master Chief è stato indubbiamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso della scomparsa di Blinx, non c’è che dire, ma nonostante ciò Microsoft mantiene sempre la porta aperta al gattino multicolore e al suo gameplay quadridimensionale, che utilizza il tempo in maniera creativa, intelligente e versatile per comporre gli scenari e i momenti di gioco più interessanti tra i platform su Xbox.
Siamo ben lontani dalla filosofia videoludica di Super Lucky’s Tale, ciononostante si mantiene comunque la stessa qualità tecnica e la stessa fantasia di gameplay che hanno saputo contraddistinguere non solo Blinx, ma anche altre produzioni di casa Microsoft e Rare come Conker: Live and Reloaded, Kameo: Elements of Power, Viva Piñata e tanti altri. Allo stato attuale potremmo quindi definire Blinx come inattivo, è vero, ma il titolo è comunque acquistabile nel Microsoft Store ed è perfino giocabile su Xbox Series X grazie alla retrocompatibilità. Solo il primo titolo, però: il secondo, per qualche motivo, non è ancora presente.

La strada che ci porterà a scoprire i fulmini in bottiglia è ancora lunga, ma ci arriveremo presto. Sarà interessante vedere di quali pazzeschi esperimenti possono essere capaci le compagnie più improbabili!

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